Tempi moderni

Zingari? Nomadi? No, rom.

Natascia Cirimele

Scardinare i pregiudizi sulle popolazioni Rom e promuovere politiche di integrazione: la sfida della Fondazione Romanì. Affinché l'interculturalità sia davvero possibile.

Zingari, nomadi, senza fissa dimora: anche la voce più politicamente corretta annovera sempre la mancanza di un territorio di residenza quale caratteristica più attinente alle popolazioni rom. Ma anche questo è un pregiudizio, spiega Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì «I rom sono provvisori a causa delle politiche attuate nei nostri comuni e quando si affronta il tema è molto difficile, oggi, andare oltre al binomio assistenzialismo-sgomberi».
Rispetto per te stesso, rispetto per gli altri, responsabilità per le tue azioni. Sono questi i punti cardine del progetto TRE ERRE (3R) che la Fondazione Romanì ha presentato ieri a Roma nella sede di Anci – Associazione Nazionale Comuni d'Italia, che intende avviare processi di acculturazione, community welfare e comunicazione sociale per la popolazione rom.
La Fondazione nasce nel maggio 2012 con la volontà di portare avanti un progetto che sia duraturo e che possa scardinare i pregiudizi sulle popolazioni rom e innescare un modo di pensare positivo che possa incoraggiare un reale processo di integrazione. La prima iniziativa del progetto è TRE ERRE Campagna di Comunicazione Sociale, che ha visto la realizzazione di tre spot ai quali sono rispettivamente legati tre manifesti che saranno affissi nelle città che ospitano l'iniziativa.
La seconda parte del progetto è l'Adozione in Vicinanza dei bambini rom, volta a sostenere i ragazzi senza la necessità di allontanarli dalla famiglia, consentendo loro di proseguire gli studi.
Con Fuochi Attivi, il terzo progetto, si intende formare almeno dieci attivisti attraverso borse di lavoro e borse di studio. I partecipanti potranno approfondire tematiche legate alla storia e alla cultura romanì, per proporsi in futuro come dirigenti delle associazioni rom, sempre più numerose.
Tra i sostenitori della campagna, l'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo e Nova Onlus – Consorzio Nazionale per l'Innovazione sociale.
Durante la presentazione è stato mostrato in anteprima lo spot d'apertura della campagna, incentrato sul tema del pregiudizio etnico e realizzato con la partecipazione attiva, specifica e non esclusiva di professionisti rom della comunicazione. Presente in sala Indira Guarnieri, ventunenne, tra i protagonisti dello spot. Diplomata in Grafica pubblicitaria, non riesce a trovare lavoro, «mi auguro a casua della crisi e non per il mio cognome», dice con una punta di stizza durante il suo intervento. «Il senso dello spot e del paragone con i migranti italiani del secolo scorso, - spiega Nazzareno Guarnieri - è questo: se gli italiani partendo da quelle condizioni ce l'hanno fatta, perché i Rom non ce la fanno? Non ho mai conosciuto una famiglia Rom che volesse a tutti i costi restare in un campo. Tra dover vivere in un campo e scegliere di farlo c'è una gran differenza».
Antonio Ardolino, operatore sociale attivo da otto anni nei campi rom di Roma, trova che in molte città il binomio rom/campo sia diventato inscindibile, sia sul piano politico che sociale. «È per scardinare questo binomio che mi sono impegnato nel lavoro dell'associazione», dice «e perché a Roma soprattutto, non si conoscono soluzioni differenti dai campi: sul piano delle politiche sui rom siamo all'anno zero».
Cambiare la mentalità è il primo passo per la progettazione di politiche che siano volte a una reale integrazione, che non significa scioglimento di una cultura in un'altra, ma scambio e arricchimento, partendo dalle specificità culturali e promuovendo reali possibilità di studio, lavoro e socializzazione.
«Abbiamo rinunciato alla possibilità di avere fondi pubblici e dato vita alla fondazione», dichiara il presidente Nazzareno Guarnieri «perché vogliamo lavorare nel tempo e ci siamo già scontrati con la mancanza di continuità dei progetti portati avanti con le istituzioni». Dello stesso parere l'on. Letizia De Torre, sostenitrice della campagna: «Ho lavorato per molto tempo su queste tematiche: mi ero stufata di affrontare il problema parlando solo di aspetti negativi. Ora - prosegue - mi sembra si sia scelta la strada giusta. Troviamo risorse e facciamo crescere il progetto».

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