A Vienna, per provare a vincere

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In movimento

Si svolgerà nel fine settimana il vertice dei ministri dell'Istruzione europei. All'ordine del giorno il "processo di Bologna" cioè l'università per precari e in mano ai privati. Ma stavolta ci sarà anche un controvertice e una grande manifestazione. E l'unità dei movimenti studenteschi potrebbe fare la differenza

di Dario Di Nepi

Dall’11 al 14 Marzo si svolgeranno a Vienna le “celebrazioni” del “processo di Bologna”, ovvero di quel processo che ha di fatto dato il via allo smantellamento dell’Università pubblica e di massa a livello europeo attraverso l’introduzione del 3+2, e di molti altri meccanismi di selezione che si sono susseguiti nelle varie riforme portate avanti in diversi Paesi dell’Unione Europea e non solo (il processo di Bologna infatti coinvolge anche molti Paesi dell’Est Europa).
Nella capitale austriaca però i ministri dell’istruzione che si riuniranno in qualche palazzo settecentesco non parleranno di questo, non discuteranno dei danni provocati alla formazione universitaria da più di dieci anni di continuo smantellamento e dequalificazione di quest’ultima, non gli interesserà discutere di un’università ridotta sempre di più a una “fabbrica di precari”. E' più probabile che a Vienna i celebratori del Bologna Process si limiteranno velocemente ad osannare il lavoro svolto finora e poi passeranno ad analizzare come e in che direzione rendere più efficace il progetto di un’università sempre più per pochi, come e in che modo renderla sempre più a disposizione delle imprese e del mercato.
Del resto quello che faranno i ministri dell’istruzione non è certamente una novità e, prendendo come riferimento il nostro Paese, la legge 133 approvata lo scorso anno e la riforma Gelmini dell’Università attualmente in discussione in Parlamento vanno certamente in questa direzione.
La vera novità infatti è un’altra, rispetto alla riunione del 1999 che sancì l’avvio del processo e rispetto anche ad altri incontri internazionali che si sono svolti in questi dieci anni, questa volta i fautori del processo di Bologna troveranno ad accoglierli migliaia di studenti provenienti da tutta Europa, pronti a gridare la loro rabbia per lo status delle università europee ma anche e soprattutto per il futuro a cui quest’ultime li stanno preparando. La risposta degli studenti non si limiterà a un netto No alle riforme universitarie, il 12, il 13 e il 14 marzo infatti, all’indomani del corteo internazionale dell’11, si svolgerà un vero e proprio controvertice, dove gli studenti si confronteranno sulle rispettive situazioni locali ma tenteranno anche di discutere sulle forme di organizzazione studentesca più efficaci e su un’agenda politica il più possibile comune.
Vienna però non sarà nemmeno semplicemente un controvertice sul modello dei social forum. Se andiamo ad analizzare la storia dei movimenti studenteschi degi ultimi dieci anni possiamo notare come questo controvertice si colloca dopo un quinquennio caratterizzato da forti movimenti in almeno tre Paesi (in Francia nel 2006 il movimento contro il CPE, in Grecia nel 2007/2008 le lotte contro l’applicazione del processo di Bologna e in Italia l’esplosione dell’Onda nel 2008) e da importanti mobilitazioni come quella italiana del 2005 e quella tedesca del 2009. Tutto ciò non può essere certamente un caso ed è infatti a dir poco non casuale il fatto che anche in un Paese con scarse tradizioni di movimenti studenteschi come l’Austria si sia riusciti ad organizzare un controvertice di quattro giornate. C'è quindi, almeno in una parte del corpo studentesco, una sorta di coscienza della propria condizione di studente soggetto a una continua dequalificazione, che si è incanalata nell’esplosione di movimenti o mobilitazioni di grande importanza; Vienna è solo l’ultimo esempio.
Chiaramente, la maggioranza di queste mobilitazioni è stata sconfitta, solo il movimento francese contro il Cpe è riuscito a ottenere una vittoria, anche perché quel movimento non è rimasto confinato al mondo studentesco ma si estese a gran parte del mondo del lavoro sindacalizzato. Da questo punto di vista non sappiamo come andrà a finire il controvertice di Vienna, né se si potrà parlare anche per l’Austria di un’altra grande mobilitazione studentesca; quello che però possiamo dire è che mai come in questo momento storico, caratterizzato dalle conseguenze causate dalla crisi economica in corso, le lotte studentesche avrebbero necessariamente bisogno di non rimanere isolate, così come non lo furono in Francia nel 2006, e di creare collegamenti con i settori del lavoro in mobilitazione contro le conseguenze della crisi, e di legarsi a qualsiasi lotta in difesa dei beni comuni e contro le privatizzazioni.
L’augurio è che a Vienna si discuta anche di questo e di come creare una relazione stretta tra tutti i soggetti che stanno pagando una crisi che non hanno provocato.

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