Nota quotidiana

Vade retro Chiesa

di Salvatore Cannavò

Lo scandalo degli abusi sessuali si fa sempre più ampio e sempre più imbarazzante. Tre ministre tedesche attaccano il Vaticano mentre il fratello del Papa ammette gli abusi: «Qualche schiaffo l'ho dato anch'io ma mi dispiaceva». E "Noi siamo Chiesa" tira in ballo le responsabilità di Benedetto XVI

Prima gli Stati Uniti. E il Canada. Ora la Germania, e poi l'Olanda. E l'Austria. Smettiamola di girarci intorno, il caso è globale, attraversa l'intera Chiesa e chiama in causa decisamente il ruolo del sacerdozio, le sue motivazioni, le turbe che spesso vi stanno dietro, le relazioni umane che gli uomini di chiesa (non) riescono a stabilire. La tendenza ecclesiastica ad abusare sessualmente dei minori chiama in causa il Vaticano, la sua gerarchia, finanche il Papa, costretto ad assistere imbarazzato alle confessioni del proprio fratello, tirato in ballo egli stesso per le responsabilità del passato. Del resto suo fratello ammette gli abusi svoltisi sotto i suoi occhi, ammette anche «di aver dato qualche schiaffo ai ragazzini» ma di averlo fatto con dolore, dispiacere e pena eterna. Tanto da sentirsi «sollevato» quando le punizioni fisiche furono vietate per legge all'inizio degli anni 80. Il fratello del Papa ha anche aggiunto che alcuni ragazzi nel corso delle tournee gli raccontarono come andavano le cose nella scuola di preparazione. Però, ha sottolineato, le loro storie non lo indussero a pensare di «dover intervenire in qualche modo». Lui era troppo intento a dispiacersi per i ceffoni che rifilava a destra e a sinistra.
Il Vaticano sta cercando di mettere una pezza alla vicenda. E in parte può contare sul supporto dei mass media. Non ci pare infatti che la vicenda abbia finora destato l'attenzione di qualche talk show o di qualche grande inchiesta (tranne le Iene che alla questione hanno dedicato quasi una campagna).
Eppure il caso sta travalicando le stanze vaticane ed è diventato eminentemente politico. La linea della «tolleranza zero» è stata già auspicata da ben tre ministre tedesche, due conservatrici, scelte direttamente dalla cancelliera Angela Merkel (Cdu), e una liberale (Fdp). Alla guida del gruppo c'è la combattiva ministra della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger (59 anni), nata a Minden, in Nordreno Vestalia il 26 luglio 1951 e iscritta nel 1978, dopo gli studi in legge, alla Fdp. E' considerata di tendenze progressiste, con una tendenza a dire apertamente come la pensa. Ieri ha accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli episodi di abusi sessuali commessi in scuole cattoliche tedesche, incassando una smentita dalla cancelliera. Nonostante questo, oggi è tornata a chiedere equi risarcimenti per le vittime. L'attacco della ministra tedesca è così imbarazzante che oggi l'Osservatore romano ha dovuto rilevare come la Cancelliera della Germania Angel Merkel abbia riconosciuto l'impegno della Chiesa sul tema degli abusi e abbia preso la questione «molto seriamente».
E per cercare di gettare acqua sul fuoco il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi è arrivato a sostenere che sugli abusi sessuali la Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», lamentando il fatto che «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Certamente - ha proseguito - gli errori compiuti dalle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive e informate sanno che la questione e molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Insomma, dice il portavoce, gli abusi li commettono tutti - tutti chi? e dove? in istituzioni chiamate a praticare l'amore e la solidarietà umane? - e dunque qualche mela marcia ce l'abbiamo anche noi. Beh, più che mele marce si dovrebbe parlare di interi frutteti andati a male. Basta leggersi i dati, vagliare le notizie. In Germania, al momento, sono 18 (su 27) le diocesi coinvolte e, da una ricerca preliminare del settimanale Der Spiegel, almeno un centinaio i casi di abusi sessuali su minori portati all'attenzione dei vescovi tedeschi; la maggior parte risalgono a molti decenni fa. In Olanda la conferenza episcopale olandese ha deciso di avviare un'inchiesta interna perché i casi di pedofilia emersi all'interno di varie strutture cattoliche del Paese sono già 160. E l'Italia? «L'Italia non è immune dal triste fenomeno dei preti pedofili» ha detto nei giorni scorsi il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della "tolleranza zero" imposta dal Papa ai vescovi dell'Irlanda. «Attualmente - spiega il fondatore dell'associazione antipedofili Meter - in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perchè denunciati, già processati e condannati riguardo al fenomeno. E' un fenomeno che esiste, è un fenomeno che c'è, nessuno può dire che non è così». In Italia, concede don Di Noto, «forse è più gestito e controllato,anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza».
Negli Stati Uniti, invece, nel 2008 la Chiesa cattolica americana ha dovuto sborsare 436 milioni di dollari in relazione ai casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi; l'anno prima, nel 2007, la cifra aveva raggiunto il tetto record di 526 milioni di dollari, per un totale nei due anni che sfiora l'incredibile cifre di un miliardo di dollari. Più che qualche mela marcia è l'intero frutteto qui a essere bacato. E infatti la vicenda dovrebbe aprire una discussione seria sul ruolo e significato della Chiesa cattolica e soprattutto del celibato.
Qui si apre uno spalanco per la stessa Chiesa che un poco alla volta vede messi in difficoltà i suoi assiomi di fondo. Però la discussione è già cominciata, tra gli addetti ai lavori, i terapeuti e soprattutto fra le mura delle sacrestie e nel perimetro delle diocesi. Ma basta davvero abolire il celibato? O c'è qualcos'altro che sta alla base della scelta di farsi preti? La discussione può essere elusa quanto si vuole ma non potrà esserlo a lungo. Anche perché il Papa non sarà esente da questo dibattito. Ieri il movimento dei cattolici del dissenso "Noi siamo Chiesa" lo ha chiamato direttamente in causa: «Dal 1977 al 1981, Joseph Ratzinger era il vescovo di Monaco di Baviera e di Freising, quindi deve dire cosa sapeva allora e cosa ha fatto in proposito», ha detto il portavoce del movimento, Christian Weisner, all'agenzia di stampa tedesca Dpa. Si, stavolta non possono cavarsela solo con delle scuse che sanno troppo di ipocrisia.