Cronache dalla crisi

Un'alternativa al piano negoziato tra Tsipras e i creditori è possibile

Eric Toussaint*

Un possibile Piano B, non necessariamente con un'uscita dall'euro ma senza escluderla, con una trattativa sviluppata sul non pagamento del debito, e una serie di misure concrete in controtendenza. Ecco la proposta dettagliata del presidente della Commissione per la verità sul debito greco.

Il 5 luglio 2015, con il referendum organizzato dal governo di Alexis Tsipras e del parlamento ellenico, il popolo greco ha respinto in modo schiacciante la continuazione delle politiche di austerità che le istituzioni già conosciute come Troika volevano imporre. Si tratta di una splendida vittoria per la democrazia.
Al contrario, se messo in pratica, l'accordo del 13 luglio significherà la continuazione delle politiche di austerità come parte di un nuovo accordo pluriennale. Un accordo in totale contraddizione con il risultato del referendum.

Questa proposta prevede l'abbandono di una serie molto importante di impegni presi da Syriza nella campagna elettorale che le hanno permesso il 25 gennaio scorso di ottenere una vittoria di portata storica. Syriza si è assunta una responsabilità verso il popolo greco e sarebbe tragico non rispettarla, soprattutto perché il popolo stesso le ha dato un sostegno molto chiaro sia il 25 gennaio che il 5 luglio 2015.
Le concessioni fatte ai creditori da parte del governo greco riguardano le pensioni, con un'ulteriore riduzione del loro importo (mentre Syriza si era impegnata a ripristinare la 13^ mensilità per le pensioni inferiori a 700 euro al mese) e un allungamento dell’età pensionabile; i salari, che restano compressi; i rapporti di lavoro, che saranno ancora più precari; l'aumento delle imposte indirette, comprese quelle sostenute da chi percepisce un basso reddito; il proseguimento e l'accelerazione delle privatizzazioni; l'accumulo di nuovi debiti illegittimi per rimborsare quelli pregressi; il trasferimento del patrimonio greco di valore in un fondo indipendente; il proseguimento dell’abbandono di elementi importanti del diritto all'autodeterminazione; la limitazione del potere legislativo a beneficio dei creditori...

Al contrario di chi dice che in cambio di queste nefaste concessioni la Grecia otterrà tre anni di tregua e potrà rilanciare in modo significativo l'attività economica, la realtà mostrerà che con la continua compressione della domanda delle famiglie e della spesa pubblica, non sarà possibile ottenere un avanzo primario del bilancio statale come quello annunciato nel piano..
Le conseguenze negative sono inevitabili: in pochi mesi o all'inizio del prossimo anno, al più tardi, i creditori attaccheranno le autorità greche per non aver rispettato i loro impegni rispetto all’avanzo primario di bilancio e avanzeranno nuove richieste. Non ci sarà tregua per il popolo e per il governo greco. I creditori minacceranno di non pagare le somme previste se non saranno adottate nuove misure di austerità. Le autorità greche saranno prigioniere dell’ingranaggio delle concessioni.

La “Commissione per la verità sul debito pubblico” istituita dalla presidente del parlamento greco ha stabilito nel suo rapporto preliminare pubblicato il 17 e 18 Giugno 2015 che il credito vantato dagli attuali creditori deve essere considerato illegittimo, illegale e odioso. La Commissione ha inoltre dimostrato che il rimborso di tale debito è insostenibile. Sulla base di argomenti basati sul diritto internazionale e su quello interno, il governo greco può sospendere unilateralmente il pagamento del debito fino a quando l’audit non sia condotto a termine. Tale sospensione del pagamento è del tutto possibile. Dal mese di febbraio 2015, la Grecia ha versato 7 mld di euro ai creditori senza che questi versassero i 7,2 miliardi previsti dal programma che si è concluso il 30 giugno 2015. Altre somme avrebbero dovuto essere versate alla Grecia e non è stato fatto: gli interessi maturati dalla BCE sui titoli greci, il guadagno sulla ricapitalizzazione delle banche, etc.
Se la Grecia sospendesse il pagamento del debito ai creditori internazionali, avrebbe un risparmio di circa 12 miliardi che si suppone dovrebbe versare entro la fine del 2015 (6,640 mld di euro e 5,250 mld di euro rispettivamente a BCE e FMI entro il 31 dicembre 2015).
Con la sospensione del pagamento del debito, le autorità greche avrebbero portato i creditori a fare concessioni. Una drastica riduzione della quantità di debito potrebbe avvenire sia attraverso negoziati che da attraverso il suo ripudio.
È possibile rimanere nella zona euro e assumere in maniera sovrana una serie di misure di autodifesa e di rilancio dell’economia.

Qualcuno potrebbe obiettare che è impossibile convincere attraverso una semplice discussione la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e ai governi neoliberali al potere negli altri paesi europei ad adottare misure che rispettino i diritti dei cittadini greci e quelli delle popolazioni in generale. Nemmeno il referendum il 5 luglio, che loro hanno osteggiato, è riuscito a convincerli. Al contrario, violando i diritti democratici fondamentali, hanno radicalizzato le loro richieste.
Senza forti misure unilaterali di autodifesa, le autorità e il popolo greco non saranno in grado di porre fine alle violazioni dei diritti umani perpetrate per responsabilità dei creditori.
Una serie di misure dovrebbe essere presa su scala continentale europea per ripristinare la giustizia sociale e un’autentica democrazia. Tecnicamente, non sono misure difficili da prendere, ma dobbiamo ricordare che nel contesto politico attuale e con i rapporti di forza esistenti all’interno dell’Unione europea, i paesi con un governo progressista non possono sperare di essere ascoltati né sostenuti dalla Commissione europea, dalla BCE o dal meccanismo europeo di stabilità.

Al contrario, tanto le istituzioni come il Fondo monetario internazionale quanto ii governi neoliberisti in carica negli altri paesi stanno combattendo attivamente l'esperienza in corso in Grecia per dimostrare a tutti i cittadini europei che non c'è alternativa al modello neoliberale.
Tuttavia, attraverso misure drastiche le autorità greche possono strappare loro concessioni significative o semplicemente costringerle a prendere atto delle decisioni prese. È allo stesso modo indispensabile costruire una strategia alternativa capace di suscitare una mobilitazione popolare di massa in Grecia e in altri paesi europei. Le autorità greche potevano appoggiarsi a queste per evitare i tentativi di isolamento che sono stati organizzati dalle forze contrarie ad un cambiamento verso la giustizia sociale. A sua volta, un tale sforzo da parte del governo greco avrebbe rafforzato la mobilitazione popolare e la fiducia nella propria forza da parte dei cittadini mobilitati.

Oltre alla sospensione del pagamento del debito illegittimo, illegale, odioso e insostenibile ecco alcune proposte da sottoporre urgentemente al dibattito democratico, perché sono in grado di aiutare la Grecia a riprendersi.

1. Le autorità greche sono di gran lunga il principale azionista delle maggiori banche greche (che rappresentano oltre l'80% del mercato bancario greco) e devono pertanto esercitare pienamente il controllo delle banche, al fine di proteggere i risparmi dei cittadini e aumentare il credito interno per sostenere i consumi. In primo luogo, dovrebbero essere conseguenti alla partecipazione maggioritaria dello stato nelle banche, dando loro lo status di impresa pubblica. Lo stato dovrebbe organizzare un fallimento controllato di queste banche per garantire la tutela dei piccoli azionisti e dei risparmiatori. Si tratta di recuperare il costo del risanamento delle banche del patrimonio complessivo dei grandi azionisti privati, perché sono quelli che hanno causato la crisi e poi abusato del sostegno pubblico. Una bad bank potrebbe essere costituita per isolare i titoli tossici in vista di una gestione che porti alla loro eliminazione. Dobbiamo una volta per tutte far pagare i responsabili della crisi del sistema bancario, ripulire a fondo il settore finanziario e metterlo al servizio del popolo e dell'economia reale.

2. Le autorità greche devono requisire la banca centrale. Alla sua testa si trova ora Yannis Stournaras (collocato in quella posizione dal governo di Antonis Samaras), che spende tutte le sue energie per impedire il cambiamento voluto dalla popolazione. Si tratta di un vero e proprio cavallo di Troia che serve gli interessi delle grandi banche private e delle autorità europee neoliberiste. La banca centrale della Grecia deve essere messa al servizio degli interessi della popolazione greca.

3. Le autorità greche hanno anche l'opportunità di creare una moneta elettronica (denominata in euro) per un utilizzo interno al paese. Le amministrazioni pubbliche potrebbero aumentare le pensioni e gli stipendi nel settore pubblico, pagare gli aiuti umanitari alle persone aprendo loro un credito in moneta elettronica che potrebbe essere utilizzato per differenti pagamenti: bolletta della luce o dell'acqua, pagamento dei trasporti comuni, pagamento delle tasse, acquisto di beni alimentari e di prima necessità nei negozi etc.
Contrariamente ad un pregiudizio infondato, anche le imprese private avrebbero tutto l’interesse ad accettare volontariamente il pagamento elettronico in quanto consentirebbe anche a loro sia di vendere i loro prodotti che di regolare i pagamenti nei confronti del governo (il pagamento delle imposte e dei vari servizi pubblici che utilizzano). La creazione di questa moneta elettronica supplementare ridurrebbe la necessità di euro da parte del paese. Le transazioni con questa moneta elettronica potrebbero essere fatte attraverso i telefoni cellulari come avviene per esempio in Ecuador.
Il governo potrebbe anche emettere titoli di Stato cartacei sotto forma di IOU (I Owe You), equivalenti a banconote in euro (10 €, 20 € ...) per far fronte alla carenza di banconote in circolazione. Questi presenterebbero un vantaggio rispetto alla dracma perché lascerebbero la porta aperta ai negoziati e consentirebbero alla Grecia di rimanere formalmente nella zona euro.

4. Il controllo sui movimenti dei capitali deve essere mantenuto così come dovrebbe essere previsto un controllo dei prezzi al consumo.

5. L'agenzia incaricata delle privatizzazioni deve essere sciolta e deve essere sostituita da una struttura pubblica di gestione dei beni nazionali (con l’immediato arresto delle privatizzazioni) incaricata di proteggere l’insieme del patrimonio pubblico che genera profitto.

6. Devono essere prese nuove misure nell'interesse della giustizia fiscale al fine di rafforzare notevolmente quelle già adottate, in particolare decidendo di tassare pesantemente il 10% più ricco (e, in particolare, l’1% più ricco), sia sul loro reddito che sul patrimonio. Allo stesso modo, è necessario aumentare significativamente l'imposta sugli utili delle grandi aziende private e porre fine all’esenzione fiscale degli armatori. Dovrebbe anche essere tassata più pesantemente la Chiesa ortodossa che ha pagato solo qualche milione di euro di imposte nel 2014.

7. Deve essere prevista una radicale riduzione delle imposte sui redditi bassi e sui piccoli patrimoni, che potrebbe beneficiare la maggioranza della popolazione. Le imposte sui beni e servizi essenziali dovrebbero scendere drasticamente. Una serie di servizi di base deve essere gratuita (elettricità e acqua limitate ad un certo consumo, trasporti pubblici, ecc.). Queste misure di giustizia sociale rilancerebbero il consumo.

8. La lotta contro la frode fiscale deve essere intensificata con la costituzione di misure fortemente deterrenti nei confronti dell'evasione fiscale. In questo modo potrebbero essere recuperate grandi somme.

9. Deve essere messo in atto un grande piano pubblico per la creazione di occupazione finalizzata alla ricostruzione dei servizi pubblici devastati da anni di austerità (ad esempio, sanità e istruzione) e per gettare le basi per la necessaria transizione ecologica.

10. Questo sostegno al settore pubblico deve essere accompagnata da misure di sostegno attivo alla piccola iniziativa privata che svolge un ruolo fondamentale oggi in Grecia attraverso le microimprese.

11. Condurre una politica di prestito pubblico interno mediante l'emissione di titoli del debito pubblico entro i confini nazionali. In effetti lo Stato deve potersi indebitare per migliorare le condizioni di vita della popolazione, ad esempio per realizzare opere pubbliche. Alcuni di questi lavori possono essere finanziati dal bilancio corrente attraverso scelte politiche specifiche, ma il debito pubblico può rendere possibile opere più ampie, ad esempio, per passare dal "tutto automobile" ad un massiccio sviluppo del trasporto pubblico, per sviluppare l'utilizzo di energie rinnovabili per l'ambiente, per creare o riaprire ferrovie di prossimità in tutto il paese a partire dal territorio urbano e suburbano, o ancora per rinnovare, risanare o costruire edifici pubblici e alloggi sociali riducendo il consumo di energia e con l'aggiunta di servizi di qualità. In questo senso si tratta inoltre di finanziare il vasto piano di creazione di posti di lavoro proposto sopra.
Dobbiamo definire con urgenza una politica trasparente di debito pubblico.
La proposta che avanziamo prevede in primo luogo che la destinazione del debito pubblico debba garantire un miglioramento delle condizioni di vita, rompendo con la logica della distruzione ambientale; in secondo luogo che l'uso del debito pubblico contribuisca a una volontà di ridistribuzione per ridurre le disuguaglianze. Ecco perché noi proponiamo che le istituzioni finanziarie, le grandi aziende private e le famiglie benestanti siano vincolate con mezzi legali all'acquisto, per un importo proporzionale alla loro ricchezza e al reddito, di titoli di stato a 0% di interessi e non indicizzati all'inflazione; il resto della popolazione può acquistare volontariamente i titoli di stato in grado di garantire un ritorno positivo reale (ad esempio, 3%), superiore a quello dell'inflazione. Quindi, se l'inflazione annua è del 2%, il tasso d'interesse effettivamente pagato dallo stato per l'anno corrispondente sarà il 5%. Tale misura di discriminazione positiva (simili a quelle adottate per la lotta contro l'oppressione razziale negli Stati Uniti, o contro la casta o le disuguaglianze di genere in India) permetterà di avanzare verso una maggiore giustizia fiscale e ad una distribuzione meno diseguale della ricchezza.
Infine, le autorità greche dovrebbero garantire la prosecuzione dei lavori della commissione di audit e delle altre commissioni di lavoro sui memorandum e sui danni di guerra.

Altre azioni complementari, urgentemente discusse e decise democraticamente, possono naturalmente integrare questi primi dispositivi di emergenza che si possono riassumere con i seguenti cinque pilastri:

- acquisizione da parte dello stato delle banche e parte dell’emissione di moneta,

- lotta contro l'evasione fiscale e predisposizione di una riforma fiscale equa che garantisca allo stato le risorse necessarie alla messa in opera delle sue politiche,

- protezione del patrimonio pubblico per il beneficio di tutta la comunità,

- riabilitazione e sviluppo dei servizi pubblici,

- sostegno alla piccola iniziativa privata.

È ugualmente importante che in Grecia si sviluppi un processo costituente con la partecipazione attiva dei cittadini con l’obiettivo di permettere cambiamenti democratici strutturali. Per fare questo è necessario convocare l’elezione di un’assemblea costituente a suffragio universale, per redigere una nuova costituzione. Una volta che il progetto verrà adottato dall’assemblea costituente - che raccoglierà proposte e critiche della popolazione - sarà sottoposto al voto popolare.

In caso di esclusione dall'eurozona provocata dai creditori o di uscita volontaria dalla stessa, le misure indicate più sopra saranno adottate ugualmente, in particolare la socializzazione delle banche, sul modello della nazionalizzazione del sistema bancario messo in atto in Francia dopo la Liberazione. Queste misure dovrebbero essere accompagnate da una importante riforma monetaria redistributiva che potrebbe ispirarsi alla riforma monetaria realizzata dopo la seconda guerra mondiale da parte del governo belga. Questa riforma mira a colpire principalmente i redditi di coloro che si sono arricchiti sulle spalle degli altri. Il principio è semplice: si tratta, al momento del cambio di valuta, di garantire la parità automatica tra la vecchia e la nuova valuta (un vecchio euro contro una nuova dracma, per esempio) solamente fino ad un certo limite.
Oltre questo limite, la somma eccedente deve essere collocata in un conto vincolato, la cui origine sia giustificata e autenticata. All’inizio quello che eccede il limite fissato viene cambiato ad un tasso meno favorevole (per esempio, due ex euro contro una nuova dracme); in caso di provata provenienza delittuosa, la somma può essere sequestrata. Tale riforma monetaria permette di distribuire una parte della ricchezza in modo più equo socialmente.
Un altro obiettivo della riforma è quello di ridurre il denaro in circolazione, al fine di lottare contro le tendenze inflazionistiche. Perché ciò sia efficace è necessario stabilire uno stretto controllo sui movimenti di capitali e dei cambi.
Ecco un esempio (naturalmente, i tassi indicati possono essere modificati dopo lo studio della distribuzione del risparmio delle famiglie e l’adozione di criteri rigorosi):
1 € sarebbero scambiati contro 1 nuova dracma (ND) fino a 200.000 €

1 € = 0.7 ND. tra 200.000 e 500.000 €

1 € = 0,4 ND. tra 500.000 e 1.000.000 €

1 € = 0,2 ND. sopra 1.000.000 €

Nel caso di € 200.000 in contanti, il cambio sarà di 200.000 ND

Con 400.000 €, si ottiene 200.000 + 140.000 = 340.000 ND

Con 800.000 €, si ottiene 200.000 + 210.000 + 120.000 = 530.000 ND

Con 2 milioni, si ottiene 200.000 + 210.000 + 200.000 + 200.000 = 810.000 ND

Una vera e propria logica alternativa può essere attivata. E la Grecia può alla fine smettere di essere sottoposta al controllo dei suoi creditori. I popoli d'Europa potrebbero ritrovare la speranza nel cambiamento a favore della giustizia.

*Presidente della Commissione parlamentare di Audit sul debito greco. Articolo tratto da http://cadtm.org/Une-alternative-est-possible-au Traduzione dal francese di Piero Maestri e Chorouk Zahraoui.