Nota quotidiana

Una storia favolosa

Maysa Moroni (da Internazionale)*

Si parte da sé e si usa la fotografia per entrare, invitati, in una camera da letto di New York o in un giardino in provincia di Benevento e avere il privilegio di gettare uno sguardo su una scelta di vita che fa della rivolta esistenziale il suo fondamento.

Lina e Porpora si incontrano nel 1977, nel mezzo del movimento che in quegli anni tentava l’assalto al cielo anche rivoluzionando quotidiano e sessualità. Si incontrano e non si lasciano più: «È il rapporto d’amicizia più longevo della nostra vita», dicono all’inaugurazione della mostra fotografica di Lina Pallotta Porpora, ritratto di Porpora Marcasciano, storica esponente del movimento per i diritti delle persone trans e presidente onorario del Mit (Movimento identità transessuale).

«Io non saprei definirmi e forse a questo punto della vita non mi interessa, nelle categorie uomo donna non mi ci sono mai sentita», racconta Porpora Marcasciano. «Da noi non esiste il neutro ma è quello che sceglierei. Il bisogno di definirsi era più degli altri, non mio».

Sociologa, attivista e scrittrice (il suo ultimo libro, autobiografico è L’aurora delle trans cattive), Porpora nasce nel 1957 a San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento; emigra prima a Napoli – dove frequenta il collettivo trasversalista della facoltà di medicina insieme alla filosofa femminista Angela Putino – poi a Roma, dove nel 1979 fonda Il narciso, primo collettivo gay romano, e dopo a Bologna dove nel 1982 partecipa alla “presa del Cassero”, primo spazio pubblico assegnato a un collettivo omosessuale. Sempre a Bologna vede nascere il Mit, di cui oggi è presidente e che «nasce con il sudore, il sangue e il corpo delle persone trans». Nel 1982, grazie anche alle battaglie del Mit, viene approvata la legge 164, che riconosce giuridicamente l’entità transessuale.

Lina Pallotta, fotografa documentarista e docente di fotografia, ci regala un lungo e intimo viaggio visivo in bianco e nero, sgranato e nomade, dal 1990 a oggi. «Con la fotografia non esploro la distanza, ma anzi cerco di afferrare, sentire e mostrare ciò che è là fuori», afferma la fotografa. «È nel caos delle emozioni, nel disordine effimero e imperfetto della vita personale che fugaci e mutevoli momenti di verità prendono forma. E, tra gli interstizi dei segni e simulacri della contemporaneità, spero si insinui la gioia della solidarietà e una timida sovversione».

Un viaggio nella vita di Porpora e attraverso trent’anni di sorellanza che nella scelta del linguaggio e delle immagini esposte sembrano un’unica splendida giornata, di quelle che somigliano ai sogni, dove i margini e gli interstizi diventano l’unico posto possibile dove collocarsi consapevolmente e senza nessuna nostalgia di centralità: scegliamo uno spazio di frontiera tra ciò che è considerato normale e ciò che non lo è proprio perché odiamo i confini fisici e morali stabiliti da altri.

Non è importante quindi la coerenza del racconto giornalistico, qui si fa un’altra storia: si parte da sé e si usa la fotografia per entrare, invitati, in una camera da letto di New York o in un giardino in provincia di Benevento e avere il privilegio di gettare uno sguardo su una scelta di vita che fa della rivolta esistenziale il suo fondamento.

Porpora, fotografie di Lina Pallotta è esposta negli spazi di Officine fotografiche, a Roma, fino al 7 dicembre.

*Da Internazionale

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