Nota quotidiana

Una "Casa della Letteratura" come pretesto per speculare?

Milena Magnani

Sull'uso strumentale che la giunta di Virginio Merola vorrebbe fare dell'idea di Stefano Tassinari di una casa della letteratura a Bologna.

L'idea di una "Casa della letteratura" era una proposta portata avanti da tempo a Bologna da Stefano Tassinari, e più volte ne aveva parlato anche a noi prima che purtroppo ci lasciasse qualche anno fa. Era per lui quasi una prosecuzione del lavoro che aveva fatto con Letteraria, ossia quello di riportare tanti scrittori blognesi ad un lavoro collettivo e ad un impegno sociale e politico.
La proposta di una Casa della letteratura che, richiamandosi a quel progetto, proviene oggi dalla Giunta Merola appare invece come una beffa. Viene proposta infatti in via Fioravanti, nella zona della Bolognina, un quartiere già da tempo soggetto a speculazioni e gentrificazione, e in cui si trova attualmente il centro sociale XM24 a cui è stato da poco notificato lo sfratto dopo anni di lavoro sociale e culturale.
Siamo stati a lungo compagni di strada di Stefano, e veder usare la sua proposta in contrapposizione alla cultura creata da un luogo autogestito, che lui ha sempre sostenuto in vari modi, è per noi inaccettabile.
Pubblichiamo di seguito la lettera scritta l'8 febbraio da Milena Magnani, una delle redattrici della Rivista Letteraria fondata da Stefano, indirizzata a Bruna Gambarelli, assessora alla cultura di Bologna, in cui si fa un punto sulla questione.

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Gentile Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Bruna Gambarelli,

Le scrivo dopo il nostro incontro avvenuto a settembre in Palazzo Comunale, sul tema Casa della Letteratura, incontro a cui era presente Lei, il Sindaco Virginio Merola, gli scrittori Marcello Fois e Giampiero Rigosi, il presidente del Quartiere Navile Daniele Ara, Giusy Marcante e la Sottoscritta.

Si è trattato di un incontro informale durante il quale Lei e il Sindaco ci avete illustrato la vostra idea di Casa della Letteratura, che prevedeva anche le coordinate di una possibile ubicazione, vicina agli uffici comunali, in zona Fioravanti/Liber Paradisus.

Come lei avrà capito quella mattina, il tema «Casa della Letteratura» non lasciava indifferenti gli scrittori presenti all’incontro perché tutti e tre avevano avuto la fortuna di fare un tratto di strada insieme a Stefano Tassinari, amico e compagno scrittore, purtroppo deceduto nel 2012, il quale nel corso della sua vita si era prodigato, più volte e ripetutamente, per chiedere all’amministrazione bolognese uno spazio da dedicarsi in modo centrale alla letteratura e all’azione letteraria, ottenendo in cambio un ascolto pieno di promesse ma del tutto privo di prospettive reali.

Per Stefano Tassinari, una Casa della Letteratura a Bologna avrebbe dovuto essere un laboratorio continuo di incontri e scambi, un luogo dell’apertura all’interno del quale la letteratura nelle sue varie declinazioni si sarebbe potuta esprimere in interscambio con le altre dimensioni del vivere sociale.

Ed è stato proprio nel ricordo di quella suggestione che, a settembre, ho ritenuto interessante accettare il vostro invito e venire ad ascoltare la vostra intenzione di mettere in pista il progetto, progetto per il quale però espressi subito la mia sincera preoccupazione per il fatto che il luogo da voi destinato sembrava individuarsi troppo a ridosso di un polo culturale dal mio punto di vista valido e «storico» nella città che è il centro sociale XM24.

Nell’occasione dell‘incontro io dissi che non mi sembrava particolarmente lungimirante pensare un’eventuale Casa della Letteratura a ridosso di XM24, centro sociale che nulla ha da invidiare a qualsiasi altro polo culturale cittadino e anzi, in questi ultimi 15 anni, ha supplito a tante lacune relative agli spazi culturali e sociali in città, è stato capace di fare pratica collettiva, e di proporre spazi e sguardi che dal mio punto di vista hanno arricchito il clima culturale dell’intera area urbana…

Non solo ma ricordo bene che espressi la mia preoccupazione per il fatto che una Casa della Letteratura potesse offrire a voi, esponenti delle istituzioni, un pretesto poco simpatico per sfrattare XM24, in nome di un luogo in cui fare cultura in modo più imbellettato rispetto al modo che XM24 sta proponendo dal basso.

Rispose Daniele Ara, presidente del quartiere Navile, dicendo che a XM24 nel corso del 2017 sarebbero state presentate delle possibilità di scegliere anche per nuove ubicazioni e, in un modo che oggi rileggo carico di ambiguità, mi fece intendere (o forse io intesi in questo modo perché mi sembrava troppo assurda la prospettiva contraria) che tra queste possibilità ci sarebbe stata anche quella di un rinnovo della convenzione in via Fioravanti.

Dopo quell’incontro, poco prima di Natale, io le scrissi, chiedendole se, riguardo al progetto Casa della Letteratura Lei fosse disposta ad un incontro più allargato che vedesse come interlocutori una pluralità di scrittori bolognesi, e le scrissi immaginando davvero una volontà da parte dell’Amministrazione di dialogare con la città «letteraria», come soggetto plurale.

Ho preso atto però che la mia richiesta di allargare la base del dialogo non ha avuto alcuna risposta.

Non solo, ma ho appreso la scorsa settimana che la Vostra Amministrazione ha messo XM24 di fronte alla realtà dello sfratto, notizia che mi arriva alle orecchie come uno dei gesti dalla forma più scadente che l’amministrazione di una città come Bologna possa compiere.

Per questo mi permetto di scriverle e mi rivolgo a lei proprio in nome del ruolo che riveste in una città come la nostra, dove persone esponenti di una sinistra tutto sommato “moderata” come me, sono costrette a rabbrividire per la tracotanza di una politica che non agisce in nome del bene pubblico e della cittadinanza.

XM24 è un luogo ormai storico di Bologna e se è vero, come i giornali scrivono, che alcuni cittadini del quartiere hanno raccolto trecento firme per farlo sgomberare per via degli schiamazzi notturni è pur vero che le firme che si potrebbero raccogliere di cittadini bolognesi che di quel luogo usufruiscono e hanno usufruito a vari livelli, sono indubbiamente migliaia.

Già perché tra i cittadini, ci sono i giovani, i migranti, gli intellettuali, gli artisti, i disoccupati, i senza casa, gli sfrattati, gli agricoltori del biologico, i coltivatori a km zero, i musicisti, la gente senza etichette, collettivi di donne e uomini che grazie al cielo non hanno perduto lo spirito di cittadinanza e di confronto, tutti coloro che lì trovano spazi che la città altrimenti non offre per parlare, per ascoltare, per fare laboratori, insomma tutti coloro che si battono per una città migliore, oltre che tutti coloro che anagraficamente non risiedono in città ma la vivono 24 ore su 24, come gli studenti fuori sede, e che tutti insieme hanno trovato un luogo di espressione e di scambio, di crescita culturale e di confronto ma soprattutto in cui fare pratica di cittadinanza vera.

Per fare un piccolo esempio personale, quando mi sono avvicinata negli anni alla comunità rom e sinti, è stato solo lì e a Vag61 che ho trovato spazi di ascolto e di rispetto, di apertura culturale e di dialogo e ancora, per fare un altro esempio, in occasione della giornata della memoria è stato lì che ho trovato spazio per commemorare l’olocausto rom, non certo nelle sedi istituzionali.

Non voglio parlare in questa mail dell’intento di “gentrificazione” della Bolognina che vi viene da più parti attribuito, ho scarsa dimestichezza con i termini del politichese, mi limito pertanto a portare la mia attenzione circa il fatto che gesti autoritari e istituzionali come gli sfratti di importanti realtà collettive dagli spazi pubblici che vivono, hanno il potere di scalzare il senso di una Bologna vera e fervida in nome di una Bologna ingessata e imbellettata, e mi rattristano, mi fanno sentire in questa città come su una barca alla deriva che ha perduto la rotta.

Voglio che lei sappia, Bruna Gambarelli, che mi sento a disagio nel clima mentale e nello scenario asettico di una Bologna che prospetta di muoversi in nome e per conto di certe lobby economiche, i cui criteri sono l’accentramento delle risorse, l’ordine e il profitto, il pesce grande con i capitali che spadroneggia sulla città dei piccoli consumatori e sui piccoli esercenti, sui coltivatori onesti, sulle piccole attività a misura di respiro, sulla cultura non massificata.

Non mi adatto all’idea che Bologna si stia trasformando negli anni in una città senza orizzonte dove non si vede neppure di sfuggita un “altrove” o un “altrimenti”, e dove ciò che viene prospettato è del tutto simile a un’immagine da rotocalco, di edilizia affaristica e di estetica del potere.

Lei, Bruna Gambarelli ha tra i suoi incarichi istituzionali quello di curare i progetti di nuove centralità culturali nelle periferie ma cosa c’è stato in città in questi anni di più periferico e capace di conquistarsi negli anni una sua autentica centralità, di uno spazio come XM24?

Se si trova in giro per l’Italia avrà l’evidenza di quanti cittadini italiani, a più livelli, abbiano raggiunto Bologna per transitare all’interno di XM24 e partecipare alle sue iniziative e avrà quindi anche colto quanto, per una realtà come XM24, l’ubicazione facilmente raggiungibile dalla stazione non sia un elemento trascurabile.

Per questo voglio che lei sappia che dal mio punto di vista, il progetto Casa della Letteratura, per il quale fino a ieri mi ero sentita ottimista e fiduciosa, diviene un mostro respingente se si colloca in uno scenario dove le logiche sono quelle di una cultura dei Palazzi che schiaccia la cultura dal basso, i luoghi del collettivo, le oasi di approdo e dell’accoglienza, base e radice della vita democratica di una città.

Fare letteratura per me vuol dire aderire al respiro della vita, e guardare in faccia le contraddizioni e le voci della mia città, non stare dentro a castelli, siano essi di carta o di nuova lussuosa edilizia.

Lo dico a Lei perché so che lei è donna di teatro, e proprio perché il teatro è poetica della vita, credo che non ci sia nulla di più attinente alla sua formazione che tentare di cambiare il copione di un certo discorso politico, questo è l’invito che le rivolgo, se mai ne fosse ancora in tempo.

Grazie mille per il tempo dedicato e per l’ascolto.