In movimento

Un movimento inatteso

Masis Kürkçügil

Le politiche neoliberiste di Erdogan e la sua svolta autoritaria hanno coagulato un'inedita e strana alleanza. Dalle giovani con il velo ai kemalisti laici. Una nuova irruzione senza partiti o sindacati

Il movimento spontaneo che è esploso a Istanbul ha assunto una dimensione senza precedenti nella storia del paese e si estende in 67 città del paese su 85. Dopo l'occupazione pacifica di piazza Taksim, in pieno centro di Istanbul per difendere il parco Gezi dalla speculazione immobiliare e dopo la decisione del tribunale amministrativo di sospendere il progetto di costruzione, la polizia ha attaccato i manifestanti suscitando una grande reazione di massa. Il 1 e 2 giugno la polizia ha perso però il controllo di piazza Taksim e gli scontri di piazza sono proseguiti giorno e notte in diversi quartieri del centro di Istanbul.

Il fatto che il Partito della Giustizia e dello sviluppo (Akp) che è al povere da dieci anni abbia preso una svolta autoritaria ed escluso chiunque non sia nel suo campo, le reazioni di larghi settori della gioventù alle sue politiche neoliberiste, i diversi soggetti del conflitto, elementi di un'esplosione spontanea, così come l'intervento brutale della polizia nel parco per evacuare le persone con i loro figli, tutto questo ha fornito la scintilla necessaria all'esplosione.
L’Akp che ha una solida base del 50% ha subito una prima vera sconfitta e questo è accaduto in piazza. L'Akp è considerato come il partito che ha realizzato importanti cambiamenti per la metà della popolazione e che ha appena avviato un negoziato con i curdi per trovare una soluzione pacifica alla questione nazionale e le cui politiche sono state contestate solo da alcuni gruppi militanti della sinistra poco influenti. Si è così trovato di fronte a un insieme di persone eterogeneo e difficilmente definibile che ha conquistato il centro della città dopo essersi scontrato coraggiosamente con la polizia.

Malgrado l'importanza della partecipazione alle manifestazioni di settori kemalisti laici, scontenti del potere dell'Akp, la maggioranza dei manifestanti sono, oltre ai gruppi di sinistra, giovani di 20-30 anni che hanno preso posizione per la prima volta in una lotta politica, Occorre peraltro sottolineare il fatto che sono state le giovani a occupare le prime file negli scontri con la polizia. La vicinanza con i quartieri poveri ha facilitato la partecipazione dei giovani di questi quartieri. Ovunque la gente si è diretta verso il centro della città. All'alba un importante corteo ha attraversato il ponte sul Bosforo a piedi e raggiunto gli altri manifestanti. Sia pure in forme limitate anche alcuni membri del partito di estrema destra Mhp hanno partecipato alle manifestazioni anche se la direzione del partito ha ordinato loro di abbandonare la piazza.

Si è così verificata una miscela di giovani ragazze con il velo, di "musulmani anticapitalismo", di tifoseria calcistica, gruppi di Lgbt, di curdi e di kemalisti e soprattutto di coloro che contro Tayyip Erdogan dicono: "Anche noi siamo qui, esistiamo". Le parole d'ordine importanti sono state "Tayyip dimissioni", "fianco a fianco contro il fascismo", "Non è che l'inizio, la lotta continua", senza alcuna rivendicazione concreta.
Anche se l'iniziativa di Taksim ha rivendicato le dimissioni del ministro dell'Interno, la richiesta non è ancora del tutto diffusa. Ai fini di una possibile futura opposizione che potrebbe trasformare il "Noi siamo" in un "noi saremo" è importante il fatto che per la prima volta centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate in modo indipendente nella piazza pubblica senza essere orientate da un centro riconoscibile (partito, sindacato o Stato) per opporsi alle politiche di un governo che assume una svolta autoritaria. Anche se le rivendicazioni sociali non si sono viste è del tutto evidente che la messa in atto di politiche neoliberiste provoca l'indignazione di massa.

La vendetta del 1 maggio e la guerra della memoria
Lo scorso 1 maggio il governo aveva chiuso alle manifestazioni piazza Taksim, che ha un'importanza simbolica, con il pretesto dei lavori in corso. Aveva poi paralizzato il trasporto marittimo e stradale per impedire le manifestazioni e dispiegato ovunque forze di polizia. A seguito di questo metodo "alla Putin" per bloccare l'opposizione sociale, la città era stata paralizzata.
C'è una guerra di memoria tra la sinistra e il governo a proposito di piazza Taksim che è conosciuta come la piazza del 1 maggio. Contro la sinistra che vorrebbe ricordare le 42 persone uccise in questa piazza il 1 maggio del 1977, il governo voleva invece ricostruire la caserma di artiglieria (risalente al 1909) in modo da "rivivificare la storia" e, trasformando la caserma in centro commerciale, creare la propria legittimità storica.
Umiliando i manifestanti stigmatizzati come dei "predatori" e dei provocatori, Erdogan ha rivelato la propria "consistenza" quando si opponeva alla repressione israeliana a Gaza o criticava Assad in Siria. Nei prossimi due anni si terranno le elezioni municipali e legislative e poi l'elezione presidenziale. Secondo numerosi analisti, è certo che Erdogan sarà eletto presidente. Così potrà realizzare l'emendamento costituzionale che gli permetterà di costruire un regime presidenziale alla Putin. Ma gli ultimi avvenimenti hanno costituito un'inattesa sconfitta. Non c'è dubbio che d'ora in avanti avremo bisogno di nuove inedite esperienze di massa.
Masis Kürkçügil

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