Corrispondenze

Tunisia, le sfide della rivoluzione

Fathi Chamkhi RAID-ATTAC / CADTM TUNISIA

A Tunisi una sollevazione di popolo ha costretto il dittatore Ben Ali a scappare via. Una grande rivoluzione democratica ma che non ha ancora sconfitto il vecchio regime. L'intervento di Attac-Tunisia

E' un grande giorno per noi, per tutti e tutte noi, e lo condividiamo con coloro che si battono contro l'ordine capitalistico mondiale. Innanzitutto, abbiamo riconquistato la nostra dignità e la nostra fierezza, troppo a lungo calpestata e gettata nel fango dalla dittatura. Ora, abbiamo una nuova Tunisia da costruire: libera, democratica e sociale.
Ma, allo stesso tempo, la controrivoluzione è già in atto. Il potere di Ben Ali è caduto ma il suo regime, certamente destabilizzato e indebolito, cerca di mantenersi in sella. Il "partito/Stato" è sempre là, la sua politica economica e sociale capitalista, anche.
Questo regime, indicato come esempio di "buon allievo" dalle istituzioni finanziarie internazionali, che ha insanguinato le masse popolari tunisine per circa 23 anni, per conto di un capitale mondiale avido di profitti, facendo ingrassare una minoranza di famiglie legate al povere e ai clan mafiosi, deve mollare. E' questo che vogliamo!
Rifiutiamo quindi il tentativo in corso che cerca di confiscare la nostra rivoluzione. Questa manovra si presenta sotto la formula del "governo di unità nazionale" con la quale questo regime illeggittimo tenta di mantenersi in piedi.
Allo stesso momento, il potere abbattuto ha lasciato le sue milizie armate, tra cui la guardia personale di Ben Ali, che si stanno seminando il terrore nelle grandi città del paese, in particolare a Tunisi e nelle sue banlieus. Diversi gruppi, formati da masse diseredate e affamate, approfittano anch'essi del caos attuale per servirsi nei grandi supermercati: Carrefour e Geant soprattutto. Bande di "raiders" poi, occupano i grandi assi di comunicazione del paese, rendendo pericolosa circolazione. Prodotti di prima necessità cominciano a mancare o addirittura sono inesistenti: pane, latte, medicine...
Il regime, che ha smobilizzato la polizia nelle città mentre la guardia nazionale nelle campagne lascia fare, approfitta del caos e della paura, che ha seminato nella società, per imporre le proprie soluzioni. L'instaurazione del coprifuooco e il dispiegamento dell'esercito - molto indebolito nei suoi effettivi e senza che abbia mai dovuto affrontare una simile situazione prima - non fa che aggravare la paura perché è proprio la notte che le milizie armate agiscono.
Dappertutto, i cittadini tentano di organizzare la propria difesa, spesso in coordinamento con l'esercito e migliaia di "comitati popolari di difesa cittadina" si stanno costituendo per difendere la popolazione.
Solo la costituzione di un governo provvisorio, senza rappresentanti del regime passato, che abbia il compito di preparare elezioni libere e democratiche, rette da un nuovo codice elettorale per un'Assemblea costituente potrà permettere ai tunisini e alle tunisine di riprendere in mano il proprio destino e di far regnare, nel proprio paese, un ordine giusto e profittevole per la maggioranza.
Se il popolo aspira alla vita il destino non può che piegarsi alla sua volontà