Accade a sinistra

Spagna, il fenomeno Podemos

Antentas, Lopez, Rodriguez (Da Communianet.org)

Pubblichiamo di seguito tre articoli sull'esplosione elettorale in Spagna della lista Podemos, esperimento unico in Europa di lista elettorale che parte dai movimenti piuttosto che dalle organizzazioni esistenti, e dimostra una enorme efficacia, su cui riflettere anche nel nostro paese.

Una breccia è aperta. Ora possiamo allargarla
Josep Maria Antentas (da anticapitalistas.org)

Sono passati quasi sei anni dall’inizio “ufficiale” della crisi con il fallimento di Lehman Brothers del settembre 2008. Quattro dall’annuncio del primo grande “pacchetto” di tagli alla spesa pubblica del maggio 2010 con il governo Zapatero. Tre dall’inizio del 15M [Indignados]. Due dalla grande manifestazione indipendentista in Catalogna del 11S del 2012.
In questi anni la crisi economica e sociale è sfociata in una crisi politica e di regime, il malessere contro il sistema politico e le istituzioni ha raggiunto livelli inauditi dal tempo della Transizione [il passaggio dal franchismo all’attuale monarchia costituzionale, ndt]. Le elezioni del 25M hanno segnato la prima traslazione elettorale a livello nazionale di un ciclo di lotte sociali, discontinuo ma reale ed intenso, durato tre anni. Con una partecipazione simile a quella del 2009 (44,9% di voti allora e 44,84% oggi) è molto chiaro che il bipartitismo nello Stato Spagnolo si sta sgretolando a tappe forzate. Nel 2009 il Partido Popular (PP) ottenne 6.670.377 voti (42,12%) e 24 seggi ed il Partido Socialista Obrero Espanol (PSOE) 6.141.784 (38,78%) e 32 seggi. Questo per dire che i due partiti insieme presero 12.812.161 di voti (80’9%) e 47 eurodeputati. Oggi la situazione è molto differente: 4.070.643 (26,06%) e 16 seggi per il PP e 3.593.300 (23%) e 14 deputati per il PSOE. Insieme arrivano oggi a 7.663.943 voti (49,06%) e 30 seggi, il 60% dei risultati raggiunti nel 2009. È finita l’epoca del turn over al potere per i due partiti. Quando uno dei due governava perdeva consenso mentre l’altro all’opposizione lo recuperava. Ora entrambi, sia il PP che il PSOE, al governo o all’opposizione perdono consensi.

Globalmente, la crisi del bipartitismo si sta riversando in maniera più forte sulle sinistre. Un fatto notevole in una Europa che vede l’avanzata in ogni Stato delle forze reazionarie. Probabilmente i risultati della sinistra alla sinistra socialdemocratica nello Stato Spagnolo sono, insieme a quelli di Syriza in Grecia, le uniche due buone notizie su scala continentale. Partiti come UPyD [Unione Progresso e Democrazia - nasce dalla fuoriuscita a destra di alcune esponenti politici dal PSOE, ndt] nonostante crescano nelle percentuali (6,49% e 4 deputati oggi, a fronte del 2,85% del 2009), non riescono a polarizzare a destra l’elettorato. A sinistra la situazione cambia drasticamente:

La somma dei voti delle due principali liste a sinistra del PSOE, Podemos (1.244.605, 7,96%, 5 seggi) e IU (Izquierda Unida - Sinistra Unita, 1.561.246, 9’99%, 6 deputati) arriva a 2.786.151 (17,95%) e 11 deputati, non molto lontano dal PSOE (3.593.300, 23% e 14 deputati). Se alle due liste di sinistra aggiungiamo i voti di Primavera Europea (alleanza di forze ecologiste e di sinistra) che arriva all’1,91 (299.804 voti) arriviamo al 19,87 di voti a sinistra del PSOE. Potremmo oltremodo aggiungere i voti dei partiti regionali di Bildu (sinistra indipendentista basca) ed il BNG (sinistra indipendentista galiziana) che sommati arrivano al 2,07. In seggi come la Comunidad de Madrid [provincia di Madrid, ndt], Podemos (248.888 - 11,27%) e IU (231.889, 10,5%) insieme prendono più voti del PSOE (417.993, 18,93%). Dobbiamo dire però che il PSOE è ancora distante dal suo “fratello” greco PASOK, ancora non si è disgregato. È obbligato a mobilitarsi per recuperare e potrà trovare le forze lì dove solo apparentemente sembra non averne più. Ma a livello elettorale sembra esser giunto ad un punto di non ritorno.
Senza più cedibilità politica, incapace di offrire niente di diverso dalla destra, il PSOE sta perdendo l’unico argomento forte che gli rimane: essere l’unica forza che può rappresentare l'alternativa al PP. Non eravamo mai stati così vicini dal disarticolarlo. Questi treni passano solo una volta.

Non ci sono dubbi: la brusca apparizione di Podemos è la vera grande novità in tutto lo Stato Spagnolo. Un'irruzione spettacolare per i suoi risultati e per ciò che significa. La funzione principale della nuova formazione nel breve periodo è chiara: destabilizzare il sistema politico ed aprire una breccia nel bipartitismo davanti l’incapacità della sinistra tradizionale che sembra autodistruggersi. Il risultato di Podemos è una splendida notizia per chi non si sentiva rappresentato da nessuna delle forze esistenti, per chi si sente disorientato e senza punti di riferimento, per chi era convinto che fosse imprescindibile la presenza di un nuovo attore per animare la scena politica. Una scossa nel terreno di gioco, che parte dalle linee laterali verso il centro-campo per passare subito all’attacco. La sua irruzione scompagina i partiti e già ridisegna l'intera mappa politica della sinistra. Podemos ha fin da ora una grande responsabilità. Essendo la forza più nuova, più fragile e meno strutturata ha un gran peso sulle spalle: non deludere le speranze che l’elettorato gli ha affidato (non succede troppe volte che un partito entusiasmi molto più in là della propria minoranza di attivisti!), e continuare a portare avanti la scommessa che ha iniziato con successo. Il risultato di Podemos è anche, e cosi deve essere percepito, una grande sorpresa per quei militanti, simpatizzanti e votanti di IU che chiedevano al loro partito di portare avanti una politica più dinamica, meno istituzionale e più in sintonia con le aspirazioni popolari del 15M. Podemos sarà il pungolo che obbligherà IU a cambiare. Una buona notizia per i simpatizzanti di questa formazione politica che hanno ricevuto da Podemos un aiuto inaspettato. Infine la novità di Podemos è una buona notizia anche per gli attivisti catalani e per tutti gli altri attivisti dei territori senza Stato che oggi sono dominati dalla Corona di Spagna come i Paesi Baschi, la Galizia e le Asturie. Infatti l’apparizione di una forza politica presente in tutto lo Stato spagnolo che fin dall’inizio per bocca del suo capolista ha avuto una posizione molto chiara sul “diritto a decidere” sulla Consulta del 9N [il referendum per l’indipendenza della Catalogna che ci sarà il prossimo novembre nonostante la contrarietà del governo centrale, ndt], è un'importante novità di immenso valore strategico.

Il bipartitismo PP-PSOE, il “PPOE”, soffre una crisi crescente che non solo si riflette sulla perdita di voti ma soprattutto sulla perdita di credibilità di queste formazioni ormai incapaci di generare desideri e prospettive a chi ancora continua a votarli. Però non bisogna pensare che il bipartitismo ed il regime politico [durante il 15M il regime politico era inteso piu o meno come la casta da noi ma legato al sistema monarchico, ndt] non hanno più margini di manovra. Neanche bisogna pensare che la via d’uscita di questa crisi sarà automaticamente democratica e sociale. Il regime può ricomporsi tramite un binomio di rilegittimazione ed involuzione autoritaria e neo-accentratrice, oppure il vuoto politico può “riempirsi” con una alternativa demagogica e reazionaria come cambiamento “in extremis” in caso di fallimento definitivo del “PPOE”. Anche se questa non è sicuramente la tendenza dominante che contraddistingue il 25M, quello che è successo negli altri Paesi, come gli allarmanti risultati in Francia, dimostrano che il pericolo è sempre in agguato.

Non è una fase di business as usual, di grigia routine per la sinistra. Non è il momento per forze come IU di seguire con l’inerzia istituzionale e con la mentalità del compromesso con il PSOE che l'hanno caratterizzata in molti casi. Non è il momento neanche per gli attivisti sociali di continuare solo con l’attivismo sociale e sindacale. Si, è la base fondamentale per ogni cambiamento, ma oggi non basta più: bisogna porre la questione dell’alternativa politica. Non è il momento neanche per la sinistra anticapitalista ed alternativa di accontentarsi solo di essere minoranza battagliera senza vocazione maggioritaria e disposta solo a “costruirsi” la propria organizzazione.
Non bisogna essere spettatori passivi nel bel mezzo della crisi di regime. Bisogna stare appieno dentro le contraddizioni superando i complessi di inferiorità. Chiaramente senza perdere di vista gli obiettivi, senza confondere la vocazione maggioritaria con la dissoluzione programmatica, senza incappare in errori sconsiderati. È il momento di lavorare per articolare una maggioranza politico-sociale, anti-austerità e favorevole all’apertura di processi costituenti democratici che rompano l’ordine costituito nel 1978 [anno di entrata in vigore della Costituzione spagnola, ndt]. È l’ora di agire con la doppia prospettiva, di unità e radicalità da una parte e volontà di essere maggioranza dall’altra, per rimettere in discussione tutto! Per scrivere la parola fine una volta per tutte al nostro interminabile “nightmare” fatto di piani di austerità senza fine, di colpi di mano autoritari e di negazione continua di diritti democratici di base.

Non conviene tuttavia generare false illusioni. Costruire una maggioranza politica di rottura sarà un processo complesso e difficile, pieno di trabocchetti, di sentieri tronchi e di strade sbarrate. Avremo bisogno di un ampio processo di alleanze e discussioni tra diverse forze politiche e sociali sia a livello nazionale che con le realtà catalane, basche e galiziane, di cui oggi è possibile appena intravedere i contorni e le forme. Per iniziare a farlo bisogna ingrandire le brecce che oggi si sono aperte. Lavorando con lenta impazienza, con il realismo del sognatore e con una immaginazione razionale. Le crisi del PSOE e del PP, insieme all’irruzione di Podemos, è il primo shock che anticipa quello che potrà accadere. Il 25M è solo “l’inizio dell’inizio” a livello elettorale.

In Catalogna, dove la mobilitazione al voto in chiave nazionalista ed indipendentista è stata molto importante come dimostra l’alta partecipazione al voto (47,63% contro il 36,94% del 2009), si conferma una ampia maggioranza di partiti favorevoli al referendum sull’indipendenza del 9 novembre prossimo. Non ci sono dubbi su questo. I risultati dimostrano, ancora una volta, che il PSC [il partito socialista di catalogna, alleato a livello nazionale con il PSOE, ndt] è in forte crisi di credibilità sia a livello sociale che elettorale (358.539 voti, 14,28%, contro i 708.888 ed il 36% del 2009). Un PSC esausto, la cui somma di voti non raggiunge il buon risultato di ICV-EUiA (coalizione della Sinistra catalana ed i verdi catalani - 258.554, 10,30%) sommato a quello di Podemos (117.096, 4,66%). Il 25M riflette oltremodo lo scontro tra due forze, che i sondaggi già stanno pronosticando dalle ultime elezioni del parlamento autonomo catalano, tra una ERC (sinistra repubblicana catalana) che si sta affermando come prima forza della Catalogna (594.149 voti e 23,67%) ed un decadente CiU (partito conservatore nazionalista catalano, espressione storica del governo autonomo con 548.718 voti ed il 21,86%). Al margine delle elezioni troviamo senza dubbio la celebrazione del referendum indipendentista (purtroppo invalidato dalla Giunta Elettorale Centrale, fedele rappresentante del sempre più “cosmetico” carattere della nostra democrazia parlamentare) che ha riportato in cima all’agenda politica la grande questione strategica nel bel mezzo del dibattito indipendentista: estendere il diritto a decidere a tutte le sfere della società. Guardando al futuro, la proposta formulata nel Processo Costituente Catalano da Arcadi Oliveres y Teresa Forcades (una suora ed un economista protagonisti della campagna per il referendum indipendentista) per le prossime elezioni, cioè un blocco elettorale ampio contro l’austerità e favorevole ad una Repubblica Catalana, sembra essere, in chiave strategica, un grande passo in avanti. Tale iniziativa potrebbe far nascere un nuovo attore politico in Catalogna con la capacità di condizionare ed accelerare la dinamica di logoramento del CiU, il principale partito della destra catalana. In questo processo le cui parole d’ordine sono “decidere prima di tutto”, non possiamo accontentarci di essere semplici spettatori.

I prossimi mesi saranno decisivi. Si avvicina una nuova accelerazione politica misurabile con l’avvicinamento del momento della verità con il referendum del 9 di novembre. Lontano dall’essere un problema solamente catalano, il movimento indipendentista chiama alla mobilitazione tutte le forze politiche e sociali democratiche favorevoli ad un cambiamento sociale in chiave egualitaria in tutto lo Stato Spagnolo. La mancanza di voci convincenti e autorevoli in ambito statale favorevoli al “diritto a decidere” (favorevoli al referendum) è stata fino ad oggi clamorosa. La scomodità che la questione genera nella sinistra dello Stato Spagnolo è tanto comprensibile quanto cieca strategicamente: se Rajoy verrà sconfitto in Catalogna sarà colpito a morte e con lui il Regime di cui è garante. Come lavorare affinché il movimento indipendentista catalano non sia utile alla destra spagnola per rafforzare la sua base sociale anziché aiutare ad aprire una breccia definitiva verso la Transizione? È questa la questione principale. Per raggiungere tali obiettivi è necessaria una doppia strategia: per primo ci vuole la volontà della sinistra catalana e del movimento sovranista di trovare alleati fuori dalla Catalogna e non isolarsi solo nell’accumulazione di forze in chiave esclusivamente catalana; in secondo luogo, la solidarietà politica della sinistra spagnola in tutto lo Stato con il “diritto di decidere” in Catalogna. Così, Podemos può giocare un ruolo chiave.
Anche se squilibrata, la partita rimane aperta ed il finale è tutto da scrivere. In futuro, quando ci guarderemo alle spalle, potremmo vedere due realtà totalmente diverse; una dove soffrimmo una sconfitta storica senza paliativi che ha portato ad un impoverimento massivo de la maggioranza della popolazione ed una involuzione antidemocratica del sistema politico, un’altra dove saremmo riusciti a far deragliare la “seconda restaurazione borbonica”. Quale dei due futuri alternativi prevarrà? Senza dubbio oggi ci giochiamo il domani.

Traduzione di Marco Filippetti

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Podrà Podemos?
Juan Torres Lopez (da rebellion.org)

Gran parte dei risultati di domenica erano attesi: l'alta astensione, la sconfitta del PP e del PSOE, la crescita di Esquerra Republicana e di Izquierda Unida, l'aumento dei voti verso forze minoritarie... e anche l'entrata nel parlamento europeo di Podemos. Però in pochi sognavano che Podemos avrebbe costituito la quarta forza del Paese e che inoltre avrebbe superato IU in provincie così significative come Asturia, Madrid e in molte città importanti.

Podemos è la grande vincitrice delle elezioni, sebbene questo trionfo, come ha dichiarato Pablo Iglesias apprendendo i risultati, non è certamente quello che si sta cercando di ottenere, cioè farla finita con la casta politica, con i tagli ai diritti e alle libertà che stanno facendo sprofondare la Spagna nella miseria.

Questa è la prospettiva che Podemos ha aperto, all'improvviso, di fronte a milioni di persone che, forse per la prima volta negli ultimi anni, hanno iniziato a sognare che realmente ci siano possibilità di iniziare a registrare delle vittorie e non una sconfitta dietro l'altra.

Podemos ha introdotto nella politica spagnola, con successo, qualcosa che già aveva iniziato a svilupparsi attorno al 15M: la chiamata diretta alle persone, da parte di altre persone e non di apparati più o meno contaminati dalle zavorre di una transizione molto poco esemplare, come quella avuta in Spagna.

La sua proposta di primarie per eleggere le proprie candidate e i propri candidati (che, a proposito, ha ricevuto le maggiori critiche da IU e sorprendentemente da persone come Alberto Garzon (1) che in molti credevamo lontano da questo genere di tentazioni) marca già un Rubicone che inevitabilmente dovranno passare coloro che vorranno avanzare progetti credibili e realmente alternativi di trasformazione sociale. Il successo elettorale compensa di gran lunga le critiche che, inclusi molti di coloro che appoggiarono fin dal principio Podemos hanno avanzato per la forma con cui si sviluppavano le cose all'interno di molti circoli, dove non sempre domina quello stesso discorso antisettario e più intelligente e attrattivo che Pablo Iglesias e altri dirigenti di Podemos portano avanti.
Per tutto ciò, Podemos rappresenta ora il miglior riferimento e l'interprete più credibile per indicare il percorso nei prossimi mesi, davanti alle mobilitazioni e alle scadenze elettorali che ci aspettano.

Ma non sarà facile. I poteri forti che dominano la politica spagnola, d'ora in poi non saranno così generosi con i suoi leader, nè i mass media e coloro che pensano ancora che la storia si muova agli ordini delle avanguardie illuminate vedranno con buon occhio che sia la gente, dal basso, ad organizzarsi e a stimolare l'azione politica, come invece pretende e ha ottenuto Podemos.

Podemos dovrà anche affrontare i rischi e le difficoltà legati al fatto di "essere diventato grande" in così poco tempo.

La verità è che Podemos ha ottenuto un magnifico risultato elettorale disponendo di un programma appena articolato e senza avre affinato il discorso politico con il quale potrebbe rivolgersi alla maggioranza sociale e politica alla quale allude sempre Pablo Iglesias, e inoltre senza avere un'unità di vedute all'interno che in questi casi è imprescindibile. Credo che lì alberghino le sfide alle quali deve immediatamente fare fronte.

La prima è riffuggire come la peste la tentazione di sentirsi una sgila in più, per quanto già potente. La gente non vuole "zuppe di sigle", per quanto sia indubbiamente necessario che il maggior numero di queste converga, bensì, come detto, che sia "la gente a convocare la gente". Ciò significa che è necessario avanzare verso l'autorganizzazione con democrazia di base e un dibattito produttivo. La politica dall'alto e le coalizioni a base di diktakt e spartizione della torta hanno il cammino che hanno e queste elezioni l'hanno appena dimostrato.

La seconda sfida è articolare un programma di proposte per la Spagna rigoroso e attrattivo, che a mio modo di vedere dovrebbe racchiudere due grandi aspetti. Da un lato, le misure di austerità e tagli prese dal PP e dal PSOE a partire dal 2010 e che devono essere abolite quanto prima. Dall'altro le azioni positive (non solo i desideri) che possono far uscire la Spagna da dalla situazione di degenerazione morale, politica ed economica nella quale si trova.

Infine, Podemos non dobrebbe dimenticarsi che sebbene sia necessario preparare le elezioni che ci saranno nei prossimi mesi, parteciparvi e ottenere buoni risultati, non può essere una cosa fine a sé stessa perché la presenza nelle istituzioni risulta impotente e frustrante se non si dispone del contropotere che offre la gente organizzata dal basso e la mobilitazione costante per la difesa dei diritti e la denuncia, in ogni mometo, delle ingiustizie.

Magari Podemos possa e sia capace di continuare a far sperare, con successo, molte più persone, l'immensa maggiornaza che, incluso con l'indipendenza delle proprie idee, è esasperata dalla corruzione, dall'incompetenza, dalla venalità e dall'asservimento verso i potenti di coloro che ci governao.

Traduzione di Marco Pettenella

* Il titolo è un gioco di parole: "Ce la farà Podemos" N.d.t.
(!) Dirigente di IU N.d.t.

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"Non sarà dal parlamento europeo che cambieremo le cose"

intervista a Teresa Rodriguez da andalucesdiario.es

Teresa Rodriguez è nata a Rota (Cadiz) 32 anni fa. Lì ha cominciato a formarsi come militante nella lotta contro le basi militari che gli Stati Uniti hanno in Andalucia. Alla fine delle superiori si traferì a Siviglia per studiare Filologia Araba e all'università partecipando attivamente alle mobilitazioni contro la riforma dell'Università ad opera del PP, la LOU (1).

Ha preso parte anche alle iniziative per ottenere che gli immigrati che lavorano raccogliendo le fragole a Huelva, potessero ottere i documenti. Da dottoranda si è organizzata con il resto dei precari dell'università. Da quando ha iniziato a lavorare come professoressa di lettere nella scuola pubblica secondaria (2), si è iscritta al sindacato USTEA (3), del quale è delegata.

Vestita con la t-shirt della "marea verde" (4) o della Corrala Utopia (5), negli ultimi mesi si è totalmente impegnata in Podemos, piattaforma politica che domenica scorsa ha ottenuto un risultato a sorpresa nelle elezioni europee, eleggendo 5 eurodeputati. Teresa, numero due della lista elettorale, guidata da Pablo Iglesisas, è militante della Sinistra Anticapitalista. In precedenza è stata nelle fila di Izquierda Unida, dalla quale uscì delusa, ma a cui non chiude le porte per un futuro fronte comune.


Come spieghi l'irruzione tanto dirompente di Podemos, nel panorama politico spagnolo?

Forse ha a che fare con la necessità di proporre alternative che non siano esattamente i partiti tradizionali, spazi chiusi, difficilimente penetrabili dai cittadini, inscritti in una cornice identitaria in contraddizione permanente quando gestiscono le politiche di austerità e si scavano la fossa in governi "possibilisti e continuisti". Ma ha che vedere anche con il portare avanti una pratica coerente fin dall'inizio, con il non dipendere dai prestiti bancari per poter essere leali solo con le vittime dei poteri finanziari, che sono la maggioranza, con il progettare la "deprofessionalizzazione" della politica, il controllo quotidiano dei rappresentanti pubblici, la denuncia contro il sistema delle porte girevoli (6), la revocabilità degli eletti... La necessità che i rappresentanti pubblici assomiglino, nelle loro condizioni di vita, a quelle dei propri rappresentati. Credo cha abbiamo indovinato le tappe che hanno costruito questa candidatura, la raccolta di 50.000 firme in meno di 48 ore per iniziare il percorso, le primarie aperte con record di partecipazione, un programma partecipato, la costituzione di più di 300 circoli di responsabilizzazione popolare e cittadina. Sono stati 4 mesi di vita molto ben sfruttati ed è stata una campagna molto buona.

Per le elezioni amministrativo del 2015 sarà possibile una coalizione con Izquierda Unida?

Questo dovremo deciderlo nei circoli della partecipazione, che sono lo spazio decisionale del quale ci siamo dotati. Saranno i circoli a determinare, in qualunque caso, che tipo di alleanze e in che forma funzionare d'ora in avanti. Noi sosteniamo una democrazia radicale nella società, per tanto non sarebbe accettabile non praticarla tra di noi.
Fin dal principio abbiamo pensato che non volevamo negoziare le liste elettorali nelle segreterie. Ciò vuol dire che vogliamo aprire spazi di partecipazione tra eguali, con tutte le persone che si impegnano nell'iniziativa in ogni città. Questo sarà l'unico spazio di decisione su tutto: sulle candidature, sul programma... Noi vogliamo formare un fronte cittadino e popolare che diventi maggioranza politica per difendere chiaramente gli interessi della maggioranza sociale, non una somma aritmetica di sigle.
In ogni caso, io credo che dovremo essere coerenti sostenendo che quelli che saranno alleati dovranno essere chiari nell'affermare che non accettiamo nessun taglio giustificato da un debito ingiusto che deriva dal salvataggio delle banche e da una fiscalità ingiusta e che è necessario far cadere il bipartitismo senza appoggiare nessuna delle due gambe.

Quale sarà la prima iniziativa che Podemos porterà a Parlamento Europeo?

L'iniziativa che stavamo elaborando è una proposta contro la corruzione che si chiama direttiva Villarejo (7). Affermare che la corruzione è una forma di governo e che il miglior modo di rompere con la corruzione è vaccinarsi contro di lei. Il vaccino è il controllo collettivo. Tra le altre cose la proposta include misure come la limitazione degli stipendi di chi ha incarichi pubblici, la revoca degli incarichi, la limitazione dei mandati e altre misure per evitare il sistema delle porte girevoli. Questo noi lo facciamo subito direttamente e abbiamo deciso che non guadagneremo gli 8.000 euro che il Parlamento Europeo corrisponde ad ogni parlamentare. Ci pare che in qualche modo l'avere condizioni di vita qualitativamente differenti, distacchi il rappresentante pubblico dai suoi rappresentati. Nel mio caso, in particolare, continuerò a percepire esatamente ciò che guadagnavo come docente, 1.700 euro.
Abbiamo iniziato anche ad avere rapporti con altre forze europee che stanno considerando la necessità di non pagare il debito pubblico, di disobbedire al pagamento del debito illegittimo. D'altro canto, vogliamo anche affrontare il bisogno di costruire un'istituzionalità europea che sia a 180 gradi diversa da quella che c'è. Perché non è possibile esercitare alcun tipo di controllo cittadino sulle istituzioni europee che realmente decidono, ossia una Commissione Europea formata essenzialmente da tecnocrati eletti nei palazzi. Per di più ciò avviene nella Commissione, dove si assumono le decisioni che ci riguardano quotidianamente, che è completamente controllata dai poteri finanziari. Abbiamo anche proposte per democratizzare la Banca Centrale Europea, che è un organismo oscurantista diretto da tecnocrati sul quale non possiamo esercitare alcun tipo di controllo, eppure sta gestendo i fondi di tutti i Paesi.

Credi che dal Palramento Europeo, che non ha capacità decisionale, si possa cambiare qualcosa?

Effettivamente non sarà il Parlamento Europeo il luogo dove cambiaremo realmente le cose. Quello che però ci dà, in primo luogo, è l'opportunità di rendere visibile un determinato discorso ed una determinata pratica politica, che abbia corrispondenza nei prossimi appuntamenti elettorali a livello statale, provinciale, cittadino. Inoltre ci da la possibilità di avanzare proposte con altri Paesi, perchè il percorso della disobbedienza davanti alla Troika è duro e vogliamo allacciare relazioni con altre forze politiche che a livello europeo stiano pensando ad alternative simili, per costruire un fronte comune. Inoltre rappresenta anche un buono spazio di denuncia contro la casta politica che sfugge al controllo cittadino e che si sviluppa con totale impunità, specialmente nelle istituzioni europee.

Podemos ha utilizzato molto il termine "casta politica", ma ora avete tutti i vantaggi di cui può usufruire un parlamentare europeo. Avete paura di diventare parte di questa casta?

Già ci siamo dotai di antidoti per evitare di trasformarci in casta come, ad esempio, guadagnare uno stipendio normale. Abbiamo definito un massimo che equivale a tre volte il salario minimo. In qualche modo ciò eviterà di abituarci allo status istituzionale. Inoltre abbiamo stabilito la limitazione dei mandati, dal momento che capiamo che più di due mandati professionalizzano la rappresentanza pubblica. Abbiamo anche la possibilità di revocare in qualsiasi momento qualunque rappresentante pubblico di Podemos in qualsiasi istituzione si trovi. Sono gli impegni che hanno firmato tutti i candidati prima di presentarsi alle elezioni e ai quali si sono obbligati.

Cosa farete del resto dei soldi che vi verranno corrisposti come stipendio?

Lo dovremmo decidere tra tutti, perché questi soldi non sono nostri. A me vengono in mente svariate cose, tra le quali l'appoggio alle lotte sociali che da sette anni stanno dando risposta ai problemi dei cittadini, più che qualsiasi altra istituzione: la lotta contro i licenziamenti, gli sfratti, contro i tagli alla sanità, all'istruzione, ai servizi sociali... Questa potrebbe essere una buona forma di reinvestire ciò che l'europarlamento assegna ad ogni rappresentante.

Ti ci vedi prendendo un volo in prima classe?

No, perché non possiamo prendere voli in businnes, che è un altro degli impegni che ci siamo assunti per iscritto. E' una cosa simbolica, non faccio un feticcio del non utilizzo della prima classe sugli aerei. Però è vero, in certa misura, che rappresenta un antidoto contro il pericolo di trasformarsi in qualcosa di autonomo rispetto alla comunità che si pretende di rappresentare. Una deve vivere come i suoi rappresentati, deve guadagnare più o meno come i suoi rappresentati, deve viaggiare come loro. Nessun rappresentante pubblico di Podemos dovrebbe cambiare quartiere, nè mezzo di trasporto, né le sue condizioni di vita, perché, in un certo modo, l'esistenza determina la coscienza.

A cosa si deve il risultato elettorale di Podemos? Alcune analisi ne attribuiscono il merito alla continua presenza di Pablo Iglesias in televisione...

Si deve, effettivamente, all'aver reso visibile nei mezzi di comunicazione di massa un determinato discorso di approccio chiaro rispetto all'esistente, alla politica della Troika e alle misure aggressive che sono state applicate da quando è iniziata la crisi, effettivamente ha a che vedere con questo.
Ma ha anche a che vedere con il fatto che c'è stato un momento "podemos". Un momento nel quale le condizioni di vita della gente si sono iper degradate, nel quale la violenza dei dati in termini sociali è ogni volta più dura, coniugata con una mancanza di aspettative e una mancanza legittima di fiducia nei professionisti della politica. Il momento "podemos" era esattamente questo e la risposta a questo momento era definire misure programmatiche di urgenza per fermare quanto sta succedendo: no al pagamento del debito illegittimo, fine dei paradisi fiscali, lotta alla frode e all'evasione, riforma fiscale progressiva, coinvolgimento delle imprese strategiche,... Tutto ciò coniugato con una pratica che ci vaccini contro la corruzione e l'autonomizzazione dei rappresentanti pubblici, che rafforzi i meccanismi di controllo collettivo e la partecipazione nei processi decisionali delle organizzazioni che pretendono di rappresentare i cittadini.

Traduzione di Marco Pettenella

(1) Ley Orgánica de Universidades (una sorta di Testo Unico) N.d.t.

(2) coorispondente più o meno alle scuole medie italiane (12-15 anni) N.d.t.

(3) Unión de Sindicatos de Trabajadoras y Trabajadores en Andalucía N.d.t.

(4) il movimento nato con il 15M che autorganizza lavoratrici e lavoratori del settore della scuola N.d.t.

(5) occupazione a scopo abitativo a Siviglia N.d.t.

(6) allude alla pratica di lasciare un incarico per accedere ad altro N.d.t.

(7) l'ex pm anticorruzione Carlos Jiménez Villarejo è uno dei 5 deputati eletti N.d.t.

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