Nota quotidiana

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Mentre la politica è costretta a discutere delle ingerenze di Bagnasco, le notizie sugli scandali di abusi sessuali si susseguono. Nuove accuse contro Hullermann, il prete che Ratzinger non rimosse a Monaco di Baviera, mentre si dimette Moege già segrtario di Woytila. Il marcio è fin dentro le stanze vaticane e Ratzinger non sta facendo nulla per rimuoverlo

Lo scandalo sugli abusi sessuali compiuti da sacerdoti, in ogni parte del mondo, non cessa di riservare novità quotidiane. E questo mentre in Italia la prolusione del cardinal Bagnasco, con il suo rinnovato attacco al diritto all’aborto – e la sua ingombrante ingerenza nella campagna elettorale - sembra essere riuscita a far passare in secondo piano la vicenda. E’ di oggi la notizia che in Germania, il paese di Papa Ratzinger, la fiducia dei tedeschi nei confronti del Papa e della Chiesa cattolica è in caduta libera. Solo il 24% dei cittadini si fida di Benedetto XVI rispetto al 38% di sei settimane fa, mentre la percentuale dei tedeschi che si fidano della Chiesa cattolica è passata dal 29% al 17%. Il quadro è ancora più allarmante se si considerano solo i cattolici: in questo caso, la fiducia nel Papa è passata dal 62% di fine gennaio al 39% di metà marzo, mentre quella nella Chiesa è scesa dal 56% al 34. Il dato non può che risentire della ferita ancora fresca costituita dalle rivelazioni sugli abusi compiuti nelle diocesi tedesche e per i quali è emersa anche una responsabilità, sia pure indiretta, dello stesso Ratzinger. Oggi, ad esempio, è emersa una nuova accusa a carico di Peter Hullermann, il prete pedofilo che papa Ratzinger, quando era arcivescovo, aveva accettato di far curare nella propria diocesi di Monaco di Baviera (ma che poi era stato anche impiegato pericolosamente in attività pastorali). Lo ha reso noto l'arcivescovado di Monaco di Baviera e Frisinga precisando che «il presunto abuso sarebbe avvenuto nel 1998, quando il prete H. «era amministratore parrocchiale a Garching/Alz, sempre in Baviera. Il caso non è caduto in prescrizione e la presunta vittima era all'epoca minorenne», informa un comunicato, annunciando che l'informazione è stata trasmessa alla Procura e ricordando che il religioso è stato già sospeso.

Ma l’altra notizia di oggi è che il Papa ha accolto le dimissioni di mons. John Magee, vescovo di Cloyne, in Irlanda, e in passato segretario privato di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, anch’egli coinvolto in un'inchiesta su presunti casi di pedofilia. Magee, dal 1987 vescovo di Cloyne, nel sud dell'Irlanda, aveva offerto le sue dimissioni circa un anno fa, dopo essersi trovato al centro di uno scandalo scoppiato nella sua diocesi su presunti abusi sessuali su minori da parte di alcuni sacerdoti. Un caso sul quale le autorità ecclesiastiche avevano aperto gli occhi da tempo, e che non rientra tra quelli considerati dai più noti rapporti, Ryan e Murphy, sulla pedofilia all'interno degli istituti religiosi irlandesi. Il vescovo di Cloyne era stato chiamato in causa da un «Comitato nazionale per la salvaguardia dei bambini» che lo aveva accusato di non aver adottato nessuna sanzione ecclesiastica contro alcuni sacerdoti di cui era stata accertata la colpevolezza. Altri quattro vescovi hanno presentato le loro dimissioni dopo l'esplosione dello scandalo pedofilia in Irlanda. Il Papa però ha finora accettato solo quelle di Magee e di Donald Brendan Murray, vescovo di Limerick.
Magee, ha chiesto perdono alle vittime degli abusi da parte di sacerdoti commessi nella sua diocesi ammettendo le sue responsabilità nell'averne coperto i misfatti, dicendosi a disposizione della Commissione d'inchiesta.

Ma questa vicenda, insieme alla lettera del Papa agli irlandesi, restituisce il senso della reazione vaticana, celebrata come netta e rigorosa da parte degli apologeti – in prima fila si è distinto Berlusconi con l’ovvio proposito di incassare a stretto giro un consenso elettorale – ma che in realtà cerca solo di aggirare il problema limitandosi ad alcune “mozioni degli affetti”. E’ quanto scrive sul sito, ad esempio, il Movimento per la riforma “Noi siamo Chiesa” che definisce “molto debole” la lettera di Ratzinger: “Nella lettera c'è una "sgridata" alla Chiesa d'Irlanda ma nessun provvedimento concreto (come invito alle dimissioni di alcuni vescovi), nessun invito alle vittime a rivolgersi alle autorità civili, nessuna autocritica in merito alle responsabilità del Vaticano (nel rapporto Murphy lo si accusa di avere rifiutato qualsiasi collaborazione). Inoltre si invitano i vescovi a "continuare la collaborazione con le autorità civili" ma questa collaborazione non c'è mai stata. E perchè il Papa si rivolge solo ai cattolici e non anche a tutto il popolo d'Irlanda?”.

In realtà, la Chiesa, e il papato Ratzinger, sembra essere stata colta impreparata dagli scandali. Tutto preso nel suo obiettivo di riprecisare la missione ecclesiastica, fondandola sulla “preghiera e il ragionamento” e su una nuova centralità della liturgia e del rigore dottrinario, Ratzinger si trova alle prese con una vicenda che scuote alle fondamenta il senso della missione cattolica e alcuni dei suoi assi portanti. Come il celibato salito ormai sul banco degli accusati in seguito alle rivelazioni degli abusi. Non è la prima volta, quindi, che il Papa si trova costretto a dover intervenire su questo aspetto e lo ha fatto di nuovo anche oggi con un messaggio al X Forum internazionale dei giovani. Il celibato dei sacerdoti – ha detto - è «un segno eloquente dell'amore di Dio per il mondo e della vocazione ad amare Dio sopra ogni cosa». La realtà è lì pronta a smentirlo, visto che i sacerdoti troppo spesso scelgono di amare qualcun altro sopra ogni cosa.

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