Tempi moderni

Se questo è un candidato sindaco...

Manuele Bonaccorsi*

E' proprio lui, Guido Bertolaso, l'interpete del "potere assoluto" delle ordinanze, dello "stato d'eccezione" permanente come idea di Governo, a riemergere come candidato sindaco del Centrodestra a Roma.

E' proprio lui, Guido Bertolaso, l'interpete del "potere assoluto" delle ordinanze, dello "stato d'eccezione" permanente come idea di Governo, a riemergere come candidato sindaco del Centrodestra a Roma. La nostra casa editrice fu la prima, con il libro Potere assoluto di Manuele Bonaccorsi uscito nel novembre 2009, a denunciare quel meccanismo poi diventato materiale per la magistratura con le inchieste iniziate nel febbraio dell'anno successivo. Libro che divenne subito un caso editoriale. Per rinfrescarci la memoria su chi sia l'attuale candidato sindaco di Roma, pubblichiamo un capitolo del libro scritto subito dopo - nel luglio del 2010 - sempre da Manuele Bonaccorsi (insieme con Daniele Nalbone e Angelo Venti) Cricca economy. Uno stralcio che in poche migliaia di battute spiega l'ideologia politica - prima dei problemi giudiziari - di cui è portatore l'ex capo della Protezione civile.

La B2

«Per governare questo Paese ci vorrebbero sempre i poteri di protezione civile». Quando Silvio Berlusconi pronuncia questa frase a L’Aquila, in una delle sue numerose visite tra le macerie del sisma, pochi ne colgono l’esatto significato. Lo scandalo della Protezione civile non è ancora scoppiato e Gianni Letta può ancora trovare opportuno chiamare Bertolaso «San Guido, protettore dell’Aquila». I sondaggi segnalano il picco nella popolarità dell’esecutivo; nelle passerelle televisive esponenti del governo e della maggioranza elencano i risultati del “governo del fare”: lo stop agli sbarchi a Lampedusa, la soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, le case consegnate a tempo di record agli sfollati aquilani. Nel culmine del suo successo la frase di Silvio Berlusconi, che i più scambiano con uno dei tanti osanna all’efficienza degli uomini con le magliette blu e del loro capo Guido Bertolaso, ha il senso di una dichiarazione programmatica. Governare coi poteri di Protezione civile vuol dire esercitare il potere sempre in emergenza, in uno stato d’eccezione permanente. Vuol dire sostituire le leggi con atti amministrativi dell’esecutivo. Saltare il controllo della Corte dei Conti, della Corte Costituzionale, del Parlamento; esautorare gli enti locali; sospendere l’applicazione delle leggi e le indagini della magistratura; apporre il segreto di Stato sulle azioni del governo. E mobilitare l’esercito a difesa di questa segretezza.
Il governo del fare aspira a diventare una dittatura del fare. La Protezione civile è forse il principale strumento eversivo nelle mani del premier. Insieme all’attacco alla magistratura, alle leggi ad personam, al controllo sull’informazione, la Protezione civile è un’arma, la più potente, per ribaltare l’ordinamento costituzionale. All’azione degli uomini di Bertolaso il governo deve i suoi principali successi. Ad essi Berlusconi si è affidato per stravolgere le fragili basi della democrazia italiana. La vicenda della Protezione civile – l’abuso dei suoi poteri, il tentativo di trasformarla in una Spa, le indagini della magistratura che hanno inchiodato la Cricca – non è solo una questione giudiziaria. Il problema non sono solo le tangenti di Diego Anemone, né il vizietto del funzionario dello Stato Balducci di favorire i suoi protetti nell’assegnazione degli appalti. Meno ancora le presunte massaggiatrici che avrebbero curato, vestite con «bikini molto stretti», l’antipatica cervicale di Guido Bertolaso al Salaria sport village, centro sportivo costruito in deroga al piano regolatore proprio a grazie a un’ordinanza di Protezione civile. La questione, piuttosto, è politica. E riguarda il bene comune più importante che possediamo. La democrazia.
Cosa rende la Protezione civile così centrale, nel quadro del conflitto tra poteri dello Stato imposto dal premier al sistema politico italiano? Per quale motivo essa si è trasformata da struttura tecnica per la difesa da catastrofi naturali in un’arma micidiale puntata alle tempie della democrazia? Per rispondere a queste domande è necessario capire cosa caratterizzi la Protezione civile, cosa la renda uno strumento unico nell’ordinamento giuridico.

Ordinanze

L’arma fine di mondo in mano alla Protezione civile sono le ordinanze. Dal 2001 al giugno del 2010 Guido Bertolaso ne ha firmate circa 700, una ogni cinque giorni. Le ordinanze sono atti amministrativi e nella gerarchia delle fonti sono sottoposte al rispetto delle leggi, così come le leggi devono rispettare le norme fondamentali alla base dell’ordinamento giuridico, la Costituzione. Ogni giorno vengono varati centinaia, forse migliaia, di atti amministrativi: sono tali, ad esempio, i bandi di gara, le concessioni edilizie, le licenze commerciali. Le ordinanze, in particolare, sono atti amministrativi varati da organi monocratici, il cui titolare è cioè una persona fisica (presidenti di regioni, sindaci, prefetti, ministri, magistrati). In genere hanno l’obiettivo di applicare una legge, e comunque devono conformarsi alla normativa vigente. In caso contrario l’atto può essere dichiarato “illegittimo” da un tribunale e cessa di avere efficacia. Ma le ordinanze di Protezione civile sono atti amministrativi particolari. Possiedono una caratteristica unica. Non applicano le leggi, ma ne sospendono l’applicazione. Le ordinanze di Protezione civile si distinguono dalle altre migliaia di provvedimenti del Governo per questo speciale salvacondotto, che permette a un atto amministrativo, teoricamente sottoposto alle leggi, di “uccidere il padre”, cioè di cancellare la validità delle norme. Tali ordinanze possono essere varate esclusivamente dal Presidente del consiglio dei ministri e dal suo delegato a capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile e sono sottoposte a una precondizione necessaria: la dichiarazione di emergenza. Secondo la legge cioè, è possibile sospendere l’applicazione delle norme vigenti con un atto amministrativo solo in caso di gravissimi pericoli, tali da mettere a rischio la vita delle persone e delle comunità. A dichiarare lo stato di emergenza è il Governo, con un decreto del Premier. Ecco il grimaldello col quale il Presidente del consiglio sta scassinando l’equilibrio dei poteri: dichiarare l’emergenza per ogni occasione può dare all’esecutivo la possibilità di superare noiosi controlli da parte di Presidente della Repubblica, Parlamento, Corte dei conti, Corte costituzionale. Fornisce al premier una speciale patente da fuorilegge: il diritto legale di agire contro le leggi.
Quando Berlusconi, nel 2001, scopre questo strano meccanismo, fa un salto sulla sedia. E subito chiama Guido Bertolaso alla cabina di comando della Protezione civile.

Lo Stato d’eccezione

«L’Italia sta diventando un perverso laboratorio dove elementi altrove controllabili si combinano in forme tali da infettare l´intero sistema. Di fronte a pretese e interventi particolarmente devastanti, come quelli che stravolgono la legalità in nome dell´interesse di uno solo, si evoca lo “stato d´eccezione”, una categoria politica costruita per giustificare l´esercizio autoritario del potere di governo e che, tuttavia, rivela una sua nobiltà intellettuale che non si ritrova nelle miserabili prassi italiane di questi tempi. Che sono ormai così diffuse e radicate da impedire che si parli dello stato d´eccezione come di qualcosa appunto eccezionale. Come si è parlato di “emergenza permanente”, per imporre logiche autoritarie e manomettere i diritti, così è ragionevole definire lo stato delle cose italiane come uno “stato d´eccezione permanente”», scrive Stefano Rodotà, l’11 novembre 2009 su Repubblica. Lo stato d’eccezione permanente è lo strumento tramite il quale il governo Berlusconi porta avanti il suo processo di accentramento dei poteri e di assoggettamento di ogni potere in competizione. Non è una novità, né un fenomeno ristretto solo all’Italia. Al contrario, lo stato d’eccezione è una malattia ricorrente nei sistemi democratici, sin dalle origini. Violando le regole ordinarie che lo avrebbero costretto a un voto del Congresso, Abramo Lincon abolisce la schiavitù e contemporaneamente impone la legge marziale al Paese, sull’orlo della guerra civile, con un decreto presidenziale. L’intero New Deal di Roosvelt viene portato avanti tramite una delega con poteri pressoché illimitati di intervento nell’economia concessi dal Congresso al presidente. Il nazismo e il fascismo, che non abrogano le vecchie Costituzioni, altro non sono che uno stato duale, «la costituzione di una seconda struttura, spesso giuridicamente non formalizzata, che poteva esistere grazie allo stato d’eccezione» [Agamben]. La più compiuta teorizzazione dello stato d’eccezione si deve al giurista tedesco Carl Schmitt, che ne La dittatura distingue lo stato d’eccezione in dittatura commissaria, il cui compito è la difesa della costituzione vigente, una patente cioè a violare le leggi per imporre, in una situazione di disordine, «le condizioni di esistenza delle leggi»; e dittatura sovrana, il cui fine è imporre un nuovo ordine costituzionale. Nulla garantisce, però, che una dittatura commissaria non si tramuti in una dittatura sovrana. L’Italia non è da meno: l’abuso di decreti governativi «aventi forza di legge» è uno dei tratti ricorrenti dei governi repubblicani, fin dagli anni Sessanta. E continua nell’attuale legislatura, dove può accadere che la Camera dei deputati, per decisione del suo presidente Gianfranco Fini, chiuda per una settimana, per «mancanza di lavoro», in quanto la sua opera si riduce nell’approvare, sotto la scure del voto di fiducia, decreti disposti dall’esecutivo. Nel solo 2009 il Governo ha varato 80 decreti di emergenza del presidente del Consiglio e 105 ordinanze di Protezione civile. Se estendiamo il calcolo a leggi di iniziativa governativa e decreti legislativi arriviamo a quota 429. «Il Parlamento non è più l’organo sovrano cui spetta il potere esclusivo di obbligare i cittadini attraverso la legge: esso si limita a ratificare i decreti emanati dal potere esecutivo. In senso tecnico la Repubblica non è più parlamentare, ma governamentale», scrive ancora Agamben. Lo stesso percorso è possibile trovarlo in tutti i Paesi occidentali, specialmente durante la fase della “guerra globale al terrorismo”, dove il rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e la sospensione di diritti costituzionalmente garantiti in nome della sicurezza, diventa pratica comune. A partire dagli Usa di Bush, dove Patriot act e Military order abrogano di fatto l’habeas corpus, legalizzano la tortura e la detenzione amministrativa (cioè non convalidata da un giudice). La stessa pratica sopravvive, ancora oggi, nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, dove i migranti “clandestini” vengono imprigionati con garanzie sensibilmente inferiori a quelle riservate ai normali cittadini.

Potere assoluto

La nuova Protezione civile, plasmata da Berlusconi e Bertolaso, nasce nel 2001. Il premier si è appena insediato a Palazzo Chigi. Il 7 settembre il Consiglio dei ministri vara il decreto legge 343, «Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di Protezione civile». Il decreto cancella L’Agenzia di Protezione civile istituita dalla legge Bassanini e la riporta sotto il controllo di Palazzo Chigi: «Il Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero il Ministro da lui delegato, promuove e coordina le attività delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni, degli enti pubblici nazionali e territoriali e di ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale, finalizzate alla tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri grandi eventi, che determinino situazioni di grave rischio». Contemporaneamente viene chiamato a dirigere il dipartimento della Protezione civile, posto sotto la Presidenza del consiglio, Guido Bertolaso. Il decreto viene approvato, e poi convertito dal Parlamento, senza destare alcuno scandalo. A capo dell’opposizione c’è allora Francesco Rutelli, uomo molto vicino a Guido Bertolaso, col quale l’allora sindaco di Roma gestì il Giubileo del 2000. L’ex capo della Protezione civile Franco Barberi esce silenziosamente di scena: è indagato dalla magistratura e i telegiornali hanno trasmesso le immagini degli aiuti per i profughi kosovari raccolti dall’istituzione che dirige lasciati marcire sotto il sole. Berlusconi, senza suscitare proteste, prepara il suo inattaccabile strumento di governo autoritario. Il decreto viene convertito in legge due mesi dopo (legge 401 del 9 novembre 2001). Il comma 5 bis della legge di conversione prevede che «le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, si applicano anche con riferimento alla dichiarazione dei Grandi eventi rientranti nella competenza del Dipartimento della Protezione civile e diversi da quelli per i quali si rende necessaria la delibera dello stato di emergenza». D’ora in poi, si potranno utilizzare le ordinanze di Protezione civile, col loro straordinario potere di deroga, anche nel caso di non meglio specificati «grandi eventi» sportivi, religiosi o politici. La Presidenza del consiglio da allora diventa una fabbrica di ordinanze. Vengono dichiarati fino al 2010 circa 50 Grandi eventi, e 700 ordinanze emergenziali. Se si escludono quelle legate a frane e alluvioni, la gran parte delle ordinanze fa riferimento a calamità a dir poco dubbie. Per l’emergenza traffico si giustificano poteri straordinari a Catania, Palermo, Messina, Napoli, Roma, Venezia, Trieste, Gorizia. Con le ordinanze si gestiscono gli appalti per i Mondiali di ciclismo di Varese, i giochi del mediterraneo di Pescara, la Vuitton cup di vela a Trapani nel 2004 e alla Maddalena nel 2010, i Mondiali di nuoto a Roma, i viaggi pastorali del papa, feste patronali. Tramite ordinanze si governa la gestione dei rifiuti a Napoli e Palermo, la sanità in Calabria. Con le ordinanze si edificano la Pedemontana veneta e il Passante di Mestre, il porto di Trapani, alberghi e approdi turistici alla Maddalena, una circonvallazione a Varese, centri commerciali sotterranei a Catania, piscine private a Roma, si costruisce il termovalorizzatore di Acerra e numerose discariche in zone sottoposte a vincoli paesaggistici e naturalistici. Con ordinanza si finanziano i viaggi pastorali del papa, la costruzione di ospedali del Vaticano in Cile. Si gestiscono i due più importanti siti archeologici del mondo, il foro romano e Pompei. Con le ordinanze si sottopongono al segreto di Stato pezzi del territorio nazionale alla Maddalena e in Campania si mette l’esercito a guardia di discariche e inceneritori. L’emergenza è la premessa e le ordinanze di Protezione civile sono lo strumento di uno straordinario potere economico, politico, militare, concentrato nelle mani di due persone: la B2, Berlusconi e Bertolaso.

* Tratto dal libro Cricca economy. Dall'Aquila alla B2, gli affari del capitalismo dei disastri (Edizioni Alegre, 2010)

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