Tempi moderni

Se l'Aquila dice no

di Stefano Frezza

1000 chiavi per riprendersi la città. La protesta aquilana è molto di più di uno sfogo ma il primo segnale di una mobilitazione che sta per allargarsi. Segno che il tempo delle bugie sta finendo

Un migliaio di cittadini hanno varcato anche la scorsa domenica mattina la zona rossa a L’Aquila al grido:”Riapriamo la città!” Le proteste per i ritardi nell’inizio dei lavori di ricostruzione si fanno sempre più palesi e con il passare delle settimane cresce anche la consapevolezza dei cittadini verso la gravità della situazione e le gravi responsabilità di chi ha gestito l’emergenza nel “cratere”.
La manifestazione di domenica mattina – 1000 chiavi per riaprire la città” - è stata molto partecipata e centinaia di chiavi, insieme a decine di cartelli, sono state legate dai partecipanti alle transenne che impedivano l’accesso alla zona rossa.
Le forze dell’ordine, presenti in gran numero, non hanno nemmeno cercato di impedire ai manifestanti di oltrepassare gli sbarramenti e raggiungere Piazza Palazzo – una delle piazze più frequentate dagli aquilani prima della tragedia del 6 aprile.
Durante gli interventi aperti a tutti i manifestanti è spuntato anche il Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente apertamente contestato dalla stragrande maggioranza dei presenti. Al Sindaco, oggi Vice-commissario alla ricostruzione, viene imputata non solo la condivisione del Piano C.A.S.E. ma anche lo straordinario accanimento burocratico che rallenta ogni opera, oltre al totale immobilismo verso l’immane opera di smaltimento delle macerie che ancora oggi – ad 11 mesi dal sisma – ingombrano tutte le strade cittadine.
E proprio questo sarà il tema della manifestazione già convocata dai comitati cittadini per domenica prossima: “Ripuliamo la città dalle macerie”. Muniti di secchi, carriuole e quant’altro si lavorerà per rimuovere le macerie dal centro storico. Sarà soltanto un’ennesima provocazione ma i cittadini stanno dimostrando di avere tutte le intenzioni di non voler cedere sulla strada della ricostruzione e della riappropriazione dei propri luoghi.

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