In movimento

Sarà tutto un altro film

Emiliano Salvi

Un'altra sperimentazione di spazio di mutuo soccorso a Milano, l'occupazione del cinema Maestoso, propone un nuovo progetto di autogestione conflittuale.

Compie una settimana di esistenza Ri-make, la nuova occupazione situata nell’ex Cinema Maestoso, di Corso Lodi 39 a Milano, chiuso ed abbandonato a se stesso nel 2007, poco prima dello scoppio dell’attuale crisi economica.
In un periodo in cui privatizzazioni e misure d'austerità creano sempre più disuguaglianza sociale e infliggono effetti negativi alle condizioni di vita della maggior parte della popolazione, in un periodo dove il livello del servizio pubblico e dell’assistenza sociale vengono sempre più attaccati e diventano sempre più inconsistenti, l'occupazione parte da una sfida precisa, netta ed attuale. Cosa può accadere se uno spazio privato viene restituito al pubblico? Cosa succede se in quello spazio scompaiono la figura del proprietario/imprenditore e quella dell’utente/consumatore? Cosa accade se si crea, invece, una realtà in cui costruire congiuntamente un progetto comune, basato sull’autogestione e sull’autorganizzazione, mettendosi in discussione in prima persona, condividendo riflessioni, provando pratiche decisionali orizzontali, non escludenti e paritarie?
Queste sono le modalità di autogestione ed autorganizzazione che Ri-make vuole sperimentare all’interno dello spazio occupato, di modo che tutti i progetti che vi hanno luogo possano svilupparsi in nuove forme di conflitto e di lotta.
Proporre uno spazio che possa essere luogo di riferimento di differenti, per quanto sinergici, percorsi politici con l’obiettivo comune di una società diversa, significa anche un deciso “no” alla speculazione selvaggia, che con l’avvento dell’Expo 2015 è dilagante in questa città, sempre più fulcro dell’economia finanziaria e sempre meno città di incontro e relazione. L'impoverimento della periferia e, al polo opposto, il rafforzamento di una Milano vetrina hanno privato il quartiere di punti di riferimento ricreativi e di socialità, come il teatro e la libreria di zona che sono ormai stati chiusi.
Queste riflessioni hanno spinto alcuni collettivi (Rivolta il debito, il collettivo lgbit Tabù, AteneinRivolta, Ri-Maflow) a riappropriarsi proprio di questo spazio e a proporre un progetto dal nome Ri-make, partendo da necessità e bisogni attraverso un processo di mutualismo. Proprio per questo una delle prime proposte è stata l’apertura di un’aula studio per studenti e studentesse, di cui si possa usufruire tutto il giorno e tutti i giorni, anche la sera e nei week-end. Quest’esigenza è diventata primaria, dal momento in cui lo Stato ha smantellato l’università pubblica e tutti i luoghi di diffusione della cultura e del sapere o che, perlomeno, dovevano essere tali.
L’obiettivo, però, non è sostituirsi al welfare state, ma cercare di creare, in un momento di crisi come quello attuale, spazi di rottura e lotta per potersi riappropriare di tutti quei diritti che oggi sono negati, costruendo un luogo fruibile anche dai giovani lavoratori e precari che cercano la strada giusta per poter creare conflitto a partire dalle proprie esigenze ed esperienze, dando spazio alle soggettività che oggi la società non considera e maggiormente sfrutta, quali i migranti, i soggetti lgbit e le donne, portando avanti un’analisi che riesca a intersecare tutti i bisogni e a connettere tutte le lotte. Un confronto naturale ed immediato è quello con l’esperienza di uno dei soggetti costituenti di Ri-make, Ri-Maflow, che si adopera per creare le condizioni per una forma di auto-reddito, partendo dalla propria esigenza dopo la chiusura della fabbrica Maflow, in un’ottica di conversione ecologica e riciclo.
Inutile dire quale sia stata la reazione degli e delle abitanti del quartiere, che hanno risposto con entusiasmo quando martedì mattina si sono accorti che il cinema Maestoso, al limite tra la periferia e il centro della città, aveva riaperto le sue porte.

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