Corrispondenze

Riaffiora in tutta l’America Latina il problema dell’impunità

di Antonio Moscato

Dopo il caso dei figli di desaparecidos adottati da una delle famiglie più ricche di Argentina, si moltiplicano i casi che riguardano le infamie compiute dalle dittature degli anni 70. Non solo a Buenos Aires ma anche in Cile e nello stesso Brasile dove il governo Lula "si sveglia" solo ora

In Argentina c’è stato un altro caso drammatico di giovani contesi tra i genitori adottivi e le nonne che da oltre trent’anni cercano di trovare le loro tracce sapendo che, quando i militari avevano preso la loro figlia o nuora, questa era incinta.
Le avuelas de Plaza de Mayo (e il gruppo di hijos (figli) che le sostengono in questa difficile battaglia) ne hanno rintracciato quasi duecento attraverso il confronto del loro DNA con quello delle famiglie degli scomparsi, ma spesso si sono trovate di fronte a problemi psicologici complessi, tra cui il frequente rifiuto di sottoporsi al prelievo di sangue per i test, in genere per la paura di scoprire che i “genitori” che li avevano cresciuti e che avevano amato, erano stati responsabili diretti dell’uccisione della loro madre biologica, o avevano partecipato in qualche modo almeno indiretto a quella serie di atrocità.
L’ultimo caso, che ha fatto più rumore, e ha avuto risvolti giudiziari clamorosi, riguarda un ragazzo e una ragazza di 33 anni, fratelli per la legge, ma non biologicamente, che erano stati adottati nel 1976 in circostanze romanzesche (lei sarebbe stata trovata in una scatola davanti alla porta, il fratello offerto da una madre risultata poi inesistente). Un caso come tanti, ma la madre adottiva non era una oscura moglie di un sottufficiale di polizia come in altri casi, ma Ernestina Herrera de Noble, una ricchissima ex ballerina di flamenco che aveva ereditato dal marito la proprietà del principale quotidiano argentino, Clarín. Oggi la famiglia Noble è proprietaria anche di un importante canale TV, di una cartiera e di molte partecipazioni internazionali, insomma è collocata da Forbes al posto numero 147 dell’elenco delle famiglie più ricche del mondo. Un problema in più per i due giovani, preoccupati di perdere tutto; ma anche un problema per i magistrati (il primo a occuparsene nel 2002 fu bruscamente destituito e sottoposto a una campagna di denigrazione spaventosa), che hanno visto la mobilitazione di potenti apparati per evitare che il sangue dei due fosse analizzato nel centro che contiene la più grande banca dati. È stato mandato invece a un laboratorio privato non attrezzato e che non offre la minima garanzia.
Ogni tentativo di arrivare a un controllo effettivo (ad esempio con un prelievo di spazzolini, pettini e indumenti intimi, previsto da un’apposita legge per aggirare il rifiuto di farsi prelevare il sangue) ha suscitato una canea mediatica che definiva “fasciste” l’iniziativa e la legge stessa.
Ma accanto a questo caso pubblicizzato anche in Italia perché al limite della telenovela, in Argentina l’attenzione è concentrata assai più su alcuni processi, tra cui quello all'ex tenente della marina militare Alfredo Astiz e altre 18 persone accusate di diversi delitti, tra i quali l'omicidio di due suore francesi e dello scrittore Rodolfo Walsh.
Astiz, conosciuto come “l’angelo biondo della morte”, riuscì ad infiltrarsi qualche mese dopo il golpe del 1976 in gruppi per la difesa dei diritti umani. E' ritenuto responsabile per le uccisioni, avvenute con i “voli della morte”, delle persone recluse durante il regime nell'Esma (Escuela mecanica de la Armada) di Buenos Aires, torturate e lanciate da aerei in quota nelle acque dell'oceano Atlantico. 
Quasi 5000 persone sono state torturate all'Esma e poi uccise, come la fondatrice del movimento delle madri della piazza di maggio, Azucena Villaflor uccisa e sepolta nel 1978 (il suo corpo è stato ritrovato ed identificato nel 2005). Il sequestro, la tortura e l'assassinio di persone straniere, tra cui le suore francesi, ha già portato a varie condanne ad Astiz in Europa, senza che però venisse concessa l’estradizione.
E questo è il punto dolente: la maggior parte dei criminali che hanno insanguinato l’Argentina, il Brasile, il Cile, sono a piede libero, oppure sono comodamente ospitati in ospedali militari nel loro paese. Del Brasile si è parlato tanto sollevando scandalo per il rifiuto di estradare Battisti in nome di una norma che esclude la validità di condanne in contumacia, ma non si è detto che lo stesso ministro della Giustizia Tarso Genro aveva rifiutato l’estradizione per un generale brasiliano condannato in Italia per l’uccisione di alcuni cittadini italiani, senza che ci fosse nessuna protesta.
Durante le due presidenze di Lula per giunta non è stato fatto nessun passo per far cessare l’impunità assicurata ai militari torturatori, e così è stato in Cile durante la presidenza della Bachelet, in Uruguay, nonostante fossero ministri dei militanti ex tupamaros come Pepe Mujica che aveva passato lunghi anni in carcere, ecc.
Negli ultimi giorni di dicembre Lula ha annunciato di voler costituire una "Commissione della Verità", che dovrà far luce sui crimini commessi dalle Forze armate durante la dittatura militare in Brasile, nel ventennio 1964-1984. Secondo la segreteria di Diritti Umani del governo, che sembrerebbe aver superato le resistenze del ministero della Difesa sull'ipotesi Commissione, le persone incarcerate nel corso del ventennio sarebbero intorno a 50.000, 20.000 quelle torturate. Circa 400 le persone assassinate e 87 i desaparecidos.
Se vere, sono cifre relativamente modeste rispetto a quelle dell'Argentina e del Cile, ma il problema è che finora nessuno ha pagato. E difficilmente pagherà, il modello sembra essere quello sudafricano, si discute ma non si punisce.
Comunque anche in Cile, ora che sta per uscire di scena, Michelle Bachelet ha pensato a un gigantesco Museo della Memoria e dei diritti umani, creato con un budget di 19 milioni di dollari ispirandosi, per impostazione e obiettivi, al Museo dell'Olocausto di Washington. Aprirà i battenti il prossimo 11 gennaio, primo «omaggio in pietra» alle 31 mila vittime del regime di Pinochet, uccise, rapite e torturate dal 1973 al 1990. Un omaggio che arriva un po’ tardi, e alla vigilia della possibile elezione di un presidente di destra.
Possiamo domandarci perché i governi di centrosinistra si “svegliano” solo ora? Probabilmente è una risposta, modesta e insufficiente, alla nuova situazione e alla fine delle illusioni riposte in Obama ancora solo un anno fa. In America Latina tira una brutta aria, tra la legittimazione del golpe in Honduras, l’apertura di basi USA in Colombia, la riattivizzazione della VI Flotta nei Caraibi, l’assurda decisione di mettere Cuba - contro ogni logica - in testa alla lista degli “Stati terroristi”. È logico preoccuparsi che – nel quadro di una crisi economica che continua a colpire duro - si delinei una sorda resistenza ai cambiamenti tra le forze armate e gli apparati burocratici, rimasti gli stessi in ciascun paese, anche dopo l’instaurazione di governi riformisti.

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