Nota quotidiana

Quelli di DP

Andrea Montagni*

Una recensione del libro Gli ultimi mohicani. Una storia di Democrazia proletaria pubblicata sulla rivista della Cgil Lavoro e società, che non a caso fa riferimento alla storia dell'esperienza sindacale Democrazia consiliare.

Matteo Pucciarelli, giornalista trentenne pubblica, per i tipi delle edizioni Alegre, un libro-inchiesta di taglio giornalistico, con un complemento di titolo impegnativo, “una storia di Democrazia Proletaria” e un titolo “Gli ultimi mohicani” che dev’essere sembrato, a chi lo ha scelto, affascinante, ma che a me ha ricordato solo una canzone postsettantasettina di Gianfranco Manfredi, triste, ironica e sconsolata intitolata, per l’appunto, “ultimo mohicano”: “forse torneranno, forse quest’altr’anno gli altri come me... e la barricata dove l’han portata? Non c’è proprio più... e le marmotte chi le sveglia più”.
Comunque, il libro di Pucciarelli, che si basa soprattutto “sulle testimonianze dirette di chi quegli anni l’ha vissuti in prima persona” compone un affresco vivace e riprende il filo del racconto là dove si era fermato, con maggiori ambizioni storiche, il bel saggio di William Gambetta (“Democrazia proletaria”), uscito proprio l’anno scorso per le edizioni Punto Rosso.
Pucciarelli compie una veloce ricostruzione storica, sociologica e politica del biennio 68-69 per arrivare, con qualche semplificazione, alla sinistra rivoluzionaria degli anni 70 e dedica ben due terzi del suo saggio alla ricostruzione dell’esperienza di DP, dalla formazione del cartello elettorale, nel 1975 (grosso modo dove si ferma il libro di Gambetta), fino allo scioglimento del partito e alla sua confluenza nel Partito della Rifondazione comunista, nel 1991.
Il saggio è di buon livello, ben periodizzato e scritto con uno stile fluido e piacevole: si vede che dietro il taglio giornalistico stanno solide basi di conoscenza della sinistra di alternativa e della storia del movimento operaio e dei movimenti del nostro paese negli ultimi quarant’anni.
Inevitabilmente, il taglio giornalistico e d’inchiesta sacrifica nessi possibili o verificabili tra realtà economica e sociale d’Italia, movimenti della società, forze politiche. Non approfondisce il quadro dello sviluppo capitalistico e delle sue contraddizioni, della relazione tra lotta politica e lotta delle classi, della relazione tra le soggettività politiche della sinistra e le classi e strati sociali. Su questo, dopo la ricostruzione d’insieme – e anche in quella – prevalgono rapide, seppur efficaci, pennellate.
Ne risulta – appunto – un affresco che tornerà utile a quanti vorranno cimentarsi prossimamente con opere di impostazione storiografica e/o comparatistica, grazie anche ad una essenziale utilissima bibliografia. Una bibliografia che si apre, nella pagina dei ringraziamenti, nominando i testimoni orali citati nel testo e che si chiude, in calce alla stessa, con il riconoscimento delle fonti orali come fonti primarie (e come tali, aggiungo come ho avuto modo di dirgli personalmente nell’intervista che mi fece, condizionate dal limite della testimonianza non più coeva e “riletta” con il senno di poi da parte degli stessi informatori). Una bibliografia direi esaustiva ed essenziale, dalla quale si evince quanto poco spazio abbia trovato fino ad oggi nella storiografia italiana – a parte le autobiografie o la memorialistica – la nuova sinistra, che pure ha avuto un peso rilevante nella vicenda politica e sociale italiana.
Segnalo, infine, ai nostri lettori (dopo “Spine rosse” di Paolo Andruccioli, che per primo ha cercato di ricostruire l’esperienza sindacale di Democrazia consiliare) lo spazio che Pucciarelli dedica alla ricostruzione della genesi di Democrazia consiliare e al suo rapporto con il partito di Democrazia proletaria e dentro la CGIL. In questo, Pucciarelli contribuisce a combattere una battaglia di verità per far uscire dall’oblio, in cui ha cercato e cerca di confinarla il silenzio di certa stampa engagée, una pagina importante della storia della nuova sinistra nel movimento operaio e sindacale italiano.
In sintesi: “Gli ultimi mohicani”, un libro che vale la pena leggere.

*recensione pubblicata sul numero 12, 1 luglio 2011, della rivista della Cgil "Lavoro e società".

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