Accade a sinistra

Puglia, una persona sola al comando?

di Gianni De Giglio

Lettera aperta a Nichi Vendola: nonostante i personaggi identici le primarie non sono quelle di cinque anni fa. Delusa e dispersa la spinta di allora, come potrai far valere un programma politico diverso da Boccia?

Domenica 24 gennaio si terranno le primarie per decidere il candidato del centro sinistra alla presidenza della Regione Puglia. Fare un paragone con le stesse di cinque anni fa, per alcuni versi, non è del tutto appropriato; per altri forse è possibile. Le primarie in quanto tali non possano essere equiparabili ai meccanismi della democrazia partecipativa e confermano a posteriori decisioni già prese. Si tratta di uno strumento che accentua ancora di più forme di populismo, che creano un’aureola partecipativa sul nome di un leader, di un’unica personalità, slegata dal protagonismo e dalla partecipazione diretta dei soggetti sociali, dalla presenza del conflitto sociale che questi generano, dalla loro auto organizzazione per la definizione
di programmi politici.
Di fronte alla mancata esplicitazione di un chiaro progetto politico, dipendente addirittura dallo stesso Pd e da altre forze che incarnano politiche social-liberiste, incapaci di dare delle risposte alternative alla crisi economica, l’aver strappato le primarie conferma l’auto investitura di Vendola a rappresentare le problematiche sociali solo ed esclusivamente sulla propria persona, a delegare problematiche collettive sul proprio carisma, piuttosto che avvertire la necessità di costruire in maniera autonoma ed indipendente un’organizzazione di sinistra ecologista, antirazzista, femminista che metta al centro, a discapito dei profitti, il valore delle condizioni di vita e di lavoro dei precari, dei lavoratori, delle donne e dei migranti.
Cinque anni fa molti erano i giovani che sostenevano Vendola durante il suo percorso che lo ha portato alla vittoria. Quell’entusiasmo verso Vendola il sovversivo, che metteva sempre gli ultimi al primo posto (come enunciavano i suoi manifesti), nasceva dalla costituzione spontanea ed auto organizzata dei comitati elettorali: luoghi che col tempo sarebbero dovuti diventare spazi di discussione, di pratica democratica delle decisioni, di emersione delle condizioni disagiate di vita di larghe masse della popolazione, di rivendicazione di diritti collettivi ed individuali.
Quella forza giovanile veniva anche da molto lontano, da Genova 2001, dai Social forum, dal movimento contro la guerra, dal gay pride di Bari 2003. Una forza accumulata in anni di conflitto sociale, di speranza. Col passare dei mesi, però, quell’entusiasmo si è trasformato in illusione a vantaggio dell'autoreferenzialità dell’alleanza di centro sinistra. Molte di quelle energie prima si sono disorientate, poi disperse e frammentate. La dispersione di quelle forze è coincisa con il fallimento e la scomparsa della sinistra politica, inghiottita dalle sabbie mobili del potere istituzionale.
Se cinque anni fa, pur con la presenza di un partito della Sinistra alternativa, quale Rifondazione, che si fermava in Puglia al 5% con il resto dell’alleanza di centro-sinistra al 45%, già dal giorno dopo le regionali si
subivano le politiche antisociali e l’egemonia politica e culturale dell’Unione, come potrà, oggi, Vendola far valere un programma politico diverso dal suo avversario Boccia? Se esistono delle differenze politiche, questo scarto è risolvibile con il semplice ricorso alle primarie? Le primarie, e l’eventuale candidatura di Vendola alla presidenza, saranno sufficienti a garantire e a determinare programmi politici realmente alternativi alle politiche del PD e delle grandi imprese? Oppure si tratta solo di una lotta per la leadership e per la salvaguardia del potere fin qui conquistato con i propri apparati ed entourage?
Gianni De Giglio, Sinistra Critica

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