In movimento

In piazza, uniti, i movimenti territoriali del Lazio

di Daniele Nalbone

Dai No Coke alla Rete No Turbogas di Aprilia. Dalle vertenze contro gli inceneritori di Albano, Colleferro e Malagrotta, a quelle contro la Roma-Latina passando per i No Fly di Ciampino e di Viterbo. Per finire ai movimenti per il diritto alla casa. Il 6 marzo a Roma è il giorno dei movimenti territoriali del Lazio uniti contro le nocività. Durante la manifestazione la presentazione del libro "In prima persona"

«La nostra lotta è la loro lotta. E viceversa». Con questo spirito, proprio di chi ha una battaglia comune da portare avanti più che di mutuo soccorso, i Movimenti territoriali del Lazio sono pronti a scendere in piazza, per la prima volta uniti, contro le nocività. Lo faranno domani, dalle 16, in piazza Santi Apostoli, a Roma. Dai No Coke dell’Alto Lazio alla Rete dei cittadini No Turbogas di Aprilia. Dalle vertenze contro gli inceneritori, come quelle di Albano, Colleferro e Malagrotta, a quelle contro autostrade spacciate per “corridoi intermodali” come la Roma-Latina passando per i comitati No Fly di Ciampino e di Viterbo. Fino all’ultima lotta iniziata, in ordine di tempo: quella del comitato “Fiumicino Resiste” contro la costruzione del mega porto turistico nella cittadina del litorale romano di cui la premiata ditta Polverini-Bonino ha appena inaugurato i cantieri.
«La necessità di mettere in relazione le problematiche vissute da una singola vertenza» spiegano dall’assemblea permanente No Fly di Ciampino «con quelle vissute dalle “sorelle” sparse in tutto il Lazio, ci ha spinto a partecipare a questo percorso, aderendo alla manifestazione unitaria indetta per domani». Perché «è in ogni singola battaglia del territorio» spiegano «che vive l’opposizione sociale contro le grandi speculazioni adoperate dalle istituzioni locali cui attingono continuamente le forze imprenditoriali più potenti». Enel, Eni, Colari, Caltagirone, Ama, Acea, Sorgenia, Impregilo, Ansaldo, Ryanair, AdR.
«Le popolazioni locali» spiegano i movimenti nell’appello unitario «hanno risposto ai “potenti” che si celano dietro ogni grande opera autorganizzandosi in Comitati e lottando in prima persona». Così queste donne e questi uomini che da anni stanno resistendo all’aggressione dei loro territori «da parte di chi vuole fare profitto sulla salute e sull’ambiente» si stanno opponendo alla politica piegata agli interessi dei privati, «una politica» denunciano «che schiaccia i bisogni e le volontà delle popolazioni per favorire industriali e imprenditori». Inutile spiegare, quindi, l’importanza di unire queste lotte che, come tengono a sottolineare i Comitati, «non sono solo battaglie in difesa della nostra salute e dell’ambiente ma per restituire il potere decisionale sui territori ai cittadini che vi abitano». Perché non c’è bisogno di nuove centrali, inceneritori, autostrade, discariche, porti, aeroporti, centrali nucleari…
«I nostri territori vanno risanati da mondezza e dai veleni, vogliamo una mobilità basata sul ferro, la nostra acqua deve essere pubblica, per questo scenderemo in piazza anche il prossimo 20 Marzo» giorno della mobilitazione nazionale in difesa dell’acqua pubblica.
Ma c’è un’altra lotta, per un altro diritto di base, che domani si unirà alle lotte dei movimenti contro le nocività: quella per l’abitare. Domani, infatti, una delegazione dei movimenti di lotta per la casa prenderà parte alla manifestazione indetta dai comitati, portando non semplicemente la solidarietà di chi da anni si batte per garantire un tetto sulla testa di tutti, ma per iniziare un percorso comune. Con il Piano Casa appena approvato dal Comune di Roma, infatti, si vorrebbe usare l’emergenza abitativa come grimaldello per far cadere i vincoli a tutela dell’agro romano. La casa come ostaggio per gli interessi privati. Per l’ennesima volta. Ecco, allora, che unire battaglie (anche) ambientali con quelle per la casa potrebbe rivelarsi la carta vincente per dar vita a un movimento unitario per l’Abitare: abitare in una casa vera, in un ambiente sano, da raggiungere e da cui spostarsi non tramite autostrade ma potendo contare su una mobilità sostenibile.