Nota quotidiana

Operai e detenuti, una sola meta. Farsi la palestra per allenarsi a rugby

Luca Sancini (da La Repubblica)*

Su Repubblica si parte da Ruggine, meccanica e libertà di Valerio Monteventi per raccontare il suo lavoro nell'officina del carcere della Dozza: vecchi maestri della meccanica e detenuti uniti insieme da una meta.

Truschino, il pensionato operaio dalle mani di fata protagonista del romanzo di Valerio Monteventi
Ruggine, meccanica e libertà, esiste veramente. Ed è grazie a lui, ai suoi colleghi e ai ragazzi detenuti alla Dozza che lavorano nell'officina della casa circondariale, che la palestra dove si fa attività dentro il carcere s'è dotata di un ampio parco attrezzature. Monteventi guida questo progetto da alcuni anni, col supporto di Ima, Gd e Marchesini Group: dà modo a un gruppo di detenuti di imparare a lavorare da metalmeccanici e si reca a sua volta ogni giorno alla Dozza, facendo da raccordo tra i ragazzi e gli ex operai bolognesi maestri della meccanica.
«Già alcuni anni fa creammo una macchina da mischia per gli allenamenti dei ragazzi che formano la squadra di rugby della Dozza», racconta. «E lì ci misi insieme la mia doppia esperienza: ex giocatore di palla ovale ed ex metalmeccanico». Operaio alla Ducati nella seconda metà degli anni Settanta, Monteventi la domenica faceva il "pilone" sui campi da rugby. Da cinque anni lavora nella speciale officina creata dalla miglior imprenditorialità della packaging valley: Fid, Fare impresa in Dozza, è attiva dal 2010, in collaborazione con la Fondazione Aldini Valeriani.
«Servivano pesi, aste, manubri per le due palestre interne al carcere, ma non è facile far arrivare le attrezzature da fuori. I ragazzi a cui è consentito fare attività in palestra allora ci hanno chiesto: non si possono fare qui?». E siccome per ogni buon operaio bolognese una richiesta difficile da farsi rappresenta ancora una sfida al proprio mestiere, Truschino e i colleghi non ci han pensato due volte. Uno schizzo su carta, un disegno, due misure col calibro e poi via di fresa e tornio per realizzare con precisione operaia l'ennesima opera al centesimo. «È stata una bellissima esperienza, nel solco di quanto facciamo qui dentro, dando il meglio della filosofia che è alla base di questa iniziativa. Progettare gli attrezzi ha comportato anche lezioni teoriche sulla durezza dei metalli, prove di carico, misurazioni. Un vero lavoro di squadra, che è servito da un lato a migliorare la palestra, dall'altro a dare ai ragazzi nozioni di meccanica».
Attivando i rapporti con le aziende cittadine conosciute in tanti anni di lavoro, Truschino s'è procurato il metallo adatto: l'acciaio M300 della Bohler, un materiale di altissima qualità, roba da grande industria. Poi, sempre grazie a qualche vecchia conoscenza, ha fatto le prove di carico per vedere se i "ritti", i supporti verticali per sostenere i pesi, avrebbero tenuto. «Tengono sino a 350 chili», assicura Monteventi, «e non si spezzeranno mai. Abbiamo realizzato pure manubri e un piccolo bilanciere per gli esercizi di pull-over: insomma, tra materiali usati ed esperienza di chi ci ha lavorato è tutto materiale di eccellenza».
Il lavoro nato oltre le sbarre di cui tutti vanno fieri è infine "La farfalla di ferro", l'oscar ideato per il festival CineEvasioni creato da Filippo Vendemmiati. «Lo costruimmo qui e alla prima edizione, come madrina, fu Claudia Cardinale a riceverlo».

leggi anche

Ruggine, meccanica e libertà

di: Valerio Monteventi

Mutualismo

di: Salvatore Cannavò

Meccanoscritto

di: Collettivo MetalMente con Wu Ming 2 e Ivan Brentari

Amianto

di: Alberto Prunetti

Lavoro vivo

di: AA. VV.

Un nuovo movimento operaio

di: Marco Bertorello

Quegli insorgenti a fasi alterne

Benedetto Vecchi (da il manifesto)*