Corrispondenze

Morales e Chavez pensano a una moneta alternativa al dollaro

di Antonio Moscato

Prima di volare a Copenaghen, dove hanno tenuto un duro discorso contro i paesi occidentali, i presidenti di Venezuela e Bolivia hanno partecipato a l'Avana al vertice dell'Alba rilanciando la moneta Sucre. Cuba denuncia la pericolosità delle basi Usa in Colombia

L'VIII riunione dell'ALBA (Alternativa Bolivariana de las Américas) si è riunita lo scorso fine settimana all'Avana, e ha lanciato una nuova sfida al dollaro. È stato definito il primo accordo di scambio tra Venezuela e Cuba non calcolato in dollari ma in Sucre, la nuova moneta virtuale la cui introduzione era stata decisa nel precedente vertice di Cochabamba: servirà per pagare una fonitura di riso a Cuba (le dimensioni della transazione non sono state però precisate).
Il nome Sucre non è ispirato al generale José Antonio de Sucre, il Libertador amico di Bolivar, o alla capitale legale della Bolivia, ma è semplicemente l'acronimo di “Sistema Unitario de Compensación Regional”.
Inoltre il Vertice ha deciso di creare una impresa multinazionale (ma si chiamerà "grannazionale"...), l'ALBA-Imex, che deve sviluppare il commercio tra i paesi membri. Sono stati approvati anche 285 progetti per un valore complessivo notevole, ma valutato ancora in dollari: 3.185 milioni, da realizzare nel 2010.
Subito dopo il vertice Evo Morales e Hugo Chávez sono volati a Copenaghen, dove hanno fatto discorsi molto radicali (a differenza di Lula). Il presidente venezuelano, a proposito della crisi economica mondiale, ha detto: "Se il clima fosse stato una banca, già lo avrebbero salvato". Uno slogan ripreso dai manifestanti che tentavano di sfilare davanti al palazzo dove si teneva la Conferenza sul clima, ma sentirlo dire dalla tribuna fa un effetto diverso.
Anche Evo Morales ha duramente attaccato il capitalismo: "Se vogliamo salvare la Terra e l'Umanità dal cambiamento climatico dobbiamo prima farla finita con il capitalismo", ha detto, precisando che "il cambiamento climatico è l'effetto del sistema capitalistico" e che occorre cambiare il nostro modello di vita. Morales si è dichiarato pronto a bloccare i negoziati qualora la dichiarazione finale del Vertice non dovesse soddisfare le aspettative e, insieme a Venezuela, Nicaragua, Cuba e pochissimi Stati tra cui la minuscola Tuvalu, lo ha fatto davvero, rendendo evidente che la Conferenza non è servita a niente, visto che non ha neppure potuto votare il documento finale inconsistente e generico (bisognava avere un'impossibile unanimità dei rappresentanti dei 192 paesi presenti), ma si è limitata a “prendere visione” della risoluzione.
Ma tornando al continente latinoamericano, i compiti che stanno di fronte ai paesi che trainano la rivoluzione bolivariana sono molto grandi. Si tenterà di lanciare progetti congiunti, ad esempio utilizzando la V Fiera internazionale del turismo del Venezuela prevista per il settembre 2010 per lanciare un Centro di studi, promozione e sviluppo turistico, anch'esso definito "grannacional".
Inoltre si cercherà di dare maggiore forza all'impresa di telecomunicazioni Albatel (finora non decollata e anzi contrastata da un'iniziativa brasiliana nello stesso settore, proiettata verso tutto il continente), e di consolidare ed estendere il "Fondo culturale dell'ALBA", e i progetti di alfabetizzazione e postalfabetizzazione di ALBA Educación, finalizzati allo sviluppo e alla difesa dell'identità e della diversità culturale, e proiettati verso paesi diversi da quelli che già sono stati dichiarati "territori liberi dall'analfabetismo" (Bolivia, Nicaragua e Venezuela, oltre a Cuba, che aveva raggiunto questo obiettivo all'inizio degli anni Sessanta.
Il Vertice dell'Avana ha fatto il punto anche sul proseguimento dell'Operación Milagro che ha già restituito la vista a più di un milione di pazienti nei paesi dell'ALBA, ma anche in altri dell'America Latina, e sul funzionamento di una scuola Latino Americana di Medicina, in cui si sono già formati 2000 medici provenienti da molti paesi e che ne sta formando oggi altri 6.653. Ma anche se mancavano i presidenti di vari paesi aderenti all'ALBA, che hanno inviato delegazioni a vario livello, si è discusso ugualmente delle ripercussioni sul continente della crisi economica, che colpisce in varia forma soprattutto i paesi come Ecuador e Bolivia che vivevano delle rimesse degli emigrati, ma anche gli altri per la flessione di molte materie prime. L'obiettivo è comunque quello di mettersi in condizioni migliori per affrontare la crisi, utilizzando tutte le potenzialità di un mercato comune e il carattere complementare delle loro economie per trattare con paesi terzi, nello spirito del progetto di Bolivar e di José Martí, ma anche di Guevara.
Il presidente Raúl Castro in un discorso conclusivo del Vertice ha anche sottolineato il pericolo rappresentato dalle nuove basi statunitensi in Colombia, e dalla riattivazione della IV Flotta, con una potenzialità strategica decisamente aggressiva (il Pentagono ha annunciato che intende operare anche in acque interne di paesi della regione). Al Vertice non ha partecipato di persona Fidel Castro, ma ha inviato un messaggio (letto da Hugo Chavez) con un duro attacco al cinismo e all'ipocrisia di Barack Obama, sul clima e sui preparativi militari in quello che torna ad essere considerato il patio trasero, il "cortile di casa" degli Stati Uniti.

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