Cronache dalla crisi

Maflow, dal presidio all'occupazione della fabbrica

Gigi Malabarba

Dopo due mesi di occupazione del piazzale antistante lo stabilimento, nei giorni delle elezioni i lavoratori hanno occupato la fabbrica Maflow per passare all'autogestione.

Dopo due mesi di occupazione del piazzale antistante lo stabilimento e di gestione parziale della palazzina centrale, siamo passati - nei giorni delle elezioni, in cui nessun nostro ideale candidato ha trovato posto nelle liste - all'occupazione della fabbrica e avviato l'autogestione, su diretta ispirazione delle fabricas recuperadas argentine.
Occupy Maflow è il Comitato che gestisce l'occupazione ed è composto dalla cooperativa autogestita Ri-Maflow - formata da una quindicina di lavoratori e lavoratrici della Maflow di Trezzano ora chiusa e da alcuni lavoratori della Novaceta di Magenta, anch'essa dismessa (dove continua da quattro anni un presidio del sito, oggi centrato soprattutto sulla denuncia dei traffici camorristici che ne hanno decretato la fine) - e da Rid-Rivolta il debito di Milano.
E' l'intreccio di queste realtà di lotta sindacale e sociale comune di questi anni che ha consentito la maturazione di un progetto di autogestione e insieme di riconversione dal settore automotive a un'attività di ri-uso, ri-ciclo dei materiali in una vocazione ecologista rivolta al territorio, a chilometro zero.
Ma anche di parziale ri-appropriazione. Dal polacco Boryszew, che ha acquisito la fabbrica nel 2010 con soli 80 dei 330 dipendenti e che ora ha trasferito l'attività in Polonia, abbiamo recuperato alcuni materiali, che ora stiamo lavorando per ricavarne metalli di base (rame, acciaio, alluminio) e alcune attrezzature. Da Virum-Unicredit, proprietaria del sito, abbiamo ripreso i capannoni e gli uffici dove operai ed impiegati avevano lavorato: abbiamo proposto un contratto in comodato d'uso con mediazione - tirata per i capelli - del sindaco di Trezzano; per ora nulla di fatto, vedremo. L'importante è partire: produrre e costruirci un reddito, senza aspettare istituzioni assenti, padroni ostili e sussidi ormai a scadenza certa.
Riuscirà un progetto così ambizioso? La determinazione c'è, ma le incognite sono numerose e lo sforzo quotidiano di resistenza è grande. Anche per prevedere e contrastare in ogni momento le mosse delle controparti. Qualche giorno fa è stata necessaria una mobilitazione improvvisa per sventare un colpo di mano di chi cura gli interessi di Boryszew, che ha cercato di riprendersi quei materiali che già avevamo accantonato per l'autogestione. E poi la sicurezza, l'energia elettrica, il riscaldamento, le pratiche burocratiche per l'avvio della cooperativa. E l'impostazione delle iniziative politiche e di autofinanziamento.
Sarebbe veramente significativo poter realizzare nella 'nostra' fabbrica il convegno del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale il prossimo 16 marzo, dove si discuterà di audit cittadino e di quale credito è necessario per sostenere i progetti delle fabbriche recuperate e in autogestione.
Abbiamo una pagina di facebook, Ri-Maflow, e stiamo preparando un video. Nel frattempo ecco un servizio della trasmissione Terranave, realizzato per diverse radio:
http://amisnet.org/files/2013/02/TN19.mp3 . Ci sono Michele Morini di Ri-Maflow, Ascanio Celestini, Guido Viale e Carlo Tognonato.