Nota quotidiana

"Letteraria" si ferma. Rimane l’amore degli insorti.

Alegre

Dopo 15 numeri si fermano le pubblicazioni del semestrale di letteratura sociale fondato da Stefano Tassinari e andato avanti a lungo anche dopo la sua scomparsa. Non finiranno però i confronti, le presentazioni di libri reciproche e i festival di letteratura sociale. Perchè l'amore degli insorti genera sempre nuovi frutti.

Era giugno 2012 quando scrivemmo «Letteraria va avanti con l’amore degli insorti». Il richiamo era al romanzo più importante di Stefano Tassinari, fondatore e direttore della rivista, morto solo un mese prima lasciandoci con un vuoto difficile da colmare. Eppure in quella riunione di redazione al Bar “La linea” a Bologna, senza dubbio la più partecipata di sempre, decidemmo di andare avanti. Volevamo continuare questo progetto collettivo, l’ultima scommessa politico-culturale vinta da Stefano.

Era il 2008 quando per la prima volta Stefano ci parlò dell’idea della rivista Letteraria. Eravamo all’inizio della crisi della sinistra politica, crisi che molti ancora nemmeno percepivano nella sua portata mentre oggi appare sempre più evidente e profonda. Con lui parlammo a lungo del ruolo decisivo in questa situazione di un rinnovato “lavoro culturale”, di ricostruzione delle idee, ma anche di capacità di riflessione collettiva. Della necessità di reagire alla cultura imperante degli “io” con un progetto in cui poter identificare un “noi”. Si mise subito al lavoro con la sua scorza da combattente, la sua capacità di trascinare e far “suonare” insieme persone che probabilmente non avrebbero mai nemmeno immaginato di farlo: da Carlo Lucarelli ai Wu Ming, da Marco Baliani a Marcello Fois, da Maria Rosa Cutrufelli a Pino Cacucci, da Milena Magnani a Bruno Arpaia, da Simona Vinci a Massimo Carlotto, solo per citare i più noti.
Eravamo consapevoli delle difficoltà economiche che comporta un periodico nel mercato editoriale italiano di oggi, tanto più un semestrale solo cartaceo, con articoli con un ritmo e un approfondimento ben diversi dalla velocità della comunicazione odierna. Una rivista d’altri tempi insomma, per citare un altro titolo caro a Stefano. Sapevamo che avrebbe creato un deficit per noi non facile da gestire, come in effetti è stato, ma eravamo affascinati dalla sua determinazione e convinti delle potenzialità del progetto. Dall’obiettivo di ricercare la letteratura nel conflitto sociale e il conflitto sociale nella letteratura.
Fu la sua ultima impresa militante, da vero e proprio “intellettuale organico”, riuscita grazie in particolare al contributo (sempre rigorosamente volontario) del nucleo forte dei redattori, che ha sostenuto Stefano all’inizio dell’avventura e poi soprattutto ha portato avanti in prima persona i dieci numeri usciti dopo la sua scomparsa. Ci riferiamo in particolare a Silvia Albertazzi, Giuseppe Ciarallo (instancabile capo redattore de facto degli ultimi numeri), Luca Gavagna (autore, con tanti altri fotografi, di molte foto pubblicate su Letteraria che grazie a lui è stata anche una rivista illustrata), Agostino Giordano, Massimo Vaggi, Alberto Sebastiani e Wu Ming 1. È soprattutto grazie a loro se Letteraria è sopravvissuta, tutto sommato anche a lungo, al suo fondatore e direttore. Ma anche perché è stata una piattaforma creativa potente, come si evince dal numero di coloro che hanno collaborato con articoli, fotografie o idee, con maggiore o minore coinvolgimento, ma sempre con grande disponibilità ed entusiasmo. Sono stati più di 130, e proprio per ringraziare tutti e tutte in calce a questo articolo ne riportiamo tutti i nomi.

Solo Stefano però era in grado di tenere insieme una redazione così variegata come quella iniziale, che infatti si è in buona parte sfilacciata nei numeri immediatamente successivi alla sua scomparsa. Il nucleo forte della redazione non ha mai mollato, e i numeri usciti hanno continuato ad essere di grande qualità. Con il numero 10 della rivista ci trovammo però a fare i conti con un calo di vendite e abbonati, con una stanchezza che segnalava una necessità di auto-trasformarzione. Da lì è nata la nuova serie, con numeri interamente monografici, più coesi e in interlocuzione diretta con alcune fondamentali esperienze sociali e culturali. Si sono aggiunti nuovi collaboratori ed i primi numeri della nuova serie hanno ridato nuova energia e visibilità alla rivista, anche grazie al successo dei Festival di Letteraria che – sulla scia del primo organizzato a Caldarola dallo stesso Stefano nel 2011 – si sono negli anni moltiplicati a Roma e poi anche a Bologna con centinaia di partecipanti.

Se è vero, come si dice, che tutte le riviste dopo quattro o cinque anni cominciano ad invecchiare, Letteraria ha fatto un piccolo miracolo a resistere così a lungo, senza direttore, con una redazione in buona parte cambiata, con un progetto editoriale trasformato, senza mai riuscire a far quadrare i conti tra entrate e uscite. Inevitabilmente non tutto il collettivo redazionale si è identificato nel progetto della nuova serie, sono emerse idee diverse su ruolo e forma della rivista, su come si costruisce un collettivo, su quanto si possa intrecciare ad esperienze di conflittualità sociale concrete. Una discussione aperta, che speriamo continui in varie forme, ma che inevitabilmente ha posto l’esigenza di fermarsi, pena il rischio di procedere generosamente ma con il “pilota automatico”, senza aver più chiaro il progetto collettivo. Abbiamo pensato allora che il numero 5 della Nuova serie di Nuova rivista Letteraria, interamente dedicato alle parole della rivoluzione, fosse il modo più alto per chiudere questa esperienza. A cento anni dal più importante tra gli assalti al cielo del Novecento. Assalti al cielo, ancora un titolo di Stefano.

Ogni chiusura è sempre un dolore, e Letteraria porta con sé anche il dubbio di non aver sviluppato fino in fondo il progetto del suo fondatore. Ma chiudiamo con l’orgoglio dell’esperienza fatta, la consapevolezza delle energie messe a disposizione, la convinzione della qualità dei numeri usciti e del piccolo ma importante contributo di elaborazione politico-culturale che abbiamo dato e che ha già generato, e genererà ancora, altri frutti. Ci sarebbe piaciuto avere una diffusione maggiore, più abbonati, più presentazioni, più librerie e spazi sociali interessati. Ma ringraziamo le centinaia di abbonati che in questi anni ci hanno sostenuto, le librerie, i circoli culturali e i centri sociali che tante volte hanno voluto discutere la nostra rivista o che addirittura (come nel caso di Communia a Roma e del Vag61 a Bologna) hanno organizzato insieme a noi i Festival di Letteraria.

A tutti gli abbonati non ancora in scadenza, se vorranno manderemo al posto della rivista un libro della casa editrice. A tutti i collettivi e spazi che hanno discusso con noi in questi anni proporremo presto altre iniziative. Per parte nostra ci impegniamo nel prossimo periodo a caricare online tutti i pdf dei 15 numeri di Letteraria, perché vorremmo che il lavoro fatto rimanesse a disposizione di tutti e tutte. Per chi invece è interessato ad avere l’intera collezione cartacea dei 15 numeri, perché magari non ha mai visto la nostra rivista, perché negli anni si è perso qualche numero o perché vorrebbe regalarla, fino al 31 dicembre saranno acquistabili in blocco per soli 30 euro + 5 euro di spedizione dal nostro sito.

Il numero 5 sarà l’ultimo, ma non finiranno le discussioni, le presentazioni di libri reciproche, i festival di letteratura sociale in cui collaboreremo insieme. E (speriamo) nasceranno nuovi progetti collettivi tra molti dei redattori della rivista, come già sono nati in questi anni con i libri collettanei Sorci verdi e Lavoro vivo, e poi con la collana Quinto tipo di cui uscirà tra poco il decimo libro. Perché l’amore degli insorti continua sempre a generare i suoi frutti.

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Per acquistare l'intera collezione dei 15 numeri di Letteraria basta cliccare qui o in alternativa scrivere a redazione@edizionialegre.it:

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Di seguito tutti i nomi di chi ha collaborato in questi anni alla nostra rivista, a cui va un ringraziamento collettivo:

Silvia Albertazzi, Bruno Arpaia, Dunja Badnjevic, Marco Baliani, Guido Barbujani, Antonella Beccaria, Michael Becker, Sandro Bellassai, Alberto Bertoni, Dario Berveglieri, Matteo Bianchi, Mauro Boarelli, Marco Boccaccini, Ugo Boghetta, Harry Browne, Stefano Brugnolo, Francesco Bruno, Gianluca Bucci, Wolf Bukowski, Pino Cacucci, Maria Calabrese, Stefano Calanchi, Guido Caldiron, Giulio Calella, Salvatore Cannavò, Massimo Carlotto, Renzo Casali, Marco Caselli Nirman, Francesco Cattani, Raffaella Cavalieri, Giuseppe Ciarallo, Ilaria Ciarallo, Emidio Clementi, Stefano Colangelo, Piero Colaprico, Alex Corlazzoli, Maria Rosa Cutrufelli, Lorenzo Declich, Tommaso de Lorenzis, Danilo De Marco, Girolamo De Michele, Pasquale Di Lena, Claudio Dionesalvi, Jacopo Donati, Mario Dondero, Valerio Evangelisti, Ex Cuem, Federico Faloppa, Rossella Famiglietti, Federico Fernandes, Angelo Ferracuti, Riccardo Fesce, Marcello Fois, Franco Foschi, Arabella Franchi, Fabio Franzin, Nicola Galli Laforest, Adalinda Gasparini, Roberto Gastaldo, Luca Gavagna, Lorenza Ghinelli, Daniele Giglioli, Agostino Giordano, Pietro Greco, Massimiliano Gregorio (Casa del vento), Sara Honegger, Salvatore Jemma, Paolo La Valle, Carmen Licari, Niva Lorenzini, Fabrizio Lorusso, Carlo Lucarelli, Uliano Lucas, Roberto Maggioni, Milena Magnani, Roberto Manuzzi, Carlo Manzo, Giovanni Marchetti, Lorenzo Mari, Francesco Marilungo, Adriano Masci, Fulvio Massarelli, Donata Meneghelli, Maria Grazia Mercurio, Franco Minganti, Tomaso Montanari, Antonio Montefusco, Carlos Montemayor, Rita Monticelli, Maysa Moroni, Gianluca Morozzi, Nancy Motta, Cristina Muccioli, Maria Nadotti, Andrea Natella, Pier Damiano Ori, Gianni Paoletti, Selene Pascarella, Alfredo Pasquali, Mirco Pieralisi, Gian Piero Piretto, Nazareno Pisauri, Alberto Prunetti, Piero Purini, Serge Quadruppani, Valerio Renzi, Giampiero Rigosi, Sergio Rotino, Marco Rovelli, Giulio Rimondi, Viviana Salvati, Giuliano Santoro, Andrea Satta (Tete de bois), Simone Scaffidi, Gino Scatasta, Antonio Schiavulli, Alberto Sebastiani, Roberto Serra, Stefano Tassinari, Fabio Treves, Paolo Vachino, Massimo Vaggi, Marisa Valente, Emilio Varrà, Filippo Vendemmiati, Alejandro Ventura, Grazia Verasani, Simona Vinci, Giancarlo Visitilli, Marie Louise Wandruszka, Wu Ming 1, Wu Ming 2, Wu Ming 4, Federica Zullo.