Tempi moderni

L'Aquila vuole voltare pagina

Oltre centocinquanta cittadini dell’Aquila hanno sottoscritto un appello lanciato in soccorso ad una città distrutta da un evento naturale e colpita al cuore da una classe politica che a tutti i livelli ha dimostrato la sua incapacità, e lanciano una lista di movimento

di Stefano Frezza e Valentina Valleriani

Il prossimo maggio la città dell’Aquila potrebbe voltare finalmente pagina.
Almeno è quello che si augurano le cittadine e i cittadini del capoluogo abruzzese sconvolto dal sisma del 6 aprile 2009 e ancora alle prese con una ricostruzione che tarda a partire e che guardano al voto di primavera con grandi aspettative.
L’Aquila è ancora una città fantasma: ancora quindicimila persone vivono in case provvisorie e quasi diecimila sono in autonoma sistemazione; inoltre ci sono tante famiglie ancora ospitate negli alberghi o nelle caserme.
La situazione del lavoro (sarebbe meglio parlare di non-lavoro!) è disperata: tanti posti di lavoro sono andati perduti dopo il sisma e la cassa integrazione è aumentata a dismisura in questi ultimi tre anni.
In vista delle elezioni comunali del prossimo 6 maggio centrosinistra e centrodestra si presentano profondamente divisi al loro interno: il centrodestra ha già in pista due candidati più un terzo che uscirà dalle primarie che il PDL terrà il prossimo 18 marzo; il centrosinistra invece ha già un candidato dell’IDV più il sindaco uscente, risultato vincitore nelle primarie di domenica scorsa con uno scarto quantomeno imbarazzante per l’altro contendente sostenuto da SEL e Rifondazione (la Federazione della Sinistra si è spaccata ulteriormente con rifondazione da una parte e comunisti italiani dall’altra!). L’esito delle primarie ha inoltre evidenziato un netto calo nella partecipazione (hanno votato in 4800) rispetto alle scorse primarie del 2007 quando andarono al voto quasi 9000 cittadini: è vero che allora i candidati erano ben sette tuttavia quest’anno sono stati ben sei i partiti di tutto il centrosinistra che hanno voluto percorrere questa strada.
Un segnale sicuramente incoraggiante arriva invece dall’esperienza iniziata la scorsa estate e concretizzatasi in un APPELLO PER L’AQUILA. Oltre centocinquanta cittadini dell’Aquila hanno voluto sottoscrivere un appello lanciato in soccorso ad una città distrutta da un evento naturale e colpita al cuore da una classe politica che a tutti i livelli ha dimostrato la sua incapacità e inadeguatezza ad affrontare la difficile opera di ricostruzione della città capoluogo di regione, città universitaria, ricca della sua storia, integrità architettonica, vivacità sociale ed effervescenza culturale.
Trasparenza e partecipazione rappresentano i principi fondamentali di APPELLO PER L’AQUILA e sono un po’ gli assi cartesiani sui quali si basa il lavoro dei tanti gruppi tematici che da mesi si riuniscono settimanalmente per la elaborazione di un progetto complessivo che costituirà la nostra proposta elettorale.
La facilità e la naturalezza con le quali il progetto APPELLO PER L’AQUILA è riuscito ad attrarre tante persone e tante attenzioni nella nostra città dimostra palesemente il forte bisogno di rinnovamento politico e di completa inversione di una macchina amministrativa che ha deluso perfino tanti ex-sostenitori del sindaco uscente.
Il nostro APPELLO PER L’AQUILA infatti è fortemente caratterizzato dalla presenza di tante cittadine e cittadini che hanno lavorato con grande consapevolezza e determinazione nella nostra città in questo periodo che tutti chiamiamo “di transizione”. Tutte le donne, gli uomini, i tantissimi giovani che oggi sostengono questo progetto hanno partecipato, e in tantissimi casi hanno promosso, le grandi iniziative che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni di vita della nostra città.
E questo rappresenta anche un grandissimo problema: non certo per noi ma per quella classe politica che oggi si trova in grande difficoltà e tenta in ogni modo di dipingerci come l’anti-politica! Ma i tre anni di lavoro che ci lasciamo alle spalle, il modo in cui migliaia di persone ci hanno incontrato nelle tendopoli, nelle piazze, nei luoghi occupati dopo il terremoto, non solo ci rendono forti e sereni con noi stessi e verso la nostra città, ma ci pongono anche in uno stato di incoraggiante attesa per un esito elettorale che potrebbe determinare quei cambiamenti che in tanti aspettiamo.

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