In movimento

La giornata per la Depatologizzazione Trans

Mauro/Priscilla Muscio

Se in poche occasioni nel nostra paese si parla di omossessualità, di transessualismo non si parla mail. Il 20 ottobre è la data internazionale lanciata da più di 300 associazioni e collettivi lgbitq per chiedere una revisione delle leggi sul cambio di sesso.

In Italia si parla dell’omosessualità principalmente in tre occasioni: a fine giugno in occasione del Gay Pride, durante le campagne elettorali (hanno scoperto che anche noi froce dopo i 18 anni possiamo votare) e per le dichiarazioni omofobe che ogni circa tre settimane fa il Papa o i suoi uomini vestiti di nero, rosso o fucsia e ricoperti di collane e anelli luccicanti (non sono drag-queen ma è la gerarchia clericale).
Per quanto riguarda il transessualismo e il transgenderismo è tutto molto più semplice: non se ne parla mai, unica eccezione permessa è quando è utile far scoppiare qualche bufera mediatica del tipo “caso Marrazzo”.
Per questo poch* sanno che nel nostro paese esiste una legge degli anni ‘80 (la n° 164 del 1982) ottenuta dopo lunghe lotte da parte del movimento trans di quegli anni, in particolare dal Mit,( http://www.mit-italia.it/) che permette il cambio di sesso e l’assistenza sanitaria necessaria.
Non è nostra intenzione parlare a nome della popolazione e degli/delle attivist* trans ma vogliamo cogliere l’occasione di questa giornata per segnalare l’iniziativa che ormai da anni porta avanti una piattaforma internazionale di più di 300 associazioni e collettivi lgbitq, “STOP2012 per la Depatologizzazione Trans”: proprio il 20 ottobre è la data di mobilitazione, lanciata qualche mese fa da questa rete.

Stop2012 è una piattaforma che nasce nel 2007 con la volontà prima di tutto di rendere pubbliche due denunce: la psichiatrizzazione del transessualismo, annoverato nei manuali diagnostici (DMS IV e ICD 10) come “disturbo dell’identità di genere” o “disforia di genere”, e la violenza a cui sono soggette le persone intersessuate.
Il nome che si è data questa rete porta con sé il suo obiettivo primario: spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad eliminare il transessualismo dai manuali psichiatrici (a fine 2012 verranno pubblicati il DSM V e l’ ICD 11 rivisti e aggiornati), così come era accaduto per l’omosessualità nel 1990.
Nel Manifesto della piattaforma (http://www.stp2012.info/old/it ), efficace e poco disposto al compromesso, vengono messe al tavolo degli imputati, con un linguaggio favolosamente radicale, le istituzioni medico-psichiatriche che “motivate da interessi di stato, religiosi, economici e politici” attuano un vero e proprio controllo dei corpi per salvaguardare quella normalità imposta dal sistema patriarcale ed eteronormato.
Si richiede il diritto all’autodeterminazione e la sospensione di quelle procedure attuate sui corpi degli individui definiti dalla classificazione medica occidentale intersessuati , sulle anomalie genitali dei/delle quali si interviene chirurgicamente tutt’oggi al fine di riportarli ad una “normalità genitale”.
Fa abbastanza riflettere in effetti che il DSM preveda che la disforia di genere non venga repressa, come per le altre patologie, ma assecondata, e in più sembrerebbe curabile con un’operazione fisica!

Se il fine di stop2012 verrà raggiunto sarà necessaria una revisione delle leggi sul cambio di sesso dei vari paesi e quello che il movimento e le associazioni trans tengono a sottolineare ora è la necessità di salvaguardare l’assistenza medica garantita. “E’ bene non far rientrare nell’idea di depatologizzare il transessualismo anche il rifiuto della medicina e della chirurgia” riporta Porpora Marcasciano, presidentessa del Mit in un’intervista dal tipo “Il/la trans non è malat* ma usa la medicina” (http://www.ilcorsaro.info/Glbtqi/il-transessualismo-nla-il-trans-non-e-m...) chiarendo quelle che sono le necessità del percorso trans.
Insomma, quello che con stop2012 si vuole affermare è che il genere e le nostre identità non sono in mezzo alle gambe, non hanno centimetri né taglie, ma sono nelle nostre teste.
In Argentina a giugno di questo anno è stata approvata una legge che permette il cambio di sesso e del nome sui documenti con una semplice autocertificazione senza obbligo di interventi chirurgici, mentre in molti altri paesi (Italia compresa) il cambio del nome e del sesso avviene solo dopo due sentenze di tribunale e dopo l’operazione irreversibile ai genitali. Nessuno può decidere se e di quali interventi medici necessiti una persona che non si trova bene con il genere che le è stato imposto, la soluzione potrebbe essere quella di non deciderlo prima ma di ascoltare le esigenze dei diretti interessati senza porre limiti e/o obblighi, lasciandoci liber@ di decidere con e sui nostri corpi.
Sul sito di STOP2012 trovate le iniziative delle varie città italiane.

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