Nota quotidiana

Imparare dalla Siria

Giuliano Milani (da Internazionale)

Il libro di Lorenzo Declich, tra i più attenti conoscitori italiani dei paesi in cui si sono svolte le primavere arabe, è particolarmente benvenuto. Non solo fa una storia del conflitto siriano dal 2011 a oggi, ma lo mette in una prospettiva critica, qualificandolo in modo persuasivo secondo una successione di concetti diversi.

Due aspetti sembrano distinguere la crisi siriana da quelle di altri paesi della stessa area: l'intensità dello scontro, che ha prodotto un'enorme quantità di vittime, contribuendo tra l'altro, e in modo determinante, alla crisi europea dei migranti; e la difficoltà di seguirlo, dovuta allo stretto controllo dell'informazione da parte del regime di Bashar al-Assad. Il risultato è che sul conflitto che sta cambiando il mondo in cui viviamo sappiamo pochissimo e, ancora peggio, non riusciamo a ordinare le informazioni che abbiamo.
Per questo il libro di Lorenzo Declich, tra i più attenti conoscitori italiani dei paesi in cui si sono svolte le primavere arabe, è particolarmente benvenuto. Non solo fa una storia del conflitto siriano dal 2011 a oggi, ma lo mette in una prospettiva critica, qualificandolo in modo persuasivo secondo una successione di concetti diversi. Così, di volta in volta, è definito come una rivolta contro il regime, come una dura repressione da parte del regime stesso, come una vera e propria rivoluzione organizzata da componenti diverse ma capaci di costruire un terreno comune e infine, a partire dall'intervento dei poteri esterni, come una guerra. Questo aiuta a capire meglio la stretta connessione tra la gravità dello scontro e la disinformazione, e appare chiaro che studiare la Siria significa riflettere sui modi e le difficoltà di trasformare l'esistente.

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