Cronache dalla crisi

Il successo della festa con la Fiom e il nuovo appello per RiMaflow

RiMaflow - fabbrica recuperata

RiMaflow è sotto attacco, e la festa della Fiom in fabbrica si è trasformata in una vera e propria festa di solidarietà per la prima fabbrica recuperata italiana. Qui il nuovo appello di solidarietà con i primi firmatari, tra cui Evo Morales.

Sono state alcune migliaia le presenze complessive a tutte le attività della “Festa giusta nel posto giusto” organizzata dalla Fiom di Milano e da RiMaflow all’interno dello stabilimento di Trezzano in autogestione, nonostante l’inclemenza del tempo e qualche allarmismo gratuito sulla sicurezza sparso irresponsabilmente a piene mani dall’amministrazione comunale.

Anzi, proprio l’insipienza istituzionale ha trasformato in parte la tre giorni in una manifestazione di piena solidarietà a RiMaflow, tradottasi anche in un appello (vedi allegato a fondo pagina) che vede come primi firmatari il Presidente della Bolivia Evo Morales, incontrato a Milano, il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, e il responsabile nazionale della campagna ‘Miseria ladra’ di Libera, Giuseppe De Marzo, che hanno concluso la Festa discutendo della costruzione della ‘coalizione sociale’ anche sul territorio milanese.

RiMaflow è ancora volta indicata come esempio di ricostruzione possibile di un lavoro, di un reddito e della dignità che tutti si sono impegnati a sostenere, perchè un altro modello di economia, solidale ed ecologista, possa contrastare quello dominante in crisi. Questo esperimento non può fallire, perchè solo dimostrando che questa strada della riappropriazione sociale e dell’autogestione mutualistica è possibile, altri e altre nella medesima condizione potranno uscire dalla disperazione e dalla miseria una volta espulsi dal processo produttivo, provandoci anche loro.

In particolare Libera (vedi allegati), che – com’è noto – ha dato da tempo la piena disponibilità all’impegno in prima persona nelle trattative con la proprietà di Unicredit Leasing, ha sottolineato l’urgenza di arrivare alla firma di un protocollo d’intesa senza più incomprensibili rinvii e diserzioni dal tavolo in Prefettura: un minimo di dignità vorrebbe che il Consiglio comunale aperto del 22 giugno si tenesse a iter negoziale finalmente concluso nella sede istituzionale preposta. Stiamo a vedere.

Numerose associazioni presenti su tutto il territorio hanno discusso il sabato pomeriggio del percorso milanese della ‘coalizione sociale’ e la Casa del Mutuo Soccorso (nome del Cral aziendale previsto dall’articolo 11 dello Statuto dei lavoratori) inaugurata da Landini e De Marzo in RiMaflow sarà il luogo di organizzazione di tutta la rete in costruzione a Milano.

Sul piano della produzione, alcuni nuovi laboratori artigianali si sono aggiunti dopo la trasformazione in ‘atelier’ di una parte dell’ex mercatino dell’usato, mentre è già da tempo iniziato un periodo di prova di produzione del ‘bancale etico’ in collaborazione con la Cooperativa IES della Caritas, augurandoci che la rapida firma del protocollo consenta di accogliere la documentazione di inizio attività pronta da tempo ma ferma da mesi per questa ed altre attività.

Noi siamo nella piena legalità in via Boccaccio 1; esiste da due anni e mezzo un comodato d’uso di fatto con la proprietà che deve solo essere formalizzato e le presunte irregolarità sanzionate dal Comune (attività commerciale in area industriale) sono state rimosse, pur con nostro grave danno economico. Chi ritarda ora la firma del protocollo sta impedendo che si affermi la legalità voluta dai lavoratori, in un territorio dominato come ben sappiamo dalla presenza del potere economico e finanziario della criminalità organizzata che – fino a prova contraria – ha coinvolto negli ultimi anni non gli operai di una fabbrica in lotta e poi in autogestione ma due amministrazioni comunali successive di differente colore e il vertice della polizia locale.

Nessuno, nè imprese nè istituzioni, si è occupato dei lavoratori licenziati e disoccupati: noi da soli ci stiamo ricostruendo un futuro. E’ ora che tutti quanti si diano una mossa: speriamo che si volti definitivamente pagina.

Allegato/Appello a sostegno di RiMaflow
RIMAFLOW VUOLE VIVERE E deve vivere adesso!
Il tempo dell’attesa è finito

La Ri-Maflow è una cooperativa di operai e operaie di Trezzano sul Naviglio (Milano), fino al 2012 sede di Maflow, azienda del settore automotive che contava utili, commesse e stabilimenti in tutto il mondo. Alla sua chiusura, gli operai non si sono arresi e hanno deciso di occupare lo stabilimento, iniziando una nuova storia, fatta di autogestione e democrazia. Hanno alzato lo sguardo verso le esperienze delle Fabbriche Recuperate argentine o del Movimento Sem Terra brasiliano: “occupare, resistere e produrre” è diventato anche il loro motto.

In due anni e mezzo molto è stato fatto: i capannoni dismessi sono tornati a funzionare, con piccole attività artigianali legate al riuso e al riciclo; un mercato dell’usato ha permesso anche ad altri disoccupati di costruirsi un reddito; uno spazio di distribuzione alimentare ‘Fuorimercato’ verso la rete milanese dei Gas e di trasformazione dei prodotti agricoli è stato realizzato in collaborazione con i piccoli produttori del territorio. E inoltre corsi culturali, laboratori per bimbi, spettacoli teatrali e musicali nella concezione della ‘fabbrica aperta’ al servizio della cittadinanza. L’autofinanziamento ottenuto ha permesso di acquistare i primi macchinari per la ripartenza dell’attività produttiva, che sta ora iniziando con la realizzazione del ‘bancale etico’ – ossia sottratto al supersfruttamento e al controllo della criminalità organizzata - insieme all’Associazione Libera.

Interessi non chiari e miopia istituzionale stanno mettendo in pericolo in queste settimane il protocollo d’intesa con la proprietà (Unicredit Leasing) ottenuto al tavolo avviato a marzo in Prefettura. L’ordinanza comunale di chiusura del mercato dell’usato in particolare ha privato i lavoratori e le lavoratrici dell’entrata principale, mentre contemporaneamente la mancata firma del protocollo non consente l’avvio regolare delle attività artigianali e industriali previste.

Dopo mesi di totale assenza di entrate i lavoratori e le lavoratrici Rimaflow non possono più aspettare e vogliono partire con la produzione, perché tutte le presunte irregolarità sono state da tempo rimosse.

Il protocollo d’intesa deve essere firmato subito: è il contratto che consente di poter lavorare in regola!

Sosteniamo con convinzione e con determinazione questa esperienza esemplare di lavoro, di democrazia e di dignità! Saremo con loro in tutte le iniziative per ottenere il risultato!

RI-MAFLOW VUOLE VIVERE e DEVE VIVERE ADESSO!
PRIMI FIRMATARI:

EVO MORALES Presidente della Bolivia
MAURIZIO LANDINI Segretario generale Fiom
GIUSEPPE DE MARZO Libera, responsabile nazionale campagna ‘Miseria ladra’
STEFANO RODOTA’ Giurista
SALVATORE CANNAVO’ Giornalista de ‘Il fatto quotidiano’
ALESSANDRO DI BATTISTA Vicepresidente della Commissione Affari esteri della Camera
PAOLO ROSSI Attore
ELISABETTA RUBINI Associazione Libertà e Giustizia
MARCELLO SCIPIONI Segretario generale Fiom Milano

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