Tempi moderni

Il processo breve si porta via i morti dell'Aquila

di Simona Giannangeli* e Augusto Frezza**

Le inchieste sui crolli dei tanti edifici a L’Aquila corrono il rischio di non raggiungere mai la fase conclusiva con la pronuncia di una sentenza; potrebbero rimanere impuniti i tanti responsabili e né i morti né i parenti delle vittime avrebbero il legittimo riconoscimento della giustizia.

I 307 morti del 6 aprile 2009 sono i morti della responsabilità umana e non del terremoto; il Comitato è nato proprio per rendere collettivi il lutto ed il dolore per la morte degli 8 studenti della Casa e per condividere la dura battaglia per la verità e la giustizia, per renderla pubblica, per evitare che i lutti siano rinchiusi nelle sfere di privato dolore, dove comunque sono vissuti dai familiari.
Il comitato vuole essere uno strumento per dare voce alle studentesse ed agli studenti che non ci sono più, per sostenere le ragioni della memoria e della verità sulle cause delle loro morti.
Il testo di legge n. 1880, recante “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indiscriminata dei processi, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione…”, stabilendo l’estinzione dei processi penali in caso di violazione dei termini di ragionevole durata, stravolge la fisionomia stessa del processo penale, con conseguente profonda crisi della cultura delle garanzie e del contraddittorio.
Questo tipo di regolamentazione non trova riscontro in nessun altro ordinamento, a livello europeo ed internazionale e non ha nulla a che vedere con i principi del giusto processo, che, nell’interpretazione della Corte europea dei diritti dell’uomo, comportano l’impegno dello Stato di completare il giudizio entro un termine non fisso, ma ragionevolmente commisurato alla sua complessità e alla natura degli interessi in gioco, senza che comunque dalla inosservanza di tale termine possa derivare alcun pregiudizio per l’accertamento dei reati e la tutela delle vittime.
Le complesse inchieste sui crolli dei tanti edifici a L’Aquila corrono il rischio di non raggiungere mai la fase conclusiva con la pronuncia di una sentenza; potrebbero rimanere impuniti i tanti responsabili e né i morti né i parenti delle vittime avrebbero il legittimo riconoscimento della giustizia.
Certamente il principio del processo rapido e certo è fondamentale e rappresenta un diritto di tutte e di tutti, ma non è questa la strada.
La strada dovrebbe essere quella di riorganizzare gli uffici giudiziari, dotarli di risorse economiche ed umane, non quella di falcidiare i processi.
Ecco perché il Comitato ha lanciato un appello contro questa riforma definita del “processo breve” e sta promuovendo una raccolta di firme.
Per gli otto morti della Casa dello Studente e per tutti gli altri morti continueremo a lottare, perchè ci sia rispetto delle loro morti, dato che non ce n’è stato per le loro giovani vite.
Piene di speranze e sogni, come quella di Davide Centofanti, 19 anni, studente della Casa, che a Natale 2008 scriveva:

"Salve a tutti, è molto che non dedico un po' del mio tempo al mio space. L'ultima volta che ho scritto è stato il 13 settembre, prima della mia partenza!
Ora colgo l'occasione per augurare un felice Natale a tutte le persone che mi vogliono bene (xké quelle che non me ne vogliono possono anke crepare). Spero vivamente che il prossimo sia un anno diverso da quello precedente, pieno di dolore e sofferenza, accompagnati da momenti di depressione (per quanto riguarda me). E sinceramente, x una volta, voglio pensare a me: mi auguro tanta felicità e mi auguro di raggiungere i miei obiettivi. Mi auguro di trascorrere da ora in poi una vita più serena di quella che ho vissuto, assieme alle xpersone che mi sono più care: mia mamma e mia sorella!
Un saluto a tutti (con la speranza di passare la prima sessione d'esami). A Presto..."
*(L.T.I) Comitato dei Familiari delle vittime della Casa dello Studente)
**(Legal Team Italia)

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