In movimento

il controvertice a Copenaghen: dibattiti, azioni e "police warming"

Fabio Ruggiero

Nonostante il "police warming": gli arresti preventivi, mirati o di massa, il controvertice va avanti tra dibattiti, cortei ed azioni

"Bisogna avere chiaro chi sono i creditori e chi sono i debitori. I debitori sono gli stati del nord del mondo, i creditori sono i popoli della terra e sopratutto i più poveri" dice Naomi Klein nella sera del 14 dicembre avanti a più di un migliaio di persone da tutto il mondo, sopratutto giovani, nel tendone tirato su a Christiania, lo storico quartiere autogovernato di Copenaghen.
La sala era così gremita che tantissimi non sono riusciti ad entrare. Presenti soprattutto giovani europei, dalla Francia, dall'Italia, dalla Svizzera, dal Belgio e perfino dalla Polonia e dalla Romania. "Al Cop 15 non stanno discutendo di come salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, interviene la moderatrice dell'assemblea, discutono di economia! Gli stati e le multinazionali stanno cercando di capire come trarre profitti da questa situazione e rilanciare l'economia in crisi. Un capitalismo verde che lascia intatte le disuguaglianze e non risolve i problemi ambientali del pianeta". Insomma come dice la pubblicità sui muri di Copenaghen "Businesses grow by reducing", gli affari crescono con la riduzione (della Co2). Un'assemblea diversa a quelle alle quali siamo abituati in Italia sia per la brevità degli interventi dei relatori importanti sia per le modalità di discussione. È stato infatti chiesto ai partecipanti all'assemblea di scambiarsi per qualche minuto opinioni su come sarebbe dovuta essere secondo loro la mobilitazione prevista per la giornata "Reclame the power" il 16 dicembre e poi in gruppi la gente è intervenuta all'assemblea.

Al centro del dibattito è stata proprio la giornata del 16 , che vedrà in mattinata un corteo fino al Bella Center, sede della conferenza ufficiale, e che sarà il culmine di tutte le manifestazioni del controvertice. "Reclaim the power! Pushing for a climate justice" è lo slogan del corteo che cercherà di entrare all'interno, mentre alcune delegazioni delle Ong e dei movimenti presenti alla conferenza ufficiale abbandoneranno i lavori all'interno per scendere ed unirsi ai manifestanti. Si dice che a partecipare all'azione di dissenso interno ci saranno anche dei delegati ufficiali di paesi "ribelli". Fuori al Bella Center si dovrebbe svolgere un'assemblea in cui prenderanno la parola tutte le realtà che dal basso propongono alternative concrete alle false soluzioni di mercato dell'economia capitalista, sul clima ma anche sui problemi sociali globali.

Ma l'aria continua ad essere molto tesa. Il 14 sera, verso le 22,30, dopo l'assemblea, ci sono stati dei riot attorno Christiania, in cui erano concentrati molti degli attivisti venuti per l'assemblea e la festa del movimento. La polizia è accorsa immediatamente circondando il quartiere. Nonostante le barricate alzate per chiudere l'accesso al quartiere verso le 23,30 la polizia si è fatta strada a colpi di lacrimogeni "CS", vietati in Italia, occupandolo. I locali a quell'ora, stracolmi di gente, sono stati circondati e la gente all'interno arrestata, ammanettata e sistemata in fila seduta a terra. Un vero rastrellamento in cui sono stati utilizzati anche i cani antisommossa, gli spray al peperoncino e i manganelli.
I fermati, circa 200, moltissimi dei quali italiani, sono stati portati fuori città nelle oramai famose "gabbie dei fermati". Nella mattinata sono stati liberati quasi tutti. Rimane in cella solo Luca Tornatore, attivista triestino, impegnato in prima linea nell'organizzazione del controvertice, accusato dei disordini della notte. Luca, con cui ho scambiato qualche parola durante il fermo, è stato arrestato insieme agli altri 200 a Christiania e come la maggior parte di loro stava semplicemente bevendo una birra in compagnia riposandosi da queste frenetiche giornate di mobilitazione.

La modalità di repressione del dissenso ha già un nome: "police warming" ossia arresti di massa per intimidire i manifestanti, arresti preventivi, sequestri di massa ogni qual volta si esprima un dissenso pubblico in città. Il rastrellamento avvenuto a Christiania tra gente che nulla aveva a che fare con i riot avvenuti da la misura di dove questa logica di arresto preventivo può portare.

"Questa non è democrazia!" ha gridato una attivista di Via Campesina nella conferenza stampa organizzata la mattina del 15, il giorno dopo i rastrellamenti a Christiania. Molti quelli che alzavano cartelli contro il "Police warming" e gli arresti di massa. Tutti hanno poi ribadito l'importanza della giornata del 16. "Ci vogliono intimidire perché hanno paura! È ancora più importante scendere in piazza domani e reclamare il potere!". "Luca libero luca libero!" hanno scandito gli italiani presenti.

Intanto si susseguono i fermi mirati agli organizzatori della manifestazione del 16. Nel pomeriggio del 15 verso le 16,30 due poliziotti sono entrati nella sede del Klimaforum, dove si svolgono i dibattiti ed hanno arrestato due ragazzi. Sempre nel pomeriggio la polizia è entrata nel deposito delle biciclette allestito dal movimento sequestrandole per impedire che il così detto “bike bloc” partecipasse al “reclame the power” del 16.

L'azione del 16 sarà una grande manifestazione assolutamente pacifica e di massa, ma vista la forte repressione messa in campo, sarà difficile anche solo raggiungere i punti di concentramento per il corteo. Intanto negli spazi del movimento si susseguono distese ma determinate le assemblee ed i training. Se volevano metterci paura non ci sono riusciti.