Nota quotidiana

Il bipolarismo delle responsabilità

Salvatore Cannavò da ilfattoquotidiano.it

Per mascherare incompetenza e incapacità il sindaco Alemanno si è cercato un nemico dall'altra parte della barricata. Un modo per sviare l'attenzione dal dissesto della "cosa pubblica" e dal fallimento dell'ideologia del privato

Non bisogna farsi distrarre dalla polemica innescata da Gianni Alemanno contro la Protezione civile. Il sindaco di Roma, colto in flagranza nella sua evidente incapacità, ha deciso lucidamente di spostare l’attenzione riproponendo il ritornello antico della politica italiana, il bipolarismo delle responsabilità. Non ha, infatti, cercato di scaricare le colpe solo su un’istituzione nazionale per provare a salvare la propria inattendibile amministrazione e misera prestazione “professionale” ma ha cercato di ricreare quella contrapposizione politica che la nascita del governo Monti ha invece messo in secondo piano. Non a caso, durante la sua arrogante e pietosa esibizione nel corso della trasmissione “In Onda“ di Luca Telese e Nicola Porro, è arrivato ad alludere a un possibile futuro politico per Franco Gabrielli, come spiegazione dei comportamenti della Protezione civile. Insomma, Alemanno si è cercato uno sparring-partner per buttare la palla dall’altra parte del campo e poter così ricorrere di nuovo alla propaganda.

Ricordate il ritornello di centrodestra e centrosinistra degli ultimi quindici anni di fronte a ognuno dei gravi problemi italiani: “la colpa è di chi è stato al governo prima di noi”. La colpa, cioè, non è solo di qualcun altro, ma esattamente “dell’altro”, cioè dell’altra parte politica che, per il solo fatto di esistere e di aver governato, ci impedisce di fare bene. Siccome Alemanno governa (?) Roma da quattro anni, siccome la Provincia non ha responsabilità e la Regione è amica sua e siccome il governo è di tutti, “l’altra parte” è stata individuata in Gabrielli. E’ l’atteggiamento di chi ha sempre surrogato le competenze e le capacità con la propaganda e l’insulto, l’invettiva in luogo della serietà, l’arroganza al posto della responsabilità. Alemanno rispolvera il giochetto che ha tenuto in piedi la politica italiana da quando Berlusconi, maestro del genere, è “sceso in campo”. “E’ colpa dei comunisti” oggi diventa, nell’Italia di Monti, “è colpa della Protezione civile”. E’ lo stesso refrain di Alberto Sordi quando diceva “a me m’ha fregato ‘a malattia” e, se ci si pensa, è l’espediente che è servito a nascondere sotto il tappeto la montagna di ritardi strutturali di questo paese sacrificati sull’altare della corsa elettorale, della “parentopoli” di turno, del malaffare e dell’incompetenza. Nessuno finora ha chiesto ad Alemanno di quali consulenti si circonda, chi è che lo aiuta a decifrare i bollettini della Protezione civile, chi gli sieda accanto a spiegargli che 35 mm di pioggia se trasformati in neve diventano centimetri.

Il rimpallo serve anche a far dimenticare che non esistono solo l’incompetenza, la propaganda, la rozzaggine. Ma esistono anche il malaffare, la corruzione, gli interessi privati e, soprattutto, un sistema pubblico progressivamente smantellato di cui ora scopriamo la necessità. Sembra, infatti, che i famosi 250 “spazzaneve” sbandierati da Alemanno sarebbero solo dei camioncini messi a disposizione dai privati che, però, nessuno ha visto. Scopriamo che gli autobus non hanno nessun sistema di emergenza perché l’Atac affonda nei debiti prodotti da “parenti” e amici di turno. Scopriamo che il paese, nel suo insieme, non ha uno straccio di piano ambientale e di protezione del territorio perché si è teorizzato che “privato è bello” e che “pubblico è spreco”. Scopriamo che centinaia di chilometri di Alta velocità non salvano i treni da mostruosi ritardi.

Ma quando ci sono le emergenze e, dunque, c’è la vita di tutti noi in ballo, quel pubblico rappresenta il solo baluardo per farvi fronte. E quel pubblico siamo, saremmo, noi. Nella gazzarra montata ad arte da Alemanno non dovremmo perdere di vista questa visione che, anche sotto la neve, rappresenta l’essenziale.

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