Nota quotidiana

I siriani sono soli?

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Il massacro di Assad continua ma nessuno si muove per sostenere la rivolta e i diritti di chi si oppone. Intanto a Roma dodici arrestati per aver fatto irruzione nell'ambasciata. Lo scrittore Hamadi: "Arrestateci tutti"

La situazione è sempre più drammatica e disperata. Un segnale di iniziativa politica contro il sanguinario regime di al Assad sarebbe un gesto indispensabile da parte delle molteplici anime del pacifismo italiano e della sinistra. Che però sembra piuttosto silente e imbarazzata. A quanto pare pesano ancora moltissimo vecchi rigurgiti "campisti" oppure analisi che in fondo non riescono a criticare un regime solo perché a criticarlo, e magari attaccarlo, ci sono Usa e Israele. Ma la situazione in Siria è ormai sotto gli occhi di tutti e nascondersi dietro i "complotti" occidentali o le ricostruzioni fatte ad arte dai circoli filo-imperialistici equivale a raccontarsela e basta. Chi ha a cuore la libertà, la democrazia, la rivolta dovrebbe prendere posizione. Ben venga una iniziativa, anche simbolica, per dire che noi non stiamo certo con il regime siriano. Nemmeno con le ansie guerresche di un'occidente interessato e ipocrita, non ci interessano le bombe umanitarie e intelligenti. Ci interessa sostenere, nel modo in cui possiamo, la lotta di autodeterminazione del popolo siriano e la possibilità di svolgere una vita democratica in quel paese. Il regime di Assad oggi, come ieri, lo impedisce. Questo è l'essenziale

La giornata
Mentre ad Homs si attende nel terrore l'attacco finale dell'esercito del regime, l'opposizione siriana in Italia compie un'azione clamorosa per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sui massacri in Siria. Oltre una decina di attivisti del Coordinamento siriani liberi di Milano ha viaggiato di notte per arrivare all'alba davanti all'ambasciata di Damasco a Roma, in piazza dell'Aracoeli, in pieno centro storico. Il gruppo ha fatto irruzione nell'edificio, maltrattato due impiegati che erano dentro - secondo fonti investigative - e danneggiato gli uffici prima di venire fermato dalla polizia. Dodici militanti, tutti uomini, tra cui molti giovani, sono stati arrestati. L'arresto è stato poi convalidato e sono stati scarcerati. Verranno processati per direttissima il 15 marzo. Il blitz del Coordinamento milanese è iniziato intorno alle 5 del mattino. Secondo quanto ricostruito, i militari di guardia all'ambasciata hanno dato l'allarme dopo aver notato un gruppo che con una scala aveva raggiunto una finestra dell'edificio e l'aveva rotta con un martello. Sono intervenute le volanti e gli uomini della Digos, coordinati dal dirigente Lamberto Giannini. Gli attivisti hanno lanciato alcune suppellettili in strada, sfondato porte e vetrate, minacciato e spintonato due dipendenti della sede diplomatica. Gli agenti, ottenuta l'autorizzazione a entrare nell'ambasciata, hanno bloccato dodici persone, alcune dentro e altre fuori dell'edificio. Sono stati sequestrati alcuni martelli e dei cartelli inneggianti all'opposizione al regime di Damasco, trovati anche in un'auto poco distante. I militanti sarebbero infatti arrivati a Roma in macchina. I dodici, accusati tra l'altro di violenza privata e danneggiamento aggravato, risiedono a Milano e provincia e in altre zone della Lombardia. «Se non verranno considerate dai giudici le motivazioni di questi giovani, che sono motivazioni onorevoli, siamo pronti a presentarci in centinaia alla questura di Milano per farci arrestare - dice lo scrittore italo-siriano Shady Hamadi, vicino al Coordinamento di Milano -. L'azione di Roma è stata dettata dalla disperazione, perchè il popolo siriano è orfano». Hamadi chiede l'espulsione dell'ambasciatore siriano Khaddour Hasan, a suo dire «responsabile di attività di schedatura degli oppositori del regime che vivono in Italia».Intanto in mattinata ad Aleppo, nel nord della Siria, si è verificato un duplice attentato suicida che, secondo le autorità ha causato la morte di 28 tra militari e civili, tra cui bambini, e il ferimento di 235 persone. Una strage di cui le opposizioni hanno addossato la responsabilità al regime, accusandolo di esser artefice di una strategia della tensione e di voler distogliere l'attenzione dal massacro in corso a Homs e in altre regioni del Paese.

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