Nota quotidiana

Gli Usa e la rivoluzione russa

L'inserto culturale del Corriere della sera ha prestato attenzione ad una delle tesi del libro "Un'altra storia" di Tariq Ali e Oliver Stone, quella sull'influenza della rivoluzione russa sull'entrata degli Usa nella I guerra mondiale. Ma l'ha mal interpretata. Di seguito riportiamo il brano del libro e la nota critica uscita sul Corriere

[Come si capisce chiaramente dallo stralcio del libro qui riportato, Tariq Ali ritiene la rivoluzione di febbraio - e non direttamente la sua evoluzione nell'ottobre - e la dinamica che crea, uno degli elementi determinanti per la decisione degli Usa di entrare in guerra, cosa che poi avverrà nell'aprile del 1917. Come si legge più sotto invece la cosa è stata mal interpretata dal Corriere della sera, che parla di date che non tornano tra aprile e ottobre del '17. In realtà l'interpretazione storica del libro è stimolante e sicuramente discutibile, ma non c'è alcun errore di data]

Oliver Stone: Vorrei subito entrare in argomento e chiederti qualcosa sulla tesi forte del tuo libro Pirates of the Caribbean riguardo alla rivoluzione russa. Quale fu il suo impatto in America e nel mondo?

Partiamo dalla Prima guerra mondiale, che probabilmente è l’unico evento importante del XX secolo, pur non riconosciuto come tale. Noi pensiamo principalmente alla Seconda guerra mondiale e a Hitler, ma è stata la Prima guerra mondiale a determinare improvvisamente la fine di molti imperi. Crollò l’impero austro-ungarico. Crollò l’impero ottomano. Crollò l’impero zarista in Russia. Subito dopo nacquero nazionalismo, comunismo e movimenti rivoluzionari di ogni genere. La Rivoluzione russa probabilmente non ci sarebbe stata nel modo particolare in cui è avvenuta senza la Prima guerra mondiale, che distrusse le vecchie classi dominanti e pose fine al vecchio ordine. Nel febbraio del 1917 la guerra stava andando male. In Russia c'è la rivoluzione, lo zar è stato rovesciato. E nel febbraio del 1917, contemporaneamente, i leader degli Stati Uniti decidono di entrare in guerra. In rottura totale con l’isolazionismo, per la percezione che l’Europa stia cambiando e che, probabilmente, i cambiamenti potrebbero minacciare loro stessi – i bolscevichi stanno prendendo il potere –, devono intervenire nella guerra e risolverla. Improvvisamente l’America si risveglia. Deve andare a combattere i tedeschi, vuole sconfiggere i tedeschi. E gli Stati Uniti vanno.
Così, la Prima guerra mondiale è l’evento che porta gli Stati Uniti fuori dal Nord America e in Europa, collocandoli sulla scena mondiale. Allestendo la scena per i grandi confronti che abbiamo visto nel XX secolo. Perché la Rivoluzione russa ebbe un impatto massiccio. Non aveva semplicemente fatto cadere la monarchia. Dopo tutto, ciò era accaduto anche nella Rivoluzione francese e in quella inglese. Non era niente di nuovo. E la Rivoluzione americana aveva deciso di farla finita con l’aristocrazia e i monarchi, tutti insieme. Ma nuova era la speranza che la Rivoluzione russa portava, la sensazione che si poteva cambiare il mondo in meglio e mettere gli oppressi, i dannati della terra, sul piedistallo. Questo era l’obiettivo, questa era la speranza. E per venti o trenta anni continuò così, finché ci si rese conto che non avrebbe funzionato, che la situazione russa aveva di per sé molti problemi. Ma già l’idea che il movimento operaio del mondo stesse per avere la meglio ebbe un grande impatto dappertutto, Stati Uniti inclusi. Certamente non sui gruppi dominanti, non sulle corporation ma sul movimento dei lavoratori.
Non si dovrebbe dimenticare mai che gli Stati Uniti avevano una tradizione molto forte di militanza operaia. C’erano i Wobblies, (Industrial Workers of the World), che univano tutti i lavoratori migranti di ogni parte del mondo in un solo grande sindacato. Il Wobbly Joe Hill era solito prendere i canti dell’Esercito della Salvezza e rivoltarli: «Ci sarà una torta in cielo quando morirai». Tutti questi canti portarono in vita e unificarono il movimento operaio negli Stati Uniti, gente che proveniva da parti diverse dell’Europa e non parlava neanche la stessa lingua. Tedeschi, inglesi, norvegesi, svedesi diventarono una sola famiglia.
E ci fu molta repressione. Raramente si parla di questo, ma ci fu negli Stati Uniti una repressione massiccia portata avanti dalle grandi corporation contro la classe operaia americana negli anni Venti e Trenta. E penso che quella repressione giocò un grande ruolo nell’impedire l’emergere, se si vuole, di una struttura di partito più socialista, più operaia, negli Stati Uniti. La politica al vertice rimase bloccata. Ma l’impatto della Rivoluzione russa andò molto in profondità, e questo non può essere ignorato.

(dall'inserto "La lettura" del Corriere della sera dell'11 marzo)
Occhio al calendario
Nel libro Un'altra storia (Alegre), Tariq Ali e Oliver Stone provano a riscrivere le vicende del Novecento. Ma cominciano male, attribuendo l'ingresso degli Stati uniti nella Prima guerra mondiale, il 6 aprile 1917, alla volontà di arginare l'impatto della rivoluzione bolscevica. Solo che i conti non tornano: in quel momento lo zar era caduto, ma Lenin era ancora ben lontano dalla conquista del potere. Le date sono un pochino noiose, però consultarle ogni tanto non guasta. (A.Car.)

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