Nota quotidiana

Gaza, nel baratro

Cinzia Nachira

Recensione del libro "Nel baratro" uscita su Nena news Agency. Una selezione di articoli dal 2000 al 2012 che raccontano l'escalation dell'oppressione e della violenza contro i palestinesi ma anche gli errori che essi hanno compiuto.

(Da http://nena-news.globalist.it)

Roma, 24 novembre 2012, Nena News - Nel Baratro è il titolo della raccolta di articoli di Michele Giorgio, giornalista e scrittore che conosce molto bene il Medio Oriente e in particolare la Palestina. Questa raccolta è anche una scelta coraggiosa perché dei molti articoli dedicati dall'autore alle vicende che hanno coinvolto per decenni il popolo palestinese, egli predilige quelli che ha scritto negli ultimi dodici anni. Non a caso questo è il periodo più difficile, controverso e drammatico della storia della Palestina e del suo popolo.

Da molto tempo Michele Giorgio è corrispondente del Manifesto e le sue corrispondenze hanno sempre avuto soprattutto due pregi. Per un verso hanno restituito al lettore italiano i volti, i nomi e le vicende dei palestinesi anche quando non erano "degni" di "fare notizia" perché le loro sofferenze si consumavano nel silenzio più completo. Per un altro verso hanno denunciato le contraddizioni politiche, culturali e sociali dei dirigenti palestinesi. Non è una novità che in Occidente, e in Italia in modo particolare, le vicende del popolo palestinese sono state sempre raccontate partendo da un pregiudizio: l'intangibilità dello Stato di Israele. Questo pregiudizio, diffuso in Europa e negli Stati Uniti, ha sempre impedito di analizzare con attenzione le vicende palestinesi e di condividere le rivendicazioni - anche le più elementari -- che fin dagli anni trenta del XX secolo sono state al fondo della lotta di liberazione del popolo palestinese.

Ed anche quando nel 1993, dopo decenni di atroci sofferenze, la leadership dell'Organizzazione per Liberazione della Palestina (OLP) ha firmato gli accordi di Oslo, senza nulla o quasi ottenere, l'approccio generale non è cambiato. I palestinesi sono sempre visti come i "veri e soli" responsabili dei conflitti sul terreno, che non si sono limitati alla Palestina, ma che a partire dal 1947 hanno coinvolto numerosi paesi arabi. Raramente i palestinesi vengono riconosciuti come le vittime di un progetto coloniale, quello sionista, che fin dell'inizio ha mirato sia ad accaparrarsi l'intera Palestina, sia a raggiungere l'obiettivo della creazione di uno Stato omogeneo, ossia esclusivamente ebraico. Quest'ultimo obiettivo viene tuttora perseguito e non è una "cosa del passato".

In questo senso il parlamento israeliano, la Knesset, ha promulgato negli ultimi anni numerose leggi, soprattutto dopo la separazione nel 2007 fra la Striscia di Gaza, controllata dal movimento islamico Hamas, e la Cisgiordania, controllata dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Noam Chomsky, in un recente articolo che ha scritto dopo aver trascorso un periodo di tempo nella Striscia di Gaza, ha dichiarato che le vicende personali aggiungono un notevole supporto al "generale disgusto che si prova davanti all'oscenità di una pesante occupazione". Senza questa percezione è facile cadere nella trappola feroce della disumanizzazione delle vittime dello Stato del Medio Oriente più forte e tecnologicamente più avanzato. Al contrario, le corrispondenze scritte sul Manifesto da Michele Giorgio descrivono senza alcuna alterazione la coraggiosa resistenza del popolo palestinese.

Occorre aggiungere che negli ultimi due anni il contesto regionale e internazionale della Palestina è profondamente mutato. Certo, i movimenti che stanno ridisegnando il Medio Oriente e il Maghreb non vanno nella direzione sperata all'inizio. E non soddisfano le aspettative dei popoli che sfidando i regimi che li opprimevano hanno pagato prezzi altissimi. Malgrado ciò, è innegabile il fatto che questi eventi segnano un punto di non ritorno. Il popolo palestinese è sicuramente rimasto ai margini di questi eventi e sarebbe bene porsi una domanda: perché? Questa è una domanda molto complessa e il libro di Michele Giorgio, pur non affrontandola direttamente, offre diversi spunti di riflessione per una risposta. Sul filo degli anni le vicende del popolo palestinese sono chiare ed evidenti: l'escalation dell'oppressione e della violenza negli ultimi dodici anni ha raggiunto punte terribili. Inoltre, anche se le contraddizioni delle leadership palestinesi sono sempre meno sopportate dalla popolazione -- sia a Gaza che in Cisgiordania --, è chiaro che la colonizzazione prosegue senza sosta.

Le aggressioni militari dirette e l'apartheid sempre più esplicita di cui sono vittime i palestinesi israeliani (sono oramai il 20% della popolazione dello Stato di Israele all'interno della Linea Verde) offrono sia all'ANP che ad Hamas sistematiche vie d'uscita dalle crisi interne. Lo fanno frenando le aspirazioni del popolo palestinese, prima fra tutte quella del ritorno all'unità politica superando la separazione fra il governo della Cisgiordania e quello della Striscia di Gaza. Il libro di Michele Giorgio aiuta a comprendere quali sono le condizioni concrete su cui si fondano gli eventi ed è inevitabile cogliere in questo senso un ulteriore passo in avanti verso il baratro negli eventi che si stanno consumando in queste ore a Gaza con la nuova, sanguinaria aggressione israeliana.

A chi si rivolge questo libro? Si rivolge a tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto con sincerità la causa palestinese. Ma parla anche a coloro che non ne sono informati. Si rivolge alle giovani generazioni che oggi sono impegnate a difendere il proprio presente e rivendicano il diritto ad avere un futuro. Questo libro intende dare una mano ai giovani drammaticamente minacciati dalla crisi economica globale mostrando che in definitiva la vita dei ragazzi e delle ragazze palestinesi non è diversa dalla loro e che il loro distino è legato a doppio filo.

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