In movimento

Dai tetti del mondo alle piazze

Checchino Antonini

Si svolgerà come ogni anno a Milano l'Euromayday, giornata di manifestazione, e di festa, di precari e precarie, migranti, cassaintegrati e studenti. Una giornata di lotta per no morire di crisi

Dai «tetti del mondo» alle piazze. E ritorno. Precarie, operai, partite iva, hacker, cassintegrate, studenti, creative, commessi, giornaliste, disoccupati, stagiste nativi e migranti: dopo dieci anni la Mayday «continua a chiedere il conto» - annunciano i promotori - e a rivendicare reddito e diritti “occupando” uno spazio pubblico, quello del Primo maggio desertificato dal sindacato concertativo in stanche ritualità o mistificato dal concertone scacciapensieri di Roma che vuole costruire un’immaginario senza conflitto. E che quest’anno ha tentato di non dare cittadinanza nemmeno al banchetto per i referendum per l’acqua pubblica.
E’ dal 2001 che questo nuovo movimento operaio si rappresenta nelle strade di Milano, prima c’era (e c’è ancora) più o meno solo la Festa del non-lavoro al Forte Prenestino di Roma. Da Milano, i devoti di San Precario ne hanno fatta di strada, la Mayday è diventata Euro e si è disseminata tra Dortmund, Ginevra, Amburgo, Hanau, Lisbona<+TondoB>, L’Aquila, Losanna, Malaga, Palermo, Tubingen, Zurigo, Tokio, Toronto e Tsukuba. Santo o non santo, nel catalogo - largamente incompleto - dei primomaggio autorganizzati non può mancare Chiaiano dove, tra gli altri suoneranno i 99 Posse, e l'appuntamento del Tufello a Roma. La <+NeroB>Mayday<+TondoB>, gioco di parole che evoca il primo maggio e il mutualismo, vanno in piazza quelli che la ricchezza la creano ma non se la godono. La maggioranza dei lavoratori under 40 sono atipici. Sono il futuro.
E il futuro reclama giustizia per tutti e tutte, nativi o migranti, per le generazioni precarie, gli operai, e per quei lavoratori che sono diventati precari nei fatti: cassintegrati, licenziate, esternalizzate, delocalizzati. Questa la piattaforma: continuità di reddito e accesso ai servizi a prescindere dal lavoro che facciamo e dal tipo di contratto che abbiamo o spesso non abbiamo; cittadinanza per i migranti; una scuola pubblica di qualità, un sistema di trasporti sostenibile e popolare, dei saperi liberi, e diritti che non è più possibile legare solo al contratto a tempo indeterminato, come ferie pagate, pensione, malattia, maternità. «Saremo una macho free zone - annunciano i milanesi dopo che l’edizione dell’anno scorso era stata guastata da un abuso sessuale al termine del corteo - per costruire un immaginario libero dalla cultura machista. Rivendichiamo una produzione culturale alternativa e vogliamo diffondere una conoscenza che sia realmente libera, condivisa e accessibile. Denunceremo la stupidità criminale del razzismo leghista e non solo e mostreremo un presente di sorellanza tra nativi e migranti. Proporremo un’idea di futuro con lo spezzone no-oil a pedali e i sound system alimentati a pannelli solari. Diremo no alle speculazioni di Expo 2015, fatte sulla pelle dei cittadini e sui nostri territori martoriati».

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