Nota quotidiana

Cronaca di un intervento (molto) annunciato

Piero Maestri

Dichiararsi oggi con forza contro l'intervento militare Usa in Siria, non può prescindere da una chiara, sincera e forte denuncia dei crimini del regime di Assad, e dal sostegno alle ragioni della rivoluzione siriana.

Per essere chiari: siamo completamente e indubbiamente contro qualsiasi intervento militare di Stati uniti e alleati contro la Siria. Siamo state/i in prima fila negli ultimi 20 anni nel denunciare questo tipo di interventi (dall'Iraq alla ex-Jugoslavia, dall'Afghanistan alla Somalia, dalla Libia al Mali e tanti altri) e ci siamo mobilitate/i per contrastarli – in particolare per denunciare e contrastare il contributo politico, militare e finanziario del nostro paese a tali interventi.
Sembra una banalità, ma non è così: in primo luogo perché è bene ricordarlo a noi stesse/i e a chi vuole ascoltarci; in secondo luogo perché altri non possono rivendicare tale coerenza – pensiamo al grande attivismo attuale dei pochi militanti del PdCI, che sembrano non ricordare (o forse preferiscono rimuovere...) il contributo del loro partito ai bombardamenti su Belgrado; o a chi ha preferito salvare il soldato Prodi di fronte al rinnovo della missione militare in Afghanistan....

Gli ultimi giorni sembrano aver aperto la strada ad una possibile escalation dell'intervento militare diretto in Siria, attraverso una qualche forma di bombardamento di Usa e alleati.
Il terribile attacco con armi chimiche nella zona di Ghouta a Damasco sembra rappresentare per la diplomazia internazionale e per gli ipocriti governi occidentali un evento da cui non possono prescindere e al quale devono in qualche modo «rispondere».
Naturalmente non possiamo sapere con certezza chi siano i responsabili dell'uso di gas contro la popolazione siriana – ma in fondo questa tragedia non cambia sostanzialmente quanto avviene in quel paese (e le responsabilità criminali del regime, non solamente negli ultimi due anni di repressione e massacri), anche se potrebbe provocare un salto di qualità nella guerra in corso.
Abbiamo visto troppe volte le menzogne e le bufale della propaganda di guerra per poterci fidare dei vari Kerry, Cameron e amici loro. Allo stesso tempo ci fanno sorridere – per non dire che ci disgustano – i falsi ingenui che prendono automaticamente per buone le rivelazioni del regime di Assad che ha immediatamente ritrovato i bidoni di armi chimiche nei tunnel scavati dai «ribelli» – come se questa non fosse propaganda alla stessa stregua e con la stessa mancanza di credibilità.
L'intervento diretto di Usa e alleati potrebbe quindi scattare, malgrado questo intervento non sia stato davvero perseguito da Obama e la sua amministrazione – che anzi continua ad avere molti dubbi e a inviare al regime di Assad, ai suoi protettori e al mondo intero segnali contraddittori.
Obama continua a parlare della «necessità di un consenso della comunità internazionale», ma questa è una frase che non significa nulla – soprattutto in bocca a chi si sente in qualche modo il rappresentante legittimo, morale prima ancora che politico, di tale «comunità» inesistente. Allo stesso tempo cerca segnali precisi che provengono da Russia e Cina, dichiaratamente contro ogni intervento diretto – ma pronte a prenderne atto con proteste formali e nessuna conseguenza seria sul piano delle relazioni diplomatiche, come già successo più volte anche negli ultimi anni, mentre continueranno a fornire armi e supporto tecnico al regime siriano.

A discapito della scarsa voglia di imbarcarsi in un'avventura di cui non riescono a prevedere conseguenze a corto e lungo periodo, Usa e alleati potrebbero comunque alla fine decidere per un intervento «limitato» - più simile ai bombardamenti su Somalia e Uganda che non alla «missione» in Kosovo.
Questo intervento peggiorerebbe ancor più di quanto già sia tragica la situazione in Siria, per diversi motivi: in primo luogo, come sempre avviene, la solita «chirurgia» di guerra statunitense e alleata porterà nuovi lutti alla popolazione siriana che si vuole «liberare», come succede ogni giorno in Afghanistan e come è successo in Iraq, Kosovo, Libia ecc... - con altre migliaia di profughi che fuggiranno dalle zone bombardate; secondo, pur causando danni alle forze militari del regime, non sarebbe in grado (ne si spingerebbe a farlo) di renderle inoffensive - anche perché ci sarebbe comunque un aumento delle forniture e del sostegno da parte di Russia e Iran; terzo, il regime ricompatterà le sue fila e riceverà nuovi consensi in Siria e fuori dalla Siria; quarto ci sarà sicuramente una recrudescenza degli scontri armati - anche tra le file dell'opposizione, perché diversi gruppi cercheranno di garantirsi una migliore posizione per i giorni dopo l'intervento; infine, aumenterà il rischio di un contagio regionale, che si estenderebbe direttamente al Libano e poi ad altre regioni, forse fino all'Egitto.
Per tutto questo siamo contro ad un intervento militare in Siria, diretto e messo in atto da chi si presenta come gendarme del mondo non avendone alcun titolo.

Dicendo che siamo contro l'intervento straniero in Siria dobbiamo ricordare che questo già è in corso, da parte di diversi soggetti: mentre la frastagliata opposizione siriana viene nei suoi diversi gruppi sostenuta da Arabia Saudita, Qatar, Turchia e dagli stessi paesi della Nato, il regime di Assad ha goduto di un sostegno fondamentale di Russia e Iran, oltre che di quello sul campo dei miliziani di Hezbollah - che in diversi casi hanno risolto battaglie importanti per la tenuta militare del regime.
Queste diverse agende hanno da una parte consentito al regime di Assad di continuare a sopravvivere e a continuare ad ammazzare, distruggere, imprigionare - e dall'altra hanno in qualche modo «ucciso» la rivoluzione siriana, consentendo a gruppi minoritari ma meglio equipaggiati di avere egemonia sul campo, mettendo fuori gioco non solo le forze laiche e democratiche, ma anche in molti casi i Comitati locali della stessa rivoluzione, oltre a provocare rotture pericolose con le popolazioni e i gruppi kurdi.
In fondo questa situazione di «equilibrio» bellico - dove il regime non può pensare di tornare ad una situazione precedente il marzo 2011 e le opposizioni non sono in grado di vincere militarmente - è la migliore possibile per tutti questi attori che possono continuare a condurre i loro giochi politico-strategici sulla pelle delle e dei siriane/i.

Onestamente non riusciamo a credere davvero ad un intervento non militare di una «comunità internazionale» che non riesce nemmeno a organizzare un piano di aiuti umanitari degno di questo nome, che almeno protegga rifugiati e bambine/i con una «pacifica invasione» di forze disarmate e di sostegno alla popolazione. Non riusciamo a credere ad una diplomazia internazionale capace di proporre una «soluzione politica» che non sia il salvataggio del regime magari sacrificandone il simbolo (Bashar) per mantenere un attore che ha garantito un equilibrio regionale favorevole a Israele e quindi agli stessi Stati Uniti.
Per questo non riusciamo a lanciare appelli al «dialogo» e a «conferenze internazionali» che oggi sarebbero gestite dagli stessi soggetti statali e non che hanno le principali responsabilità nella distruzione della Siria.
Dichiararsi oggi con forza contro l'intervento Usa e alleato - contro i bombardamenti più o meno «mirati» e contro ogni altra misura di guerra - per noi non può infatti prescindere da una chiara, sincera e forte denuncia dei crimini del regime e dal sostegno alle ragioni della rivoluzione siriana. E in Italia questo significa stare insieme alle siriane e ai siriani che denunciano tali crimini e si mobilitano per la libertà e la dignità in Siria: sappiamo che molte/i di loro approveranno un eventuale intervento Usa: non condividiamo in alcun modo questa loro posizione, anche se comprendiamo quelle/i che sinceramente pensano che questo possa dare una tregua alle sofferenze della popolazione siriana. Per quanto abbiamo detto, non ne siamo convinte/i - e comunque ci sono ragioni politiche globali che rendono un eventuale intervento pericoloso e drammatico per tutte/i, siriane/i in primo luogo.
Vorremmo che si alzassero tante voci anche in Italia e in Europa che dicano con chiarezza che non accetteranno una nuova guerra occidentale in medioriente e che non accettano più di stare in silenzio di fronte ai crimini di Assad e del suo regime - e che per questo moltiplicheranno ogni iniziativa di sostegno alla popolazione siriana e alle forze di opposizione democratiche. Prima di tutto non lasciandole sole.

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