Corrispondenze

Cosa ha detto e cosa non ha detto Fidel Castro

Antonio Moscato

I giornali internazionali danno credito a un passo indietro sul socialismo di Fidel. Ma in realtà il "lider maximo" non ha fatto alcuna autocritica. Molto discutibili, invece, alcuni suoi giudizi su ebrei e musulmani.

Fidel sta bene, e rilascia interviste anche a giornali statunitensi. E parla senza peli sulla lingua. Ha suscitato molto scalpore la frase su Cuba nell’intervista rilasciata a Jeffrey Mark Goldberg, un giornalista definito da Castro nel suo blog “norteamericano-israelí” che scrive sulla rivista The Atlantic. Quando Goldberg ha chiesto a Fidel se riteneva esportabile il “modello cubano”, la risposta è stata brusca: “Il modello cubano ormai non serve più neanche a noi” ("El modelo cubano ya no nos sirve ni a nosotros"). Jeffrey Goldberg non credeva alle sue orecchie e ha detto di aver chiesto conferma alla sua interprete, Julia Sweig, dato che spesso aveva dubbi di aver capito bene. La Sweig aveva capito la stessa cosa. La maggior parte dei giornali italiani hanno riportato come “notizia” i commenti tra i due intervistatori. La Sweig, che sa lo spagnolo e conosce un po’ meglio Cuba, ha detto che Fidel Castro "non stava negando le idee della rivoluzione" ma piuttosto "riconosceva come nel modello cubano lo Stato ha un ruolo troppo grande nella vita economica del paese". Ma in ogni caso era solo la sua opinione, che invece è stata attribuita a Castro, che aveva fatto solo una battuta. Neppure sconvolgente: ne ha fatte di più dure quando era il massimo dirigente del paese. Di lui si diceva che era al tempo stesso il capo del governo e il capo dell’opposizione.
Comunque i quotidiani italiani sono pieni di commenti che considerano questa ammissione il punto più importante dell’intervista, e si dividono tra chi ci vede un appoggio al fratello Raúl e chi pensa che voglia invece recuperare un ruolo personale. Il problema che sia le proposte di Raúl Castro, sia quelle del ministro dell'Economia Marino Murillo sono molto generiche: si parla di un”aggiornamento” del modello economico cubano “retto dalle categorie economiche del socialismo e non del mercato”, ma è un concetto un po’ vago. Di concreto c’è solo la possibilità di un aumento del numero dei parrucchieri, dei commercianti e degli artigiani, che difficilmente potrà riassorbire i tagli previsti di più di un milione di lavoratori “eccedenti” nelle imprese statali. Raul Castro ha definito queste decisioni un “cambio strutturale” per rendere il sistema socialista “sostenibile” nel futuro. Vedremo se si riuscirà a rispondere alle attese di cambiamenti, che sono grandi, e riguardano soprattutto il superamento delle disuguaglianze provocate dai due mercati, quello in pesos e quello in dollari o Cuc, l’equivalente locale del dollaro. Unificarli è quasi impossibile, se hanno un tasso di cambio da 1 a 20… E Fidel in fondo ha solo detto una cosa che a Cuba sanno tutti: non funziona niente…

Non era neppure una novità la dichiarazione di Fidel Castro sulla crisi dei missili:“Dopo aver visto quel che ho visto, e sapendo quello che so oggi, in definitiva non valeva la pena” [di rischiare un conflitto nucleare]. L’aveva già detto, e aveva anche ragione: nel 1962 non sapeva ancora molte cose sull’URSS, che ha dovuto scoprire successivamente, e per questo era stato uno shock scoprire che i dirigenti sovietici non erano comunisti internazionalisti disinteressati come lui e Guevara allora credevano…
Anche sulle altri parti dell’intervista apparse su siti di molti paesi, ma non ancora su quelli ufficiali cubani, bisogna aspettare il testo integrale e riveduto, per il rischio che davvero Fidel sia stato frainteso o mal trascritto.
Le dichiarazioni sull’antisemitismo
Più problematica la parte di intervista dedicata alla questione dell’antisemitismo. Giustissimo combatterlo, giustissimo far sapere al governo iraniano che con certe dichiarazioni danneggia se stesso ma soprattutto la causa palestinese. Meno convincenti molte affermazioni di Castro che compaiono sul blog di Goldberg (l’intervista non è ancora stata pubblicata) che mi auguro possano essere almeno in parte rettificate. Infatti ricalcano passivamente alcuni dei luoghi comuni della propaganda sionista, che presenta come unica ed irripetibile la persecuzione antiebraica. Ad esempio Fidel avrebbe affermato che nessuno nella storia è stato offeso come gli ebrei (Yo no creo que nadie haya sido más injuriado que los judíos). Peggio ancora, aggiunge e precisa, ciò non si può paragonare a quel che è stato fatto ai musulmani (Diría que mucho más que los musulmanes"). Sarebbe stato meglio non dirlo proprio mentre stanno per esplodere nel mondo islamico prevedibili proteste contro quel pastore evangelico della Florida, quella specie di Borghezio yankee, che ha annunciato di voler bruciare Corani davanti alla sua “Chiesa della pace”…
Già l’idea di fare una graduatoria è pessima: come dimenticare i milioni di morti negli scontri tra indù e musulmani nel subcontinente indiano, o lo sterminio degli armeni, o quello sempre più rimosso di rom e sinti sotto il nazismo? E lo stesso Fidel aveva ricordato al papa all’inizio della sua visita il genocidio delle popolazioni originarie di quelle che chiamiamo Americhe. E come dimenticare i milioni di morti africani durante la tratta, e quelli provocati in Asia dalla dominazione europea? Ilan Halevy, un ebreo schierato con la causa palestinese, aveva osservato che il genocidio degli ebrei veniva presentato come unico, solo perché era il primo che colpiva una popolazione europea: gli altri erano stati cancellati dalla memoria. Se Fidel non la smentirà, nell’intervista c’è un’altra concessione alla propaganda sionista: gli ebrei sarebbero stati i più calunniati nella storia. Soprattutto più che i musulmani, si precisa (“Han sido mucho más calumniados que los musulmanes debido a que son culpados por todo, pero nadie culpa a los musulmanes por cualquier cosa"). Di nuovo risulta inopportuno il confronto con i musulmani, che oggi sono particolarmente calunniati, al punto che gli si vorrebbe negare il diritto ad avere una moschea per pregare, perché li si incolpa in blocco dell’11 settembre! E anche in Italia c’è chi porta i maiali a deporre gli escrementi sui luoghi dove dovrebbero sorgere le moschee… E sappiamo quanto siano calunniati i rom, che non hanno mai rapito un solo bambino!
Gli ebrei, aggiunge Castro, sono stati sottoposti a terribili persecuzioni e pogrom per duemila anni. È inesatto: il primo pogrom non ha 2000 anni, ma risale al 1881, e ha cause politiche ben precise che non hanno nulla a che vedere con i pregiudizi religiosi antiebraici, antislamici, ecc. (ad esempio quelli nei confronti dei “pagani” che erano rimasti fedeli alle religioni precristiane, in Europa, nelle Americhe). Al massimo si può parlare delle persecuzioni antiebraiche che accompagnarono le crociate, ma senza dimenticare le stragi di islamici che ne coronarono il trionfo. La conclusione è fatalmente che nulla è comparabile con l’Olocausto Mi sembra che Fidel abbia preso per oro colato le opinioni del suo intervistatore, che nel suo blog definisce un grande “esperto”, e di cui ha riprodotto nelle sue “Riflessione di Fidel” un lunghissimo rapporto sul medio oriente che ricalca le tesi israeliane. Lo ho riportato integralmente sul mio sito.
Naturalmente le dichiarazioni negazioniste di Ahmadinejad, anche se fatte per uso propagandistico interno, sono inaccettabili quanto le lapidazioni delle adultere e delle coppie omosessuali. Tuttavia sarebbe stato meglio usare il prestigio internazionale di Fidel Castro per spiegare al leader iraniano che ogni confusione tra il sionismo (che è più che legittimo contrastare e combattere) e l’ebraismo, è inaccettabile per ogni persona civile. È giusto chiedergli che cessi di diffamare gli ebrei, è sacrosanto spiegargli che gli ebrei non sono responsabili dei crimini compiuti dal governo e dall’esercito israeliano, ma è assurdo evocare lo spauracchio di una presunta “teología antisemita" che sarebbe cominciata duemila anni fa, accettando così il luogo comune della eterna e unica persecuzione, che nega tutte le altre.
È una bella notizia sapere che Fidel, i cui meriti storici sono incancellabili, ha recuperato energie. Ma ci auguriamo che le impegni per arricchire e rendere più vivo e articolato il dibattito interno a Cuba, senza sconfinare su un terreno delicatissimo e “minato” su cui non si era mai avventurato.
sito http://antoniomoscato.altervista.org/ .

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