Nota quotidiana

Con "PCSP" riaprono gli abbonamenti alla collana Quinto Tipo

Da Giap*

Con l'uscita di "PCSP (Piccola ContrStoria Popolare)" di Alberto prunetti riaprono gli abbonamenti alla collana Quinto Tipo (4 titoli a soli 45 euro). In questo post preso dal sito dei Wu Ming un'anticipazione dal PCSP e tutte le coordinate per abbonarsi.

E' in libreria PCSP (Piccola Contro-Storia Popolare) del compagno Alberto Prunetti, già autore di Amianto.Una storia operaia.

PCSP è il quarto titolo della collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.

Con quest’uscita, riparte la campagna abbonamenti: 45 euro per i prossimi quattro titoli scelti da WM1 (più del 30% di sconto). D’ora in avanti, ci si potrà abbonare in ogni momento, facendo partire la quaterna da qualunque uscita.

Puoi sottoscrivere subito l’abbonamento tramite paypal cliccando su questo pulsantino:

Oppure puoi sottoscrivere tramite bonifico bancario a questo Iban: IT68I0569603215000003459X60, intestato a Edizioni Alegre soc. cooperativa giornalistica, Circonvallzione casilina 72/74 00176 Roma, scrivendo a redazione@edizionialegre.it per comunicare il tuo indirizzo.

Gli autori dei prossimi tre libri saranno Giuliano Santoro, Lorenzo Filipaz e Simone Pieranni.

In questo post proponiamo un estratto da PCSP, per essere esatti dalla presentazione che ne fa il Prunetti dopo l’antefatto. Si intitola «Figli di cani maremmani». Buona lettura… E anche buon ascolto, perché in fondo al post vi proponiamo la Ballata per gli antifascisti di Tatti, scritta ed eseguita da Pardo Fornaciari, ispirata alle storie narrate dal Prunetti.

***

SE SIETE PRESI NEL SOGNO DI UN ALTRO, SIETE FOTTUTI

Ho riscritto la mia piccola storia sovversiva della Maremma. Potassa, il mio primo libro del 2003, era stato dato alle stampe con l’idea che non avrei mai più scritto altro. Dentro avevo messo tutto quel che mi stava a cuore a quell’epoca, facendo rimbalzare le vicende narrate su più luoghi, in forma ellittica. Le prime due edizioni del libro cercavano di ricostruire ‒ storicamente e in chiave narrativa – un movimento circolare di ribelli che non si erano conosciuti ma si erano sfiorati camminando per sentieri storici molto simili. Forse in quelle trame narrative c’erano tre libri distinti, ma chi allora aveva frettolosamente licenziato il manoscritto di Potassa era un ex pizzaiolo, ex laureato, ex pulitore di cessi a Bristol, ex renitente alla leva, al momento sguattero in una cucina inglese. Per dirla tutta, non pensava di avere l’occasione nella propria vita di pubblicare tre libri e aveva infilato tutti i suoi assi nell’unica mano che riteneva di avere a disposizione, montando quelle tre storie assieme in una forma dinamica (anzi: dialettica) che doveva ricordare la teoria del montaggio di Sergej Ėjzenštejn.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Negli ultimi tempi avevo pensato di estendere la parte argentina del vecchio racconto, anche sulla base delle storie raccolte in anni di viaggi tra Buenos Aires ‒ dove sono diventato amico dello storico Osvaldo Bayer ‒ e l’International Institute of Social History di Amsterdam, dove mi sono recato in pellegrinaggio. Poi però ho cambiato idea, puntando tutto sull’unità di luogo. Volevo scrivere insomma una sorta di contro-storia popolare dell’Alta Maremma, tra ribellione, disagio sociale, tensione millenarista e sovversiva.
Così è stato. Nella prima parte di questo nuovo libro presento una nuova versione delle vicende raccontate in Potassa. È una riscrittura, rivista ed emendata delle tante, troppe, imprecisioni. Nella seconda parte approfondisco la storia delle turbolenze e delle rivolte della parte meridionale della Toscana, agganciando il sovversivismo politico del Novecento alla tensione millenarista («trasformare il mondo, cambiare la vita») degli eretici dell’Ottocento.
La chiave espressiva rimane quella dell’ibrido narrativo. Questa nuova storia è ancora più ibridata sui piani dell’esposizione. Ho rifiutato di fare note a piè di pagina per mantenere la concentrazione del lettore sul testo, come in una vera fiction, e non mancano invero contributi finzionali. La numerazione dei paragrafi serve a dare ordine e a distinguere tra diversi tipi di materiale (racconto, citazione/rimpasto da documenti archivistici, poesia e canzone popolare, memoria orale più o meno arrangiata e accordata). Quanto alle schegge narrative della seconda parte del libro, si prefiggono di spingere il racconto su nuove traiettorie centrifughe. L’idea è quella di approcciare ed estendere in forma obliqua i temi della prima parte, dalla Grande Guerra al fascismo, fino al protagonismo sociale dei minatori.
In queste schegge narrative si alternano anche i piani espositivi e le forme del genere (il reportage e la storia giornalistica, la memoria autobiografica, il racconto politico romanzato alla maniera dei latinoamericani). Le storie raccontate non le ho inventate né le ho scoperte io: erano infilate nelle pieghe dei repertori bibliografici, nelle pagine degli storici locali, nei faldoni degli archivi. I ricercatori che le avevano “scoperte” non le avevano “raccontate”. Sono le vite dei compagni dimenticati, disperse in una letteratura che si rivolgeva solo ai militanti o ai cultori della temperie storica. Le loro vicende non vanno solo inventariate, devono passare attraverso il racconto per essere condivise con tutti coloro che vogliono abolire lo stato di cose presente. Vanno romanzate, perché tornino a essere vive, perché siano liberate dalla forma erudita del resoconto oggettivo e tornino a pulsare, rifermentate dai lieviti di una narrativa ibrida. Solo così potranno parlare ai contemporanei e creare un immaginario alternativo a quello esistente. Bisogna raccontare le stesse storie con parole sempre nuove. Come si faceva nella cultura popolare, alla veglia, al camino o al fresco nell’aia: per tramandarle alle nuove generazioni, per rendere quelle storie lettera viva, per tagliare la zavorra del linguaggio logoro del passato. Quelle storie le avevamo abbandonate, quei compagni li avevamo dimenticati. Erano rimasti intrappolati nella memoria monumentale o in quella militante o nel disprezzo dei nuovi apologeti della fine delle ideologie, erano eroi o fossili di un’era che molti non conoscevano più. Il mondo è cambiato, ci dicevano, quelle storie non parlano più al presente, ci dicevano. Eppure gli avversari di quei compagni dimenticati non hanno neanche cambiato nome e fanno le stesse cose. Pestano ragazzini, assaltano centri sociali, aggrediscono i rifugiati. La loro ideologia non invecchia, quella dei sovversivi sì. Così ci dicevano, intrappolandoci tutti nel sogno di un altro. Un sogno postmoderno in cui le ideologie e le classi non ci sono più, un sogno che diventa un incubo in cui c’è solo una classe, quella egemone, e una sola ideologia, quella autoritaria. «Perché se siete presi nel sogno di un altro, siete fottuti», scriveva Deleuze. Ecco, questo è un tentativo di tirare fuori i compagni dimenticati dal sogno che li vuole inutili eroi di un’epoca scomparsa. Quei compagni servono vivi, con le loro passioni, le loro ansie, coi loro sogni palpitanti e coi loro errori madornali. Spero di aver contribuito a farli uscire da quel sogno cattivo per restituirli ai loro nuovi compagni, che hanno magari solo vent’anni e lottano contro una società piena di ingiustizie, di rancori, di passioni tristi. Così provai a fare, quindici anni fa, con la smania della giovinezza e con una certa approssimazione; così ho cercato di fare adesso, tre lustri dopo, forse con più mestiere in corpo.

Pardo Fornaciari, Ballata per gli antifascisti di Tatti

Al mattino il Ventuno di maggio
Si ritrovano al Cerro Balestro
Gente che aveva avuto il coraggio di
disertare la guerra mondial.

Dalla guerra i signori han foraggio
Pe’ sfruttar chi obbedisce maldestro
Quelli che non servir gli schiavisti
i fascisti ora vanno a punir.

Proprio ieri eran scesi quei tristi
Fino a Tatti a canta’ i loro cori
Nella piazza, e al caffè s’eran visti
A sfidar l’ira dei minator.

Lo squadrista assassino che tira
Civilini rimane ferito
il Biancani, colpito, poi spira
Ma lo scontro non finisce lì.

Tutta notte il figliol del Biancani
Col Maggiori vendetta prepara
E con Ricciolo all’indomani
ai fascisti la faran pagar.

Mucciarelli col calesse passa
(Rifiutò il suo soccorso al ferito)
col nipote per andare a Massa
Ma alla curva il suo viaggio finì.

La notizia vien presto saputa
Roccastrada, le camicie nere
La lor furia l’ha già conosciuta
ora Tatti la conoscerà.

Quattrocento fascisti in paese
Scatenando bestial rappresaglia
Mentre il popolo ne fa le spese
A guardar stanno i carabinier.

Il Maggiori con il Marchettini
(Li chiamavan briganti e banditi!)
Ma protetti eran da’contadini
La battaglia lor continuò.

Per gli sbirri, i fascisti, gli agrari
La Maremma ‘un è luogo sicuro
Ogni forra, ogni pezzo di muro
Un pericolo celan per lor.

Finché verrà il dì della riscossa
Per i neri non resterà scampo
La Boscaglia e la Camicia rossa
In Maremma giustizia faran!

*http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=22757

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