In movimento

CommuniaFest, idee e pratiche fuori mercato

Dal 20 al 22 settembre a Roma un festival di realtà di autogestione, mutuo soccorso e autorganizzazione che iniziano a mettersi in rete per produrre conflitto e sperimentazioni politico-sociali. Di seguito il "prologo" e il programma del festival a cui parteciperanno attivisti Indignados dalla Spagna, di Occupy Wal street e da Tunisia ed Egitto.

L’elenco è lungo ma necessario. Dalla Grecia alle primavere arabe, all’indignazione spagnola, al movimento Occupy negli Usa passando per le lotte giovanili in Cile, in Canada, in Inghilterra, contro le politiche di austerità in Portogallo e in Israele, contro il regime di Putin in Russia fino alle iniziative di sciopero nelle fabbriche cinesi e indiane, e ancora le rivolte in Turchia e in Brasile: qualcosa sta succedendo. Una domanda di trasformazione continua a salire dal basso dei movimenti, da settori sociali diversi e da nuove generazioni.

I movimenti sono arrivati inattesi. Hanno chiesto e imposto democrazia e trasparenza. Hanno sostenuto l’auto-rappresentanza. Hanno creato nuovi linguaggi e nuovi immaginari. Hanno riscoperto riferimenti storici dimenticati, come la Comune di Parigi e la sperimentazione della democrazia radicale. Hanno privilegiato l’occupazione delle piazze per riappropriarsi di spazi comuni da trasformare, finalmente, in spazi pubblici. Hanno parlato al mondo, anche quando erano esigui, trasformando i social networks in strumenti di comunicazione orizzontale, bypassando le mediazioni organizzative tradizionali. Hanno creato cultura. Rinfocolato la speranza.

Certo, nessuno ha messo in crisi la crisi, nessuno ha fermato le politiche di austerità. Il problema dell’incontro tra il tempo lento dell’organizzazione e quello accelerato dell’evento resta irrisolto. La combinazione tra dimensione politica e sociale rimane incompiuta. Dentro questa ricerca vogliamo muovere i nostri passi trovando la risultante di una difficile equazione. Le organizzazioni della sinistra radicale italiana sono al loro finale di partita. Parafrasando Beckett : ‘Finita, è finita, sta per finire, sta forse per finire”. I fatti sono noti. La sinistra è al minimo storico e si dibatte in una crisi senza idee. In Europa la crisi riguarda non solo le forze più riformiste, che sembrano risorgere alleandosi al social-liberismo, ma anche quelle più radicali e anticapitaliste. Lo “tsunami” recessivo sembra aver fatto tabula rasa di ipotesi politiche in parte vecchie e stantie, in parte inadeguate. I nuovi movimenti hanno mostrato le prime tracce di un percorso in fondo al quale disegnare una nuova sinistra a venire, in cui autorganizzazione e democrazia non siano negoziabili o sacrificabili sull’altare di un presunto realismo.

L’autorganizzazione ha un senso se si connette agli attuali percorsi di soggettivazione politica. Con tempi e forme dettati da una specifica composizione sociale e di classe, da indagare meglio, senza il rischio di ridursi a una palestra di democrazia diretta. Due sono le concezioni dell’autorganizzazione che mimano un’astrattezza paralizzante. La prima la colloca solo nei momenti alti della lotta di classe, quando si mette in gioco la legittimità del potere; l’altra, invece, la banalizza in una qualsiasi forma di aggregazione separata da partiti, sindacati, associazioni. Favorire la nascita e l’affermazione di strumenti per l’autorganizzazione richiede, invece, la capacità di leggere le situazioni di conflitto sotto la luce della soggettivazione di classe. Bisogna modificare i giochi di ruolo nelle strutture sindacali più o meno di base; vedere i movimenti dei settori di classe attiva oltre le storie e le tradizioni; cogliere i momenti di politicizzazione delle lotte studentesche; sperimentare forme di contropotere e socializzazione non dominata dalle merci. Favorire i salti improvvisi nell’accumulo di coscienza, sapendo viaggiare con bagagli leggeri ma essenziali.

Non esistono modelli né strumenti per tutte le stagioni. E’ su questo che si gioca il futuro: se la mancanza di modelli apre la strada a una serie di opportunità da sperimentare, non si deve sottovalutare la necessità di dare un’identità politica a tali sperimentazioni. Tuttavia l’identità non è data una volta per tutte, è un processo aperto che richiede posizionamenti, analisi e attivazione di conflitti. Il capitalismo è un sistema in perenne trasformazione, che impone altrettanta capacità di cambiamento nelle forme di organizzazione, di socializzazione, di riappropriazione da parte di coloro che lo contestano e lo combattono. L’anticapitalismo non è un’astrazione ideologica ma una pratica che si nutre di idee e di uno sguardo sul mondo. Uno sguardo, una visione, delle idee da cui ripartire. Non rinunciamo a produrne e a scambiarle con altri e altre: per questo v<strong>ogliamo dotarci di un sito e di una rivista.

Abbiamo una direzione di marcia: la costruzione di una rete, che si batta per un sistema e un potere alternativo. Una rete politico-sociale che produca conflitto e funzioni in modo radicalmente democratico, che sia aperta e propulsiva di sperimentazioni nel senso dell’autorganizzazione e dell’autogestione. L’autogestione conflittuale è un terreno da riempire di significati nuovi, cogliendone la storia, le potenzialità, i limiti e le illusioni, soprattutto dal versante del rapporto con il potere, con sperimentazioni “fuori mercato“. Un percorso che vive e muove dal conflitto di classe sui luoghi di lavoro, dalla socializzazione degli spazi, dal protagonismo dei migranti, dalla lotta contro l’austerità e il debito, dalle forme di comunicazione e delle “nuove” culture, dalla lotta contro le relazioni patriarcali ed eteronormative, dalla difesa dei beni comuni. E’ un movimento permanente, una rivolta in itinere che non si ritiene orfana ma si emancipa dal peso di un’eredità.

In questa chiave puntiamo a costruire, di nuovo, senza nostalgie e pentimenti. Puntando su una visione della democrazia diretta e radicale come valore fondante l’emancipazione; sull’autorganizzazione, sull’alternatività al capitalismo e la rottura con le sue regole e leggi come consapevolezza necessaria; sulla dimensione internazionale dei movimenti come spazio indispensabile alla loro efficacia.

Questo è il nostro intento, senza alcun diritto di primogenitura. Ed è per questo che invitiamo dal 20 al 22 settembre al confronto e alla partecipazione a CommuniaFest.

Programma
20 – 21 – 22 SETTEMBRE 2013

@ Facoltà di Fisica, Sapienza – Roma

VENERDI’ 20

Ore 14.00 – 14.30 Plenaria Presentazione della tre giorni

Ore 14.30 – 17.00 Workshops

- La finanziarizzazione dell’economia e dei beni comuni. Una “lezione” di Antonio Tricarico
- Mediattivismo: idee e pratiche per una comunicazione dal basso. A cura di O.P.S. Castelli Romani

Ore 18.00 – 21.00 Assemblea: Alternative “fuori mercato”
Intervengono: Gigi Malabarba (Occupy Maflow), Marco Bersani (Forum movimenti per l’Acqua), Lidia Cirillo (Quaderni Viola), Luna De Tullio (Rivoltiamo la Precarietà di Bari), Spazio La Boje di Mantova
Introduce: Communia Roma

Ore 22.00 – 01.00 Spettacoli Teatrali
“E poi?” (autoprodotto e curato da Alfia de Marzo)

“AB HOC ET AB HAC” di e con Daniele Parisi.

Spettacolo Drag Queen con “Priscilla”

SABATO 21

Ore 10.00 – 12.30 Workshops

- Controculture e nuove identità.
- Tra valore e disvalore: lavoratori precari, flessibili e migranti. Con Giorgio Grappi (Ricercatore dell’Università di Bologna e collaboratore di connessioniprecarie.org)
- Scenari di guerra di fronte alla crisi siriana. Con Piero Maestri (Rivista Guerre e Pace) e Fouad Rouehia (giornalista italo-siriano)

Ore 12.30 – 15.30
Pranzo e spazio per discussioni e condivisioni tra le singole realtà partecipanti al festival.

Ore 15.30 – 17.00 Workshops

- Crisi ambientale e conflitti dei territori. A cura di RivoltailDebito Bologna
- Riappropriazione/Autogestione/Nuovo Mutualismo. A cura di Rivoltiamo la Precarietà di Bari
- - Illuminare il presente con l'evento da dove tutto è cominciato: Lidia Cirillo sulle tracce del libro “Una storia della prima Internazionale” (Mathieu Léonard, Alegre 2013)

Ore 17.30 – 20.00 Assemblea
I nuovi soggetti delle rivolte internazionali
Intervengono: Hannah Elsisi (Egitto), Seif Eddin Hamdiun (Tunisia), Ernesto Diaz (Spagna – movimento indignados), Zoltan Gluck (Occupy Wall Street - Strike Debtun), video-intervista a Gilbert Achar (School of Oriental and African Studies di Londra, Le Monde Diplomatique)
Introduce: Felice Mometti

Ore 22.00
RAP EST COMMUNE 2.0

a cura di Stay Real Roma e Communia Roma

DOMENICA 22

Ore 10.00 Assemblea finale
Fare rete tra i conflitti per ripensare la politica

Eevento facebook: https://www.facebook.com/events/219086421583338/

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