Nota quotidiana

Book Pride, per un "equosistema" editoriale alternativo

Giulio Calella

Grande successo della fiera degli editori indipendenti a Milano che conferma come la strada vincente sia la pratica di mutuo soccorso - ampio e plurale - tra editori, librai e lavoratori del settore per resistere e reagire alle concentrazioni del mercato editoriale.

Quello dello scorso fine settimana a Book Pride a Milano è stato un successo oltre ogni previsione, come ben evidenziato dal comunicato dell'Odei (l'associazione degli editori indipendenti di cui facciamo parte) che pubblichaimo di seguito.
Un successo che conferma come la strada vincente per l'editoria indipendente sia la pratica di mutuo soccorso tra editori, librai e lavoratori del settore per resistere e reagire alle concentrazioni del mercato editoriale che stanno rafforzando le posizioni di monopolio a danno dei lavoratori e dell'editoria indipendente. Un mutuo soccorso tra soggetti con visioni, proposte culturali e sensibilità diverse tra loro ma efficace proprio perchè ampio e plurale.
Il punto per noi non è mai stato sostenere che solo gli editori indipendenti fanno buoni libri, cosa di cui veniamo ogni tanto accusati da qualcuno e che sarebbe una sciocchezza, ma proprio il contrario: non solo i grandi editori fanno buoni libri, eppure quasi solo loro sono visibili nelle grandi librerie di catena e in molte pagine culturali di quotidiani e televisioni, e solo loro vincono i premi letterari più importanti.
La stortura del mercato è che i grandi gruppi editoriali sono anche i proprietari dell'intera filiera, ossia delle principali strutture di promozione e distribuzione libraria e delle catene di librerie, garantendosi per questa via non solo la propria visibilità ma anche la fetta più grande di guadagno sugli stessi libri degli editori indipendenti. Un vero e proprio rapporto di sfruttamento, per cui spesso un editore indipendente ha l'impressione di lavorare in realtà più per il beneficio di qualcun altro che per il proprio.
Di questo si è parlato in fiera in varie iniziative, come quella con i distributori e quella sulla legge del libro, ma soprattutto con Book Pride e la rete ampia e diversificata di editori si è praticata una parziale alternativa, dimostrando la forza che può avere una fiera autorganizzata dagli editori con un budget minuscolo eppure in grado di competere - per qualità e interesse dei lettori - con le fiere dell'Aie (l'associazione italiana editori controllata dai grandi gruppi). Il bilancio economico sarà presto pubblicato in forma pubblica sul sito bookpride.net, e forse qualcuno giustamente si chiederà perchè fiere come Più libri più liberi a Roma o il Salone del libro a Torino - lautamente sovvenzionate da sponsor privati e dove, al contrario di Book Pride, si paga il biglietto di ingresso - siano ampiamente finanziate da soggetti istituzionali.

Oltre che con la presenza del nostro stand abbiamo contribuito anche quest'anno alla stesura del programma della fiera, che è stato ricco e plurale e incentrato sul concetto di "Equosistema", e in particolare abbiamo organizzato la bellissima presentazione di "Settantadue" di Simone Pieranni con Wu Ming 1 e Giuseppe Genna, e partecipato allo stimolante e riuscito dibattito su ambivalenze digitali e lavoro culturale in rete con Alessandro Gazoia, Silvia Jop di lavoroculturale.org e di nuovo Wu Ming 1.

Sulla scia di questo successo, l'obiettivo adesso deve essere moltiplicare le pratiche di mutuo soccorso tra editori, librerie e lavoratori del settore (un esempio è stata l'intesa firmata da Odei con il sindacato dei traduttori), con un approccio anche "sindacale" che Odei deve riuscire ad avere con i monopolisti del settore, instaurando un rapporto solidale con i lavoratori, ma anche producendo esperienze esemplari come questa che mostrino come potrebbe funzionare un reale "Equosistema" editoriale.

Book Pride 2016 chiude con uno straordinario successo di pubblico
Comunicato di Odei - Osservatorio editori indipendenti

Si è conclusa domenica 3 aprile negli spazi di BASE Milano BOOK PRIDE, la fiera dell’editoria indipendente organizzata da ODEI, l’Osservatorio degli Editori Indipendenti, registrando un grande successo di pubblico, in un fine settimana milanese denso di iniziative culturali.
Circa 32.000 presenze, 120 incontri, quasi 300 ospiti intervenuti fra scrittori, giornalisti e intellettuali italiani e stranieri, 150 editori presenti con i loro cataloghi, decine di migliaia di libri venduti e 250 visitatori che si sono misurati con il Fanta-book, giocando a fare gli editori per un giorno.

Fanno impressione (e fanno ben sperare per il mondo del libro) i numeri della seconda edizione di BOOK PRIDE, che ha largamente conquistato la posizione di terza fiera editoriale nel panorama nazionale, è diventata una grande festa dei lettori di Milano, che hanno risposto con un entusiasmo superiore a ogni previsione, ma è anche diventata un momento fondamentale per gli operatori del settore, per confrontarsi e valutare insieme come promuovere la lettura e difendere la bibliodiversità.
Un appuntamento ormai radicato tanto che sono già state fissate le date per la prossima edizione: dal 24 al 26 marzo 2017, sempre negli spazi di BASE.

Fra i risultati di questi giorni va sottolineato il protocollo d’intesa sottoscritto fra ODEI – l’Osservatorio degli editori indipendenti (che organizza Book Pride), il sindacato dei traduttori Strade e il Sindacato dei lavoratori della comunicazione di Cgil. Un accordo in qualche modo “storico”, perché è il primo di questo tipo siglato in Italia fra un’associazione di editori e una categoria della filiera editoriale così importante com’è appunto quella dei traduttori. Un primo passo, ma molto significativo anche perché l’obiettivo dei protagonisti è ora quello di raggiungere intese analoghe anche per le altre figure della filiera editoriale.
Non meno importante è stata la discussione fra le associazioni di editori e librai sul progetto di legge da poco presentata in Parlamento da Odei. Progetto che al centro vede la revisione della legge Levi, con un abbassamento del tetto di sconto al 5%, sulla linea di quanto succede nella stragrande maggioranza dei paesi europei, a partire da Germania, Francia e Spagna. Un obiettivo su cui a Book Pride si è saldato un largo fronte, grazie alla condivisione da parte di Ali (Associazione librai aderente a Confcommercio) e Sil (Sindacato italiano librai di Confesercenti).

Sul fronte delle librerie indipendenti sono poi da segnalare le numerose iniziative presentate a Book Pride per sostenere e rivitalizzare un settore decisivo per tutto il mercato del libro, e capace di dar vita sul territorio a veri e propri presidi culturali. Basti citare l’Italian Book Challenge, un “campionato di lettura” lanciato anche in Italia sull’onda del successo che esperienze simili hanno vissuto all’estero, con ben 184 librerie indipendenti, dalla Sicilia al Trentino, che per la prima volta si sono messe in rete. Come anche il confronto sull’attività delle librerie indipendenti milanesi (Lim) insieme a quelle di Torino e Bergamo. O ancora va citato un confronto partecipato e molto sentito fra editori e mondo della distribuzione con i rappresentanti di Messaggerie, Pde, Promedi e del nuovo progetto Satellite.