Rassegna dal web

Bartolini/Baronio operai culturali per Amianto

Lucia Medri (da Teatro e Critica)*

Il duo Bartolini/Baronio lettori del libro di Alberto Prunetti Amianto una storia operaia, presentato in forma di shot reading durante Attraversamenti Multipli.

Anche se i giorni si sono susseguiti l’uno dopo l’altro e spettacoli diversi si sono affastellati, ci sono momenti teatrali per i quali sentiamo la necessità di fermarci e tornare indietro, testimoniare il passaggio che lascia il segno di un incontro impossibile da disperdere nella routine frettolosa del tempo che passa.
Si è concluso la scorsa settimana il festival Attraversamenti Multipli che quest’anno ha scelto come tematica quella del meticciato per guardare tanto alle opere artistiche che alla realtà, innervando il territorio romano di distinti flussi e stimolazioni, a unire luoghi, persone e pensiero creativo.
Tra i tanti eventi “meticci” protagonisti, ne segnaliamo uno degli ultimi in programma svoltosi nella Biblioteca Goffredo Mameli di via del Pigneto. Non è stata una presentazione, né tantomeno uno spettacolo, non aveva nulla a che fare con un reading formale, forse un incontro con l’autore? Nemmeno.
Amianto una storia operaia_presentazione in formato shot reading è stato e sarà l’inizio di un progetto di pensiero e memoria, quest’ultima intesa non come ricordo rivolto al passato e custode del tempo ma come forza motrice di azione e costruzione che necessita di essere alimentata nel confronto e nel dialogo, tanto nella parola scritta che “recitata” e quindi ascoltata. Alessandra Ferraro, direttrice artistica del festival, ha scelto di consegnare il libro di Alberto Prunetti Amianto una storia operaia – edito da Alegre nel 2014 e segnalato al Premio Campiello 2013 – nelle mani di Tamara Bartolini e Michele Baronio, al fine di creare una sinergia tra il testo e la profonda sensibilità di due attori in grado di comunicare l’emozione della pagina scritta e la sua politica.

Leggendolo, i due artisti romani non sono venuti a conoscenza “solo” di una morte, non hanno esperito “solo” l’aspetto finale di una vita di lavoro e famiglia, lotta e ideale, quanto sono riusciti a percepirne la vitalità imperitura della testimonianza e hanno deciso di farla diventare teatro, con l’intento inoltre di non abbandonare questo testo per farlo confluire in una scrittura drammaturgica. La ricchezza di questo reading performativo, così come viene indicato nel programma, è quindi a monte dell’evento, nella sua idea e progettualità, a partire dalla consegna di una memoria e dall’incontro tra l’autore e gli attori. Il resto, è propagazione necessariamente teatrale.

Alberto Prunetti è il figlio di Renato, operaio bambino che ha iniziato a lavorare dall’età di quattordici anni nell’inferno industriale delle acciaierie di Piombino fino a quelle di Taranto passando per le fabbriche di Casale Monferrato, respirando veleno, ammalandosi di tumore. La parabola di vita di un operaio come gli altri e uguale agli altri per quella comune e diffusa spietatezza con la quale si muore nell’indifferenza dello stato.
Il mal comune non è il mezzo gaudio, non è l’abbassamento di una situazione alla sua banalità tutt’al contrario, ne dimostra l’incidenza, trasformandola in quotidianità, in dato per scontato.

Dalla lettura partecipata e passionale delle parole vissute da Bartolini – a momenti arrotolate come ingranaggi, oppure dolcemente morbide e toscane, impetuose e coraggiose – e della “musica-ponte” di Baronio – che organicamente fuse insieme riescono a far viaggiare avanti e indietro nel tempo, fino ad oggi, la narrazione di Prunett – scaturisce un sentimento di potenziale e rivoluzionaria rinascita e giustizia. Non c’è, perché non può e non deve esserci, una fine, un punto. La riflessione sull’instancabile lavoro del padre di Prunetti si allarga al lavoro del figlio – traduttore freelance – e inserisce in una comunicazione dialettica e reciproca tanto il lavoro in fabbrica che il lavoro culturale, distanti forse per differente fatica ma accomunati dalla precarietà. Quella vita agra così narrata, così amata anche da Luciano Bianciardi. Si parla di partita Iva, della sua falsa promessa di tutela, e di sfruttamento, di deterioramento fisico e mentale, di assenza di protezione: in fabbrica contro l’amianto, in casa davanti al pc contro le radiazioni. Tutt’intorno ci sono poi storie di vita che si intrecciano: la famiglia di Renato e quella del figlio Alberto, divenuto da poco papà, la famiglia di Tamara e Michele; il sostentamento di entrambe sia presente che futuro.

«Siamo gli operai, culturali, dell’oggi» dice Tamara Bartolini nell’intervista che segue il reading, durante la quale gli aspetti centrali del libro vengono discussi e relazionati al mestiere dell’artista, al suo tenore di vita e al sacrificio annesso che esso implica. Alla scelta di essere genitore artista, di essere genitore traduttore: alla scelta di essere un genitore operaio.
Emozionante è l’ora trascorsa nella sala della biblioteca, nel silenzio dell’ascolto e nella commozione che vorrebbe essere discreta ma fallisce nell’intento, perché la condivisione non è una finalità progettuale facile da programmare nella frenesia di un festival che si muove attraversando contemporaneamente luoghi distinti, e quando riesce è una vittoria del teatro e di chi ha avuto la lungimiranza di vederlo nelle pagine di un libro e la cura di renderlo fruibile.

*Fonte: http://www.teatroecritica.net/2016/11/bartolinibaronio-operai-culturali-...

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