In movimento

Arriva occupiamo Piazzaffari

Checchino Antonini

Presentato a Milano il percorso e le ragioni della manifestazione del 31 marzo dalla Bocconi alla Borsa. E una settimana prima, il 24 marzo a Roma, l'assemblea nazionale di Rivolta il debito

La Mayday milanese incontra i NoDebito ed è subito Occupy Piazza Affari.
E’ stato appena presentato a Milano, in una conferenza con Giorgio Cremaschi sotto la Scala, il corteo nazionale del 31 marzo contro le manovre del governo Monti, a ridosso della cosiddetta “riforma” del mercato del lavoro.
L’idea - vedi appello sul Megafono - era quella di attraversare Milano dalla Bocconi alla sede della Borsa per collegare due luoghi simbolo del governo “tecnico” e con un titolo, OccupyPiazzaAffari, che richiama l’ondata di movimento che in mezzo mondo contesta l’austerità e il modello neoliberista. Ma la Bocconi è off limit alle proteste, così il corteo si limiterà a sfiorarla, partendo da Porta Romana per ripercorrere, nell’ultimo tratto, le orme della Mayday, il primo maggio dei lavoratori atipici che anima la città da oltre un decennio. Tra le adesioni si segnalano quelle di No Tav, Rete per la scuola pubblica, Rivolta il debito (Rid), Esc, pezzi di Fiom, Attac e movimenti per l’acqua pubblica.

Immediatamente dopo la conferenza stampa, piazza della Scala è diventata il teatro della protesta del Comitato milanese OccupyPiazzaAffari contro la svendita del patrimonio comunale a partire dalla vendita del pacchetto Sea. «Da questa giunta ci aspettavamo soluzioni diverse e condivise, invece anche qui con la scusa del debito la via scelta è la più semplice: vendere. Una giunta che aumenta la precarizzazione di chi lavora per la macchina comunale, apre tavoli di trattativa senza nessuna intenzione di mediare realmente e scarica sui cittadini il peso della crisi», dicono i promotori.

Spiega uno di loro, Andrea Fumagalli, docente a Pavia di Economia, che tra le novità del corteo c’è la convergenza tra i No debito - coalizione tra forme “tradizionali” dell’antagonismo: settori di sindacalismo di base, autoconvocati, settori della sinistra come il Prc e Sinistra Critica - e la rete di San Precario col suo punto di vista originale. «Sarà un appuntamento nazionale non categoriale che esprimerà le prime forme di opposizione alle politiche di austerity», continua Fumagalli. Un tentativo di unire le lotte italiane - dalla Argol di Fiumicino alla Wagon-Lits di Milano, alla Alcoa di Portovesme, alla Fincantieri, alla Esselunga, alla Jabil, alla Sicilia, alla Fiat, dalle lotte dei migranti fino alla Val di Susa - e i fermenti europei-

Il corteo del 31 si va ad incastonare, infatti, in un’agenda europea fitta di scadenze, dagli stati generali della precarietà in programma a Napoli in questo week end fino ai «venti giorni che potrebbero sconvolgere l’Europa», prosegue Fumagalli riferendosi alle mobilitazioni che dal primo maggio si susseguiranno nell’anniversario del 15 maggio degli indignados spagnoli e, ancora, a Francoforte per contestare il summit dei ministri del’economia nella città sede della Bce.

Strettamente connesso a queste iniziative c’è l’appuntamento per una campagna europea sull’audit lanciato in Italia dalla Rid, Rivolta il debito. Il 24 marzo a Romaci sarà un convegno alla Sapienza cui prenderanno parte, tra gli altri, Eric Toussaint (del comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo, Cadtm), Lidia Cirillo (Quaderni Viola), Antonio Tricarico (Smontaildebito), l’assessore napoletano ai beni comuni Alberto Lucarelli, Marco Bersani di Attac, Sergio Bellavita della Fiom, Fabrizio Tomaselli della Usb. L’audit, secondo la Rid, non è una proposta ”tecnica” o un espediente da economisti, ma uno strumento politico per una iniziativa di massa. Serve al disvelamento della natura privata del debito pubblico e a definire una politica alternativa di cui la rinegoziazione e/o l’annullamento del debito illegittimo, è una prima misura.

La Rid lancia l’idea di comitati locali per l’audit, «che si muovano a partire dai debiti locali, indagando come funzionano gli enti locali, le società di servizio pubblico ma anche le imprese private dove spesso i lavoratori si vedono mettere alla porta, o in cassa integrazione, per ragioni di bilancio».
L’idea di verifiche sul debito nasce dagli attivisti del Sud del mondo e oggi viene mutuata da settori avanzati del movimento altermondialista anche per i paesi del Nord sotto l’attacco della speculazione. Esiste un precedente. Nel 2006, il presidente Correa ha reso l’Ecuador il primo paese a tenere una verifica ufficiale, dichiarando «il mio debito è solo verso il popolo». L’audit, nonostante il boicottaggio di funzionari legati al vecchio regime, nel 2008 ha scoperto che il debito aveva creato «danni incalcolabili» per via di una grande quantità di prestiti illegittimi, inutili e dannosi che hanno dissanguato il paese.
In Francia l’appello per l’audit ha superato le 50 mila adesioni, in Belgio le associazioni Attac e Cadtm hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro i 54 miliardi per salvare la banca Dexia, in Grecia c’è un comitato attivo da un anno. Il 7 aprile ci sarà un appuntamento a Bruxelles di tutte le varie campagne nazionali per l’audit.