Nota quotidiana
Giuliano Milani
(da Internazionale)
Dietro il pretesto della difesa di presunte tradizioni sotto attacco (come quelle padane difese dai leghisti o quelle laiche difese in Francia dal Front national) si stia procedendo a un processo di identificazione del nemico su basi identitarie, un processo che non promette niente di buono.
Nota quotidiana
Lorenzo Declich
(da il manifesto)*
Sul cibo, cosa di cui non si può fare a meno e che possiamo reperire sempre più solo nella grande distribuzione, i capitalisti applicano tutto lo strumentario ideologico che renderebbe vario e "pieno di opportunità" questo mondo.
Nota quotidiana
George Souvlis e
Ankica Čakard intervistano
Cinzia Arruzza
Cinzia Arruzza, autrice per le nostre edizioni di Storia delle storie del femminismo (con Lidia Cirillo, 2017) e Le relazioni pericolose (2010), insegna Filosofia presso la New School for Social Research di New York. Pubblichiamo questa lunga intervista uscita su PalermoGrad.
Nota quotidiana
Cesare De Michelis
(Domenicale del Sole 24 Ore)
Vittorini annunciava che l’industria era cresciuta tanto da trasformare la stessa letteratura, costretta a misurarsi con il mondo nuovo: in queste pagine la consapevolezza è minore, ma la voglia di avere una voce propria, di non doversi più affidare alle parole degli altri, è travolgente.
Nota quotidiana
Simone Pieranni
(da il manifesto)*
Il cuore del volume è la scoperta di quella storia «indicibile», la necessaria volontà di raccontarla con parole sue, con quelle del nonno, con quelle di chi l’ha conosciuto, con frammenti di film, mozziconi di parole raccolte dai vecchi amici, immaginazione specie per quanto riguarda la nonna e la sua vita in prigione.
Rassegna dal web
Federica Zoja
(da Reset)*
È in questa cornice di trompe l’oeil politici, falsità cronachistiche, amicizie segrete che matura in tutta la sua drammaticità la Naksa (in arabo “caduta”, termine con cui viene ricordata la sconfitta bruciante inferta dagli israeliani nel giugno del 1967), evento imprescindibile per coloro che vogliono comprendere il presente dell’abbraccio mortale israelo-palestinese.
Rassegna dal web
Valerio Renzi
(da DinamoPress)*
Inneggiamo al maiale perché fa parte del nostro paesaggio culturale e alimentare, dove conquista una centralità altrove sconosciuta. Il maiale diventa così non solo il totem di un rito di abbondanza e comunione, ma arma a disposizione dei nuovi crociati e delle bramosie di un mercato in cerca costante di nuove mode e della creazione di nuovi bisogni.
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