Nota quotidiana

19O: vincono i movimenti

Thomas Müntzer (Da Communianet.org)

Alla fine hanno prevalso i movimenti e non la loro rappresentazione. Questa la sintesi di una giornata che - preceduta dal terrorismo mediatico di certa stampa - finisce come sarebbe potuta iniziare il 15 ottobre di due anni fa. Ed adesso la sfida è saper andare oltre la singola giornata costruendo un movimento duraturo.

Alla fine hanno prevalso i movimenti e non la loro rappresentazione. E' il messaggio positivo che ci viene dalla manifestazione del 19 ottobre e, più in generale, dalla settimana di lotta apertasi con le iniziative del 12 ottobre. Il corteo di Roma è stato grande, plurale, combattivo e ha smentito, con il suo fluire e la sua determinazione, i corvi abituati a volteggiare sulle espressioni di movimento profettizzando e sperando in una guerriglia urbana che non si è vista, ma anche i timori concreti di una giornata che - per come era stata convocata - rischiava di essere di mera autorappresentazione. Nella piazza invece si è mostrato agli occhi di chi vuole vedere oltre i fumogeni di un'informazione violenta e interessata il vero volto della crisi. I volti e le richieste dei migranti, dei senza casa, dei precari, disoccupati o lavoratori che fossero, di chi si batte contro la speculazione sui territori, contro gli eserciti e le servitù militari. Una giornata dei movimenti ancora in cerca della propria autorganizzazione e della propria, diretta, forma di espressione.
Era dal 15 ottobre 2011 che non succedeva in queste forme e con questi soggetti. I paragoni corrono tutti con quella giornata fallita sotto i colpi della rappresentazione mediatica e, in realtà, ormai distante politicamente (c'era ancora il governo Berlusconi, non c'era il movimento di Grillo, etc.). Stavolta è andata diversamente e, simbolicamente, è finita come doveva cominciare. Anche il 15 ottobre un settore molto ampio di movimento propose un'acampada con lo stesso slogan, "Yes we camp" riproposto il 19 ottobre. La lucidità nelle lotte a volte ha bisogno di tempi lunghi.
Ora si apre il problema dell'efficacia sociale e politica. Intesa come capacità di ottenere risultati, strappare vittorie, anche minime, costruire poderosi antidoti ai colpi della crisi. Non serve alcuna traduzione politicista, nessuna contrapposizione artefatta tra piazze distinte, il 12 contro il 19, o cose del genere. Serve, invece, chiedersi come si possa tendere, come un elastico - flessibile e non vincolante - uno spazio di movimento che favorisca l'efficacia delle sue varie componenti e soggettività. Uno spazio che, sommando le singole vertenze e i singoli passaggi, moltiplichi la forza di tutti. Ci sarà tempo per fare questa discussione e luoghi articolati in cui inserirla. Resta una valutazione di fase: i movimenti si fanno direttamente politici, non chiedono rappresentanza e decidono da soli come darsela. La nostra idea è che per darsi una forma efficace devono puntare sull'autorganizzazione che, come abbiamo già scritto, resta la nostra "via maestra", e su una sempre maggiore capacità e disponibilità all'ascolto recipropco e alla costruzione di momenti convergenti di conflitto.
Nell'immediato pensiamo che i punti fermi siano gli stessi segnati dalle lotte in campo. Va bloccata la gestione dell'austerity con incursioni sul terreno del reddito e del salario perché finalmente paghi la crisi chi l'ha provocata: banche e padroni. Va coordinata la lotta contro il ricatto del debito a livello europeo a partire dalla campagna "per una nuova finanza pubblica e sociale". Vanno fermate le "grandi opere" a partire dal Tav, "grandi eventi" inutili e dannosi come Expo2015 e progetti militari come il Muos; ma anche la politica di dissesto dei territori e di gestione speculativa dei rifiuti; serve una risposta immediata all'abitare, smettendola con la criminalizzazione delle occupazioni e facendo pagare qualche prezzo alle grandi speculazioni edilizie.
Nel costruire il Communia Network stiamo mettendo al centro del nostro agire politico il tema dell'autogestione e della riappropriazione. Continueremo a praticarlo e a proporlo alle sedi unitarie di movimento. Le esperienze vertenziali, e di pratica diretta, che abbiamo fin qui realizzato, trovano maggiore forza dalla conclusione di questa settimana. Così come, nell'interessante fase di movimento che si apre in questo autunno, trova più ampia credibilità lo strumento politico-sociale che stiamo mettendo in campo.
Da oggi il tentativo deve essere quello di costruire una dinamica che vada oltre il 19, creando una piattaforma rivendicativa precisa che metta in rete le diverse rivendicazioni dei movimenti in campo. Una rete non tra soggettività o aree politiche, ma tra i soggetti in carne e ossa che provano a resistere in prima persona alla crisi. Se riuscirà a fare questo, la giornata del 19 ottobre potrà andare oltre se stessa e rimettere in marcia la dinamica che il 15 ottobre 2011 era stata soffocata sul nascere.

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