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100mila in piazza da tutto il mondo contro l'agenda dei “grandi”.

Fabio Ruggiero

Un corteo immenso e colorato. Già all'una il punto di concentramento a Christiansborg era gremito e non si riusciva ad avanzare.

C'erano i cartelli plastificati delle varie organizzazioni, ma anche tantissimi fatti a mano portati dai singoli; "there is not planet B", "climate justice now" dicevano i più gettonati, e l'immancabile "people, not profit" che ricorda la stagione di Seattle.

Lo spezzone più grande del corteo era quello delle due coalizioni principali la Climate Justice Now e la Climate Justice Action dietro lo striscione "System Change Not Climate Change", cambiare il sistema non il clima. All'interno Via Campesina, con le bandiere verdi e le facce bruciate dal sole, “cambiare la produzione agroalimentare” recitava lo striscione. Dal loro camioncino che sparava musica di tutto il mondo lanciavano messaggi ai "grandi" della terra: "noi abbiamo il diritto di andare dove ci pare!" dicevano riferendosi alla questione dei rifugiati climatici, ossia chi scappa dalla desertificazione o dalle alluvioni causate dai cambiamenti climatici. C'erano poi Jublile South dalle Filippine e dalla Thailandia, Attac con un centinaio di attivisti provenienti dalla Francia e dalla Germania dietro la scritta "our clime is not for sale", il nostro clima non è in vendita.

Un grande faccione di Marx ricordava "è l'economia, stupidi!" riferendosi alla crisi, "ridurre la produzione!" era scritto a caratteri cubitali su un grande telone quadrato. Un gruppo travestito da orsi polari ricordava lo scioglimento dei ghiacci artici, e un altro da “signore per bene” gridavano “viva il capitalismo verde!”, “lava di verde il capitalismo! più profitti per noi”.
C'erano poi i danesi contro le centrali a carbone, i lavoratori del sindacato con i caschi da lavoro in testa, decine di collettivi dell'estrema sinistra danese, dagli anarchici ai comunisti, c'era il partito comunista e la sinistra anticapitalista europea con la sinistra rosso-verde, il Bloco de Esquerda e l'NPA francese; inoltre erano presenti numerose persone che esibivano il simbolo antinucleare, con la scritta “don't nuke the climate”.

Dal palco finale avanti a più di 100mila persone nei pressi del Bella Center un oratore sottolinea: “Noi non accetteremo le decisioni che prenderanno in questa conferenza. Noi vogliamo che sia attuata l'agenda dei popoli che stiamo discutendo in questi giorni”.

Nonostante il clima disteso la repressione è arrivata puntuale. La polizia ha isolato un pezzo del corteo, praticamente sequestrandolo, e arrestato chiunque si trovasse all'interno. La possibilità di arresto durante le proteste è molto alta: basta trovarsi in luogo dove la polizia ordina di disperdersi per essere soggetti a fermi. Il pretesto di questo atto repressivo di massa sono state le azioni di alcune decine di persone del “blocco nero”, isolati già dai manifestanti ed arrestati precedentemente.

In questo momento si sta svolgendo un presidio per la liberazione degli arrestati. Alcuni sono già stati rilasciati, ma la maggior parte è ancora in stato di fermo. Tra loro alcuni italiani.
Tutti fuori invece gli italiani fermati nella giornata di ieri.

il video della prima giornata

L'appuntamento è domenica 13 per le azioni al porto: “hit the production”, per segnalare come questo modello di distribuzione e produzione delle merci sia dispendioso e dannoso per l'ambiente; e le azioni di Via Campesina contro l'industria della carne, tra i primi responsabili della produzione di Co2. Nel pomeriggio invece l'assemblea generale della Climate Justice Now per discutere la bozza definitiva della Dichiarazione del KlimaForum09, che sarà portata poi nei prossimi giorni all'interno della conferenza ufficiale. La sinistra anticapitalista europea si da appuntamento nel tardo pomeriggio per discutere di capitalismo e crisi climatica. Saranno presenti la Die Linke (germania), il Bloco de Esquerda (Portogallo), l'Alleanza Rosso verde (Danimarca) e il NPA (Francia).