Rassegna dal web

“Macero no” I libri tornano a vivere

Carlone e Marcucci (da ribalta.info)*

"Dove domina la legge del profitto, ci troviamo in ogni caso in un sistema dove esiste un conflitto. Il punto per noi è non limitarsi solo a subirlo, ma saper anche contrattaccare". Un'intervista sulla campagna #ResistentiAlMacero.

Smontare le narrazioni dominanti è già difficile di per sé. Se poi, come succede alle edizioni Alegre e a una miriade di altri editori indipendenti, ti trovi a combattere pure con pochi giganti che hanno reso il tuo terreno di lavoro un oligopolio che strangola i piccoli, la lotta rischia di essere per la sopravvivenza. Ma con tenacia, talento, qualità e creatività, si può tentare di spostare il campo, sottrarsi a regole capestro e proseguire una contronarrazione necessaria e proficua. Ribalta ha già raccontato il percorso e il modo di stare al mondo di Edizioni Alegre. Torniamo a parlare con Giulio Calella, che di Alegre è il presidente, perché la casa editrice ha contribuito a lanciare #MaceroNo. Si tratta di una campagna, ci dice Calella, “nata due anni, fa attraverso un rapporto di mutuo soccorso tra editori, inizialmente noi, DeriveApprodi, Eleuthera e Due punti, e spazi sociali e culturali. Abbiamo costruito una serie di iniziative, oltre 50 in tutto, in cui abbiamo spiegato le storture del mercato che costringono gli editori a mandare al macero libri di qualità, lanciando la vendita di alcuni di questi titoli al costo politico di 3 euro”. Ora Alegre ha rilanciato la campagna nelle fiere a cui ha partecipato e online, nel suo sito, con i titoli #ResistentiAlMacero in vendita fino al 24 ottobre (manca poco!). In pratica, è possibile acquistare una serie di libri dal catalogo della casa editrice a 3 euro, evitando così che finiscano in qualche discarica.

Per capire perché si è arrivati alla campagna, bisogna risalire al funzionamento del mercato editoriale del nostro paese, che non è così libero come può sembrare a prima vista: somiglia piuttosto a un oligopolio, in cui i più grandi fanno un po’ il bello e il cattivo tempo. “Il punto è – riflette Calella – che cinque grandi gruppi detengono da soli il 62% del mercato mentre i restanti oltre 2.000 editori si spartiscono il 38%”. E c’è di più: “Quegli stessi editori sono anche i proprietari delle principali strutture di promozione e distribuzione, nonché delle principali catene librarie. Quindi, per andare in libreria, qualsiasi editore è di fatto costretto a rivolgersi a loro, pagando percentuali sulle vendite superiori a quelle date agli autori”. Questo meccanismo porta i grandi gruppi, ovviamente, a dare maggiore visibilità ai propri titoli. Ma non solo: “La logica di massimizzazione del profitto nel minor tempo possibile ha come conseguenza una politica distributiva basata sul continuo afflusso di novità oltre a pochi “best seller”, cosa estranea ai tempi di sedimentazione che dovrebbe avere la promozione della cultura”. I titoli che non sono super-venduti diventano rapidamente “vecchi”, dopo poche settimane, e “devono lasciare il posto sugli scaffali alle proposte dei grandi editori, in un mercato che complessivamente produce 60.000 novità l’anno, ossia oltre 150 al giorno. La gran parte pubblicate dai cinque gruppi dominanti”. Ovviamente, “ci sono capolavori che restano per sempre, così come sicuramente libri che diventano meno attuali, pur non perdendo necessariamente il proprio valore. Ma il mercato non va tanto per il sottile: fa un puro ragionamento algoritmico, basato sulle copie vendute e sulla sovrapproduzione di novità per drogare i fatturati. Ed espelle dagli scaffali anche libri di assoluta attualità e qualità”.

Se il mercato “libero” tanto libero non è, bisogna, da parte di chi non è sufficientemente potente o non vuole comunque assoggettarsi a queste dinamiche, trovare canali alternativi, paralleli, “dove i titoli possano vivere più a lungo e con un diverso respiro”. Del resto, dice Calella, Alegre produce “libri profondamente legati ai movimenti sociali, e ci piace discuterli e farli circolare nel loro habitat naturale, ossia nei luoghi della partecipazione e del conflitto sociale. Proprio in due spazi di questo tipo, come Communia a Roma e il Vag61 a Bologna, abbiamo organizzato non a caso a giugno e a settembre i festival di Letteraria, che sono il cuore della discussione politico-editoriale che mette in piedi ogni anno la nostra casa editrice”.

Alegre è anche tra i fondatori dell’Associazione Odei (Osservatorio degli editori indipendenti), a cui aderiscono oltre 70 editori, e che ha come suo principale obiettivo proprio la difesa della “bibliodiversità”. “Insieme all’Odei ormai da due anni organizziamo il Festival Book Pride a Milano, fiera dell’editoria indipendente che nel 2017 avrà la sua terza edizione dal 24 al 26 marzo. Ecco, nello scontro di cui si parla in questi giorni tra Fondazione del libro di Torino e l’Aie (l’associazione degli editori controllata dai grandi gruppi) sul Salone del libro, noi evidenziamo che esiste una terza scelta, l’unica autorganizzata dagli editori con un minuscolo budget, con ingresso gratuito per i visitatori, e tanto lavoro volontario che costruisce un programma di grande qualità che non ha nulla da invidiare alle “disneyland del libro” con budget da capogiro”.

Ma come fa un editore indipendente e che ha nel suo dna la “messa in discussione delle narrazioni dominanti”, a far quadrare i conti, a sopravvivere, a pagare i suoi dipendenti? Calella fa due conti: “Tutta la filiera – promozione, distribuzione, libreria – incassa mediamente il 60% del prezzo di copertina dei nostri libri venduti, e noi con il rimanente 40% dobbiamo faticosamente pagare tutti i costi, che oltre alla stampa prevedono i diritti d’autore, di traduzione se il libro è in lingua straniera, di editing e correzione di bozze, di ufficio stampa, di spedizione, di gestione magazzino, oltre che dei fitti e costi generali”. Quindi, “anche per questo i canali alternativi sono necessari per sopravvivere”.

La campagna #ResistentiAlMacero non sconvolge, perciò, il fatturato di Alegre: “Il prezzo di 3 euro è possibile perché saltiamo tutti i costi imposti dalla filiera del mercato, ma è soprattutto un prezzo politico per rimettere in circolo libri che altrimenti – visti i costi di magazzino che paghiamo per numero di copie – saremmo costretti per ragioni di bilancio a mandare al macero. E noi al macero vogliamo resistere”. Di più: “Dove domina la legge del profitto, ci troviamo in ogni caso in un sistema dove esiste un conflitto. Il punto per noi è non limitarsi solo a subirlo, ma saper anche contrattaccare”.

*Fonte: http://www.ribalta.info/macero-no-libri-tornano-vivere/