Tempi moderni

«Al lavoro a 15 anni». Il governo abbassa l'obbligo scolastico

Approvato un emendamento in commissione Lavoro alla Camera con cui si equipara l'ultimo anno dell'obbligo con l'apprendistato. Insorgono le opposizioni, dal Pd alla Cgil. Gelmini difende la norma. I Cobas indicono lo sciopero generale per il 12 marzo

Il governo prosegue nella linea della disarticolazione e impoverimento del lavoro e del lavoro in formazione. In un'ottica classista va inserito anche l'emendamento approvato oggi in Commissione Lavoro alla Camera al Ddl sui lavori usuranti. La norma prevede che l'ultimo anno dell'obbligo scolastico, stabilito dalla legge a 16 anni, si potrà ottemperare anche con l'apprendistato. Si rende così legale l'avvio al lavoro a 15 anni equiparando impropriamente l'apprendimento scolastico, e la contestuale tutela dei minori, all'istradamento all'attività lavorativa. Un passo indietro di decenni.
Il progetto ha sollevato un vespaio di polemiche da parte di opposizioni e sindacati mentre il ministro Gelmini ha assicurato che «l'assolvimento dell'obbligo di istruzione attraverso un vero contratto di lavoro, retribuito secondo i contratti collettivi di lavoro, rappresenta una possibilità ulteriore di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica». «La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico», ha commentato invece Giuseppe Fioroni, responsabile Pd area Welfare ed ex titolare del dicastero di viale Trastevere. «Ci troviamo di fronte a un governo ignorante che incita all'ignoranza», ha osservato Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera mentre la Fgci invita il Capo dello Stato a «stoppare» la norma in questione. Durissima la Cgil che parla di «ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico». «Prevedere questo - ha dichiarato il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - significa mettere in discussione l'essenza stessa dell'obbligo scolastico che va assolto nei percorsi di istruzione e formazione e non attraverso l'apprendistato che nella maggior parte dei casi si traduce in un lavoro vero e proprio dove di apprendimento c'è ben poco». Contraria anche la Uil mentre molto più moderata la Cisl. «L'emendamento - ha dichiarato il segretario confederale Giorgio Santini - approvato in modo frettoloso e senza nessuna consultazione delle parti sociali, deve essere corretto prima dell'approvazione in Aula del Ddl Lavoro prevista per la prossima settimana». Per la Rete degli studenti l'emendamento Cazzola «traduce in legge la proposta di Sacconi di qualche settimana fa di mandare i giovani a raccogliere le arance al posto degli immigrati a Rosarno». Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi respinge le critiche definendole «ideologiche».«Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una piu« efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo».
A indire una mobilitazione diretta sono invece i Cobas che hanno proclamato lo sciopero generale della scuola il 12 marzo. «Non passa giorno - afferma il portavoce Piero Bernocchi - senza che l'attacco alla scuola pubblica e il suo progressivo immiserimento e smantellamento proseguano il loro distruttivo percorso, tracciato da un governo che, accelerando sulla scia di quanto fatto da Berlinguer, Moratti e Fioroni, vuole togliere ogni centralità alla istruzione pubblica, considerata una spesa improduttiva da ridurre brutalmente». «Proprio mentre le Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato si apprestano a dare il via libera alla micidiale riforma delle superiori, che cancellerebbe decine di migliaia di posti di lavoro di docenti ed Ata e taglierebbe materie e ore di insegnamento fondamentali, la Commissione Lavoro alla Camera ha introdotto nel Disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria uno sciagurato articolo che permetterebbe di considerare l'apprendistato come adempimento dell'obbligo scolastico e incentiverebbe clamorosamente l'uscita dalla scuola a 15 anni. «Ce ne è abbastanza - concludono i Cobas - per chiamare docenti ed ATA ad una lotta decisa e a tutto campo, sollecitando anche la mobilitazione degli studenti e di tutto il popolo della scuola pubblica».

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