Su La Controfigura di Luigi Lollini - Ippolita Luzzo da Cabaret Bisanzio*

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Cadrà una pioggia tremenda e definitiva a cancellare forse una volta per tutte le macchie fetide della vergogna di tutti voi pennivendoli politici prostituti europei e mediocri pacifisti”. Le poesie di Eduardo, come questa della raccolta Lealtad, forse mai data alle stampe, si offrono in uno spazio e in un tempo preciso.

Eduardo Rózsa-Flores viene ucciso a Santa Cruz, in Bolivia, nel 2009. A trenta anni è dirigente del partito socialista dell’Ungheria, e partecipa nel 1988 al IX Centenario dell’Università di Bologna dove si tiene un meeting di giovani. Qui lo incontra Alberto, studente dell’Alma Mater e voce narrante del libro, inesausto investigatore della sorte di Eduardo, suo amico, anche se con brevi incontri. Attraverso le indagini e la ricerca incessante di Alberto ricostruiamo tasselli di storia, di avvenimenti, cerchiamo di capire le ragioni di come sia stato possibile che Eduardo diventasse altro, se mai lo sia diventato e di come i fatti vengano manipolati e offesi. Distorti. Ripercorriamo il crollo del socialismo reale, la terribile guerra del Kosovo, un mondo bipolare, un mondo diviso prima in due blocchi e poi, uno dei due, frantumatosi all’interno del blocco socialista. Il controllo di un mondo distorto attraverso le guerre, le tante guerre, attraverso le bugie, le tante bugie, attraverso lo spaesamento e l’oblio. Dimenticare. Il controllo dell’oblio è uno dei strumenti più spietati di potere. Questo scrive Le Goff e questo ci ripete Luigi Lollini con una prosa chiara e asciutta, con un incalzare di fatti, con un continuo logorio interiore per decifrare fatti sempre confusi oppure costruiti. Verosimile ma falso. Inverosimile ma vero. Ogni verità sembra parte di una menzogna. Dal libro di Luigi Lollini La Controfigura.

Appunti: “Eduardo sapeva tenere la scena, era a proprio agio, si sentiva a casa... Finita l’assemblea mi presentai. Di lui mi restò nel portafoglio un biglietto da visita color argento. ... Sono convinto che la verità, forse un certo tipo di verità, sono prudente, sia una ripetizione. La ripetizione è un modo per capire, per aggiustare il tiro nel breve corso del tempo concesso. Forse sono io che capisco così, che ho bisogno sempre di una seconda volta. Non si ripete quello che fu, che era in passato, senza che ci sia uno scarto, una deviazione, la lieve incoerenza da cui nasce l’intero universo. Diventa vero quello che viene ripreso, che resta e ricresce diverso come l’erba di questo parco. È questa la mia religione? Riconoscere l’ombra del dopodomani, ritrovare nel presente i corpi, i gesti del passato e forse del futuro, il prolungarsi di un evento che ancora non c’era, il sigillo degli altri in noi, qualcosa che era possibile, che finalmente è diventato vero, o che lo sarà. “Si riprende, si compie qualcosa che c’era e non c’era, un’impronta, in te in me tra noi nella storia. Qualcosa che non era necessario, che non era un destino” ... La ferita di guerra ricalca, nasconde, consuma la ferita dell’infanzia.”

Ricopio parola per parola, trascrivo io, con occhi stanchi, con polpastrelli indolenziti, trascrivo la storia della controfigura, seguendo Alberto che vuole conoscere la verità.

Pubblicato a maggio 2018 per la collana Quinto tipo, collana diretta da Wu Ming 1, dalla casa editrice Alegre, il libro di Luigi Lollini giunge da me e mi coinvolge sulle storie amicali di destini incrociati. Su vicende in cui ci chiediamo con Alberto, con Eduardo, con Daniele “Tu chi sei? Voi chi siete?” dopo essere andati insieme sulla piazza degli Eroi. Riflettiamo sul cambio, sulla trasformazione politica dell’Europa tutta e del Nicaragua per non essere avvolti nell’oblio.

*Fonte: http://www.cabaretbisanzio.tk/2018/06/12/la-controfigura-di-luigi-lollini/