"In sei decidevano al posto di Raggi". J'accuse di Berdini ex assessore ribelle - Matteo Pucciarelli da La Repubblica*

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Quanti sindaci ha avuto la Capitale dopo l'elezione di Virginia Raggi? «Io ho visto assumere il ruolo vicario di sindaco da almeno altre sei persone», racconta Paolo Berdini. Così l'ex assessore della giunta a Cinque Stelle vuota il sacco. Scrivendo un libro su quella che lui chiama una avventura «infranta sugli scogli di opacità nella gestione del potere». Il volume in uscita il 15 febbraio si intitola Roma, polvere di stelle (edizioni Alegre).
Più che vendetta, nelle parole di Berdini si percepisce delusione. Perché secondo lui - urbanista con posizioni di sinistra, nemico dei costruttori-speculatori della Capitale - la sindaca ha più volte ceduto la sua sovranità rispetto a decisioni fondamentali per la città, che dovevano marcare la differenza con il passato. Raggi si è fatta scavalcare di volta in volta dal suo ex braccio destro Raffaele Marra e da Pieremilio Sammarco, legale con cui Raggi fece pratica da avvocato e che, prima di mettersi in proprio, aveva lavorato con Cesare Previti. «Le questioni più importanti, come la scelta di colui che deve salvare Roma dal fallimento - annota Berdini - non avvengono solo dentro Palazzo Senatorio, cioè nella casa della democrazia, ma anche dentro uno studio professionale privato». Gli altri che "scavalcano" la sindaca sono Beppe Grillo, la Casaleggio associati, Luigi Di Maio e Luca Lanzalone, l'avvocato arrivato da Genova per prendere in mano la questione del nuovo stadio della Roma. Di Lanzalone l'ex assessore scrive che «ha legami con quel mondo finanziario globalizzato insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano. Gli impegni presi davanti agli elettori sono stati stracciati utilizzando un grande esperto di banche». Berdini continua: «Il governo Cinque Stelle della Capitale ha ribaltato in pochi mesi le posizioni con cui si era presentato al voto [...] tutte le questioni fondamentali per la vita della città vengono prese al riparo da occhi indiscreti».
Il dietro le quinte della giunta Raggi si arricchisce di particolari. L'attività di Berdini - in carica da luglio 2016 a febbraio 2017 - fu commissariata dal Movimento Cinque stelle sin da subito: «Inizio ad aver chiaro che il capo della mia segreteria faceva da fonte informativa sulle mie attività». Un'altra volta fu chiesto a Berdini di accollare all'assessorato una consulenza da 80mila euro a un uomo vicino al Movimento. Aggiunge l'urbanista: «A settembre 2016 mi chiama Stefano Vignaroli [deputato del Movimento Cinque stelle, n.d.r.] per chiedermi un incontro su Massimina, quartiere della periferia ovest. Si presenta all' appuntamento insieme all'imprenditore proprietario dei terreni oggetto di uno dei progetti di urbanistica contrattata». Altra vicenda fin qui sconosciuta: «In una delle più umilianti giunte municipali cui ho partecipato, un giovanotto dello staff del sindaco, di cultura vicina allo zero, presentò tre paginette con le istruzioni per porre sotto esame - per poi applicare le sanzioni - dirigenti e personale tecnico e amministrativo. Fui l'unico a dichiarare che considerare il rapporto con il personale come una questione disciplinare era semplicistico e autolesionista».
Insomma, chi comanda davvero oggi Roma? Questa è l'analisi, amara, di Berdini: dietro al governo del Movimento Cinque stelle romano «c'è il mondo conservatore di cui è esponente Sammarco. Ci sono il Pd e la destra di Alemanno. Ci sono le grandi banche. Ci sono infine le grandi imprese multinazionali, come Suez-Gas de France. Un ircocervo inedito che rappresenta tutti i poteri. Meno - sostiene l'ex assessore - quelli della parte debole della società».

*Fonte: https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/02/10/news/l_accusa_dell_ex_...