Morte senza senso a Roma. Un pachistano e la sua città. Luca Pisapia (da il Fatto Quotidiano)

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La miccia è un omicidio in una delle mille frontiere architettoniche e culturali che segmentano le città contemporanee.
Una sera di fine estate del 2014 su un marciapiede di Tor Pignattara, periferia della capitale, rimane a terra Shahzad: migrante pakistano ammazzato a calci e pugni da un minorenne italiano. Da qui il racconto di Giuliano Santoro deflagra come un’onda d’urto nel tempo e nello spazio per indagare sul rapporto tra comunità e spazi urbani: dalla resistenza partigiana delle periferie romane agli odierni pogrom razzisti, dalle isterie securitarie all’ideologia del decoro, dalle antiche commistioni tra criminalità organizzata ed estrema destra fino a Mafia Capitale. Con una narrazione ibrida che tiene insieme l’indagine giornalistica e la saggistica, la cronaca e la storiografia, la forza centrifuga e centripeta del racconto restituisce una prosa fluida e accattivante. Partendo dai riferimenti della cultura pop romana, da cui il titolo “Al palo della morte” come luogo dell’incomunicabilità per eccellenza raccontato da Carlo Verdone, l’autore usa Roma come metonimia della città contemporanea (potremmo trovarci nelle banlieues di Parigi o nelle periferie di Stoccolma) per interrogarsi su conflitti e contraddizioni del vivere urbano, ed esplorarne la possibilità di una resistenza attiva.