Meccanoscritto, la letteratura al lavoro - Emiliano Sbaraglia da Rassegna sindacale

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Ogni libro ha una sua storia, un percorso intimo e di solito sconosciuto al lettore, che si ritrova tra le mani la conclusione di un viaggio cominciato molto tempo prima. Non fa eccezione Meccanoscritto, “romanzo di storie” costruito, è proprio il caso di dire, dal Collettivo MetalMente in collaborazione con Wu Ming 2 e il giovane e apprezzato studioso Ivan Brentari per le edizioni Alegre (pp. 350, € 16), frutto di un progetto nato nel 2014 con l’obiettivo di mescolare tre diverse suggestioni narrative. Ma questa storia inizia ancor prima, tra gli archivi di una cittadina italiana che è stata il simbolo dello sviluppo industriale del nostro paese.

È infatti il 2012 quando Ivan Brentari si immerge anima e corpo nei meandri dell’Archivio del lavoro di Sesto San Giovanni, la cosiddetta “Stalingrado d’Italia”. E durante le sue ricerche si trova di fronte alcune carte del tutto inedite, ben diverse dai soliti comunicati stampa o verbali di assemblee: si tratta invece di racconti scritti da metalmeccanici, per un concorso letterario indetto dalla Fiom di Milano nel lontano 1963, la maggior parte dei quali si rivelano un vissuto resoconto degli ultimi anni di lotte operaie, a partire dalle prime vittorie dei lavoratori dopo la Liberazione, la fine del Fascismo e del secondo conflitto mondiale. Racconti mai pubblicati, rimasti nella polvere per oltre mezzo secolo, all’epoca valutati da una giuria a dir poco di prestigio, composta da personalità del calibro di Umberto Eco, Franco Fortini, Giovanni Arpino e Luciano Bianciardi, vale a dire un bel pezzo della cutlura letteraria italiana di secondo Novecento.

Resosi conto di avere tra le mani qualcosa di raro e prezioso, Brentari inizia a ragionare su una nuova iniziativa prendendo spunto proprio da questo suo ritrovamento, pensando che di racconti del genere ce ne sia ancora bisogno: racconti scritti dagli operai di oggi, senza la consueta patina di retorica e affabulazione artificiale cui il processo di comunicazione contemporaneo, anche in ambito letterario, ci ha oramai assuefatti.

Da tale intuizione nasce così il collettivo MetalMente, sperimentale laboratorio narrativo coordinato da Wu Ming 2 tra il febbraio e l’ottobre del 2015, e realizzato insieme a un gruppo di lavoratori iscritti alla Fiom, autori dei cinque nuovi racconti. Ma, a differenza di quella del 1963, ora la scrittura diviene collettiva, composita e composta a più mani, per fare ancor più gruppo di fronte a un mondo, quello del lavoro di questo secolo, divenuto rappresentazione di frammentazioni e precarietà, anticamera di preoccupanti individualismi e pericolose solitudini.

Il risultato, lo si accennava, è un libro che interseca tre itinerari narrativi che si alternano tra loro, descrivendo il reale anche attraverso la potenza narrativa della fantasia, in cui le vicende e i protagonisti si legano gli uni agli altri, restituendo la sensazione di un unico e intenso cammino. Così alcuni dei racconti del 1963 incalzano quelli collettivi datati 2015 e le dodici infrastorie di entrambe le epoche, fondendo in un unico volume i documenti originali, i dialoghi dei protagonisti, i loro aneddoti e le testimonianze.

Ad aprire la serie di narrazioni, e non potrebbe essere altrimenti, il testo dello stesso Luciano Bianciardi, pubblicato originariamente su L’Unità, e da cui nacque l’idea del concorso. Riproposto per la prima volta anche in Meccanoscritto, ci restituisce in tutto il suo fascino l’incontro dello scrittore con lo storico segretario della FIOM milanese, Giuseppe Sacchi, morto lo scorso anno all’età di 99 anni, dal titolo Alle quattro in piazza del Duomo. «Tu devi scrivere un libro, un romanzo su questo sciopero...», dice Sacchi all’intimorito scrittore. «Ma io – risponde Bianciardi – ho scritto sui minatori perché li conosco fin da bambino. Il libro sugli operai deve farlo uno di voi».

Il resto è la storia di questo libro.