La mia intervista a Yamunin (Luigi Chiarella) su "Diario di zona". Di Mariano Tomatis

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Zona 603 – Piazzale Valdo Fusi, Torino. Un luogo dove le contraddizioni iniziano dall’incoerenza architettonica: un’accozzaglia di stili attraverso cui gli skaters scorrazzano incuranti, tra un graffito e lo sguardo severo delle facciate barocche, le vetrate della Camera di Commercio e le note jazz del locale di tendenza, uno spinello sul prato e le griglie di metallo che puzzano di pneumatici.

È qui che incontro Yamunin (Luigi Chiarella), autore di Diario di zona (Alegre 2015). Attore e scrittore, Luigi ha svolto per quattro anni la professione di letturista dei contatori dell’acqua, osservando la Torino “che sta in alto” dal punto di vista privilegiato dei suoi sotterranei.

Portando con sé un bloc notes, Luigi ha raccolto fitti appunti, poi trasformati in un diario poetico duro e spietato che non fa sconti: un libro “stuporoso” – in un’accezione della parola tutt’altro che rassicurante. Maestro nella tecnica dello spiazzamento, Yamunin mi ha svelato, durante la nostra conversazione, i retroscena dei suoi “prestigi” narrativi, la durezza dell’impiego di un letturista e lo strenuo impegno che ha speso alla ricerca di un Senso.

Scarica da qui l’intervista di quaranta minuti (39’40”) che gli ho fatto a Torino in piazzale Valdo Fusi:

Ecco i principali temi dell’intervista (in ordine di apparizione): Zona 603 – Piazzale Valdo Fusi (Torino): primo teatro di contraddizioni / Diario di zona: una guida turistica del “quinto tipo”, scritta da un operaio letturista dell’acqua / Torino dietro le apparenze: l’anima di una città che non coincide con le narrazioni dominanti / Il fascino per l’insolito senza risvolti metafisici / Un libro sugli spettri e i “revenantes”: da Amleto a Marx / Lo stupore per le varianti nelle ricorrenze / L’epifania della targa di Silvio Pellico in via Barbaroux / Stupore che nasce da uno sguardo “Altro” / Osservare Torino dai suoi sotterranei capovolge il punto di vista / Una guida turistica o un romanzo o un diario personale? / Quando a scendere in un tombino è un poeta / Difficoltà e fatiche di un lavoro infame / L’indispensabile bloc notes / La ricerca di Senso al cuore del libro / Le sorprese della Torino sotterranea / Il monolito di Kubrick sotto il Monte dei Cappuccini / La volta in cui toccai un meteorite dallo spazio profondo / Un libro che sfida il Mercato: un anti-manuale motivazionale / Lo sprone di Wu Ming 1, la spinta di Roberta e la fiducia dell’editore Alegre / La dimensione dello sfruttamento, l’assurda regola delle otto ore: neppure il sesso si fa così a lungo / Retroingegneria dello Stupore: come da un presepe ti racconto la lotta No TAV / Il misterioso appunto rumeno “tüt doert” / Le innumerevoli varianti intorno alla stessa dinamica: citofono, accoglienza, rassicurazione, lettura del contatore / I momenti di spiazzamento come strategia testuale per rompere la monotonia / Due libri che contengono l’intero scibile umano / La guida Lonely Planet sconsiglia di visitare Tenderloin a San Francisco / Diario di zona come integrazione necessaria alle “Guide” ufficiali / La centralità delle storie piccole / L’idea di una serie TV in forma di mini-sketches / Vorrei che i lettori si chiedessero ogni mattina: “Che cosa sarò forzato a fare oggi?” La risposta è spesso velenosa, ma forse la si può trasformare in antidoto / La cantina di Bernhard Thomas e la ricerca di una “direzione opposta” / Vita ai margini e nelle periferie, al di là di ogni stereotipo / Una lettura da Diario di zona: il vecchio di strada Mongreno (p. 188).

*http://www.marianotomatis.it/blog.php?post=blog%2F20151009