Il futuro alle spalle. Per un nuovo mutualismo politico - Francesco Raparelli da Dinamopress*

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C’era bisogno dell’ultimo libro di Salvatore Cannavò, Mutualismo. Ritorno al futuro per la sinistra (edizioni Alegre). In primo luogo, per il gesto teorico-politico: nel dichiarare, senza incertezze, la fine del movimento operaio (e dunque delle sinistre che abbiamo conosciuto nel Novecento), Cannavò ne ripercorre le origini. Tornare alle origini, infatti, significa esplorare le storie “minori”, quelle allora sconfitte ma oggi dense d’attualità; trovare – inaspettatamente e nella crisi più drammatica della politica antagonista – il futuro alle spalle. Proprio oggi che le parole sindacato e partito puzzano di morto, segnata com’è la loro storia recente di tradimenti, corruzione, burocrazia e inadeguatezza, vale la pena ripercorrere la genesi composita, frastagliata e per nulla omogenea dei due fenomeni: in Italia e in Europa, in Russia e negli Stati Uniti.

È attraverso il gesto prima nominato che Cannavò ricostruisce nel dettaglio le alternative radicali che hanno caratterizzato gli albori del movimento operaio, nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi vent’anni del Novecento. Servendosi spesso delle preziose indicazioni di Pino Ferraris (condensate nel volume dal titolo Ieri e domani), Cannavò presenta il passaggio dalle società di mutuo soccorso alla solidarietà operaia, dalle leghe di resistenza ai partiti socialisti. La storia italiana, da questo punto di vista, è enormemente affascinante: l’esperienza del Partito operaio e, a seguire, la nascita delle Camere del lavoro (1892), delineano una singolare traiettoria, alternativa a quella tedesca della socialdemocrazia, assai prossima a quella belga e, ovviamente, a quella francese (dove la prima Bourse du travail nasce a Parigi nel 1882). Si tratta di modelli organizzativi fortemente impiantati sull’autonomia (rispetto allo Stato) del movimento operaio, sulla co-articolazione di mutualismo e resistenza, sul «fare da sé». Se la socialdemocrazia tedesca, a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento, impone un vero e proprio processo di statizzazione della classe operaia, delle sue istanze e dei suoi istituti, sono diversi e fondamentali – soprattutto per il nostro tempo – gli esperimenti che radicano il politico nel conflitto sociale, nelle forme di autorganizzazione, nella cooperazione produttiva alternativa, nella solidarietà di classe. Dalla Francia all’Italia, dagli Stati Uniti alla Spagna. Fenomeni che saranno marginalizzati dalla Grande Guerra, tra il sostegno socialista al disastro bellico e la verticalizzazione delle organizzazioni sindacali: sul modello tedesco, appunto. E che, in forme inedite, saranno riabilitati dalla rottura dei Soviet del ’17, in Russia beninteso, ma anche in Italia e nella stessa Germania.

Fin qui, potenti, le genealogie alternative. Ma Cannavò compie il gesto genealogico per riflettere sul presente. Certo, il presente – senza raccontarsi balle – è quello della «precarietà permanente», della sotto-occupazione nel Platform Capitalism, della combinazione nefasta tra governance neoliberale e autoritarismo. È in questo tempo, però, che vanno animate, censite, federate le esperienze di nuovo mutualismo, di «sindacalismo a insediamento multiplo», di autogestione. Ed è ciò che fa il volume, presentando una prima (e provvisoria) fotografia che tiene assieme un arcipelago ampio, dalle fabbriche recuperate ai teatri occupati. Proprio a partire da questi prototipi, indubbiamente lacunosi, secondo Cannavò è possibile costruire un «mutualismo conflittuale» che, fin dal primo momento, dichiari la sua ostilità nei confronti della torsione neoliberale di sindacati e cooperazione sociale (tra sussidiarietà e Big Society); di qui, poi, qualificare una «democrazia dell’autogoverno», policentrica e reticolare, che combatta senza posa il capitalismo postdemocratico.

Libro necessario, oltre che ben scritto ed efficace, Mutualismo di Cannavò è uno strumento utile per fronteggiare la tempesta in corso, soprattutto in Italia. Tre le brevi notazioni critiche, per una discussione a venire e da sviluppare, possibilmente, nella lotta. La prima: nonostante Cannavò insista a più riprese sulla natura conflittuale del mutualismo da lui censito e auspicato, rimane sullo sfondo il problema del sindacato; meglio, della sua reinvenzione a partire dalla «moltiplicazione del lavoro» e delle forme di sfruttamento. La seconda: il movimento dell’autogestione, in Italia ma non solo, seppur ancora decisivo sembra incapace di avviare processi di generalizzazione del conflitto, quando non fa della dimensione comunitaria una sorta di riparo in attesa che l’uragano passi. Di questa impasse, senza atteggiamenti consolatori, occorre discutere di più e meglio. Infine: fare da sé, costruire una «società nella società», conquistare l’autonomia dei fenomeni di mutualismo conflittuale significa, necessariamente, porsi il problema della forza e delle forme di lotta; ovvio, tema complicato, a maggior ragione nel «ciclo reazionario» che stiamo subendo, ma non per questo secondario.

*Fonte: https://www.dinamopress.it/news/futuro-alle-spalle-un-mutualismo-politico/